Autore: administr

Nanni Licitra

Tamara Marino, originaria di Ragusa, e Simon Troger, nato a Schlanders (BZ), costituiscono un sodalizio artistico che esplora le intersezioni tra materia, concetto e contesto. Entrambi operano tra Vittoria (RG) e altre località internazionali, sviluppando un linguaggio che coniuga sperimentazione tecnica e riflessione critica sulla contemporaneità.

La formazione di Tamara Marino si radica nella Scultura, conseguita presso le Accademie di Belle Arti di Catania e Carrara, sotto la guida di maestri quali Martina Corgnati, Aron Demetz e Gianni Dessì. La sua ricerca si è ulteriormente ampliata attraverso esperienze presso la Royal Academy of Art dell’Aia e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, con un approccio che abbraccia tanto la dimensione artistica quanto quella pedagogica.

Simon Troger, maestro nella lavorazione del marmo e delle pietre dure, ha completato la sua formazione accademica in Conservazione e Restauro dei materiali lapidei e in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Il suo operato si distingue per l’attenzione ossessiva al dettaglio e per una poetica che indaga il rapporto dialettico tra utopia e distopia, uomo e ambiente, idea e materia.

Entrambi gli artisti hanno collaborato con istituzioni di rilievo, tra cui la Fondazione Fiumara d’Arte, diretta da Antonio Presti, per la realizzazione di opere monumentali nel contesto urbano di Catania. Hanno inoltre condiviso un progetto legato all’Università di Suzhou Art & Design Technology Institute, che ha contribuito a consolidare la loro proiezione internazionale.

Nel 2023, Marino e Troger hanno concepito e realizzato l’opera site-specific L’ingegnere di Babele per la Fondazione Gesualdo Bufalino di Comiso (RG), un intervento che ha sintetizzato la loro visione artistica in un dialogo simbolico con la tradizione e l’innovazione. Nello stesso anno, Tamara Marino ha ricoperto il ruolo di docente di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, mentre nel 2024 entrambi gli artisti hanno intrapreso una collaborazione con la Farm Cultural Park di Favara (AG), un centro nevralgico per l’arte contemporanea in Sicilia.

La loro pratica attuale si concentra sulla trasformazione di Villa Mangione, un antico palmento situato nel Sud-Est siciliano, in un avamposto culturale dedicato a residenze d’artista, performance sperimentali, proiezioni di cinema d’avanguardia e concerti di improvvisazione sonora. Questo progetto, ancora in divenire, si propone come un crocevia per la riflessione e la produzione artistica multidisciplinare, inscrivendosi in un panorama internazionale di ricerca e sperimentazione.

L’opera di Tamara Marino e Simon Troger si colloca dunque in un ambito di ricerca che combina un’attenzione raffinata per il dettaglio materiale con una visione critica e colta delle dinamiche culturali contemporanee, rendendoli protagonisti di un dialogo fecondo tra locale e globale, tradizione e avanguardia.

Tamara Marino, originally from Ragusa, and Simon Troger, born in Schlanders (BZ), form an artistic partnership that explores the intersections between matter, concept, and context. Both operate between Vittoria (RG) and other international locations, developing a language that blends technical experimentation with critical reflection on contemporary issues.

Tamara Marino’s education is rooted in Sculpture, which she studied at the Academies of Fine Arts in Catania and Carrara, under the guidance of masters such as Martina Corgnati, Aron Demetz, and Gianni Dessì. Her research has further expanded through experiences at the Royal Academy of Art in The Hague and the Academy of Fine Arts in Florence, adopting an approach that embraces both artistic and pedagogical dimensions.

Simon Troger, a master in marble and hard stone processing, completed his academic training in Conservation and Restoration of stone materials and Sculpture at the Academy of Fine Arts in Carrara. His work stands out for its obsessive attention to detail and for a poetic exploration of the dialectical relationship between utopia and dystopia, man and environment, idea and matter.

Both artists have collaborated with prominent institutions, including the Fiumara d’Arte Foundation, led by Antonio Presti, to create monumental works within the urban context of Catania. They also shared a project with the Suzhou Art & Design Technology Institute, which helped to solidify their international presence.

In 2023, Marino and Troger conceived and realized the site-specific work L’ingegnere di Babele for the Gesualdo Bufalino Foundation in Comiso (RG), an intervention that encapsulated their artistic vision in a symbolic dialogue with tradition and innovation. In the same year, Tamara Marino took on the role of Sculpture professor at the Academy of Fine Arts in Macerata, while in 2024, both artists began collaborating with the Farm Cultural Park in Favara (AG), a key center for contemporary art in Sicily.

Their current practice focuses on transforming Villa Mangione, an ancient wine press in Southeast Sicily, into a cultural outpost dedicated to artist residencies, experimental performances, avant-garde cinema screenings, and sound improvisation concerts. This ongoing project aims to serve as a crossroads for reflection and multidisciplinary artistic production, positioning itself within an international landscape of research and experimentation.

The work of Tamara Marino and Simon Troger thus lies within a research framework that combines a refined attention to material detail with a critical and cultured vision of contemporary cultural dynamics, making them key figures in a fruitful dialogue between the local and the global, tradition and avant-garde.

ROSSO

Rosso

Il video “Rosso” è un’opera carica di simbolismo e intensità visiva, che utilizza il colore rosso non solo come elemento estetico ma come linguaggio narrativo e concettuale. Al centro della scena, gambe femminili su fondo monocromo incarnano una femminilità sospesa tra attrazione e ambiguità, con un focus visivo sul pube, accentuato da tacchi a spillo e da un gesto performativo carico di violenza estetica: l’esplosione di scintille.
Questa epifania visiva richiama la tragedia della Triangle Waist Company del 1911, trasformando il ricordo storico in una riflessione sulla condizione femminile, tra passato e presente. Il corpo diventa luogo simbolico di conflitto e resistenza, rappresentando sia la violenza subita che la forza della resilienza.
“Rosso” è quindi un’opera che intreccia eros, dolore e memoria, proponendo un’estetica della resistenza femminile. Invita lo spettatore a un coinvolgimento attivo, oltre la superficie, per confrontarsi con la storia e con il ruolo dell’arte nella costruzione della memoria collettiva.

The video Rosso is a work rich in symbolism and visual intensity, using the color red not merely as an aesthetic element but as a narrative and conceptual language. At the center of the scene, female legs against a monochrome backdrop embody a femininity suspended between allure and ambiguity, with visual focus on the pubic area, emphasized by high heels and a performative gesture of striking aesthetic violence: a burst of sparks.
This visual epiphany recalls the 1911 Triangle Waist Company tragedy, transforming historical memory into a reflection on the condition of women, both past and present. The female body becomes a symbolic battleground—representing both endured violence and the power of resilience.
Rosso thus becomes a work that weaves together eros, pain, and memory, proposing an aesthetic of female resistance. It calls on the viewer to engage actively, to look beyond the surface, and to confront both history and the role of art in shaping collective memory.

Video performance
Duration: 2’34”
(Co-producer: Simon Troger)
Installation
Wood, fabric, sparkler sticks
26 x 21 x 4 cm
2023

FALLOUT

Fallout è un’installazione immersiva e multimediale che indaga il rapporto tra materia, tecnologia e crisi ecologica. Al centro dell’opera vi è una scultura generativa, modellata dalla proiezione video, che ribalta il tradizionale rapporto tra immagine e forma. In tre sequenze video, delle gazze ladre vengono lentamente ricoperte da terra bianca, simbolo di una sterilità funebre che cancella l’organico sotto l’apparenza della purezza.
L’opera si configura come un corpo stratificato, dove video, scultura, disegno e documentazione convivono in un sistema visivo e concettuale. Il bianco diventa segno di cancellazione, le gazze simboli di un’intelligenza naturale condannata all’oblio. L’intero dispositivo genera un funerale silenzioso della natura, evocando il tempo dell’Antropocene e l’estetica del disastro.
Un documentario introduttivo e materiali di processo ampliano la riflessione, offrendo allo spettatore coordinate critiche e narrative. Fallout non propone una narrazione lineare, ma un’esperienza percettiva e poetica che intreccia testimonianza e immaginazione, spingendo a una riflessione radicale su ecologia, memoria e responsabilità collettiva.

Fallout is an immersive, multimedia installation that explores the relationship between matter, technology, and ecological crisis. At the heart of the work is a generative sculptural form, shaped by video projection, which overturns the traditional hierarchy between image and form. In three video sequences, magpies are slowly covered by a layer of white earth – symbolizing a funereal sterility that erases organic life under the guise of purity.
The work unfolds as a layered body, where video, sculpture, drawing, and documentation coexist in a visual and conceptual system. White becomes a sign of erasure, and the magpies – symbols of natural intelligence and survival – embody a world condemned to oblivion. The installation stages a silent funeral for nature, invoking the era of the Anthropocene and an aesthetic of disaster.
An introductory documentary and process-based materials extend the scope of the work, offering viewers critical and narrative coordinates. Fallout does not follow a linear narrative, but instead generates a perceptual and poetic experience that merges testimony and imagination, prompting deep reflection on ecology, memory, and collective responsibility.

“Fallout” Documentary – 5’40” (audio in English, Italian subtitles)
Generative Projective Sculpture – environmental dimensions
Light Installation – red LED beam
Graphic Panels – drawings on drafting lm and cadastral maps
2024

EMEREC

Secondo Jean Cloutier, l’essenza dell’uomo completo risiede nella sua duplice natura di émetteur e récepteur, in cui egli si manifesta simultaneamente come emittente e ricevente. Tale simbiosi, essenziale alla pienezzacomunicativa, lo definisce nella sua totalità. Tuttavia, quale esito si profila quando l’uomo, pur essendo Emerec – teoricamente completo e paragonabile a quello dell’epoca della comunicazione interpersonale – persegue un miraggio fallace? Questo miraggio consiste nell’illusione di generare unflusso coerente di input e output, che però viene inevitabilmente frainteso, interpretato e decodificato attraverso codici soggettivi, distanti dalle intenzioni originarie. In questo contesto, l’apparente completezza dell’uomo Emerec si rivela fragile, poiché l’interazione tra emissione e ricezione, lunge
dal realizzare una sinergia armoniosa, si frammenta in un caleidoscopio di percezioni individuali.

According to Jean Cloutier, the essence of the complete human lies in their dual nature as émetteur and récepteur – as both transmitter and receiver -where the individual simultaneously embodies the roles of sender and recipient. This symbiosis, essential to the fullness
of communication, defines the human in their totality. However, what outcome emerges when the individual, though theoretically complete as Emerec – a being reminiscent of the era of interpersonal communication – pursues a deceptive mirage? This mirage consists of the illusion of producing a coherent flow of input and output, which is inevitably misunderstood, interpreted, and decoded through subjecti-
ve codes that deviate from the original intent. In this context, the apparent completeness of the Emerec figure is revealed as fragile. The
interaction between transmission and reception, far from achieving a harmonious synergy, fragments into a kaleidoscope of individual perceptions.

Site-Specific: Video Installation
(Co-producer: Simon Troger)
Monitor, glass, hammer, LED screen
1’48”
2023
Opening

28

12

Ore

19

>>info

Lo Magno artecontemporanea is part of

Samantha Torrisi

ESSENTIAL

Samantha Torrisi asce a Catania nel 1977.

Attualmente vive alle pendici del vulcano Etna, luogo eletto dall’artista per ricreare le atmosfere di paesaggi ed esperienze vissute lavorando immersa nella natura.

 

La ricerca pittorica di Samantha Torrisi nasce dall’interesse per i nuovi media e dal dialogo tra video, fotografia e pittura. Nei lavori più recenti indaga la relazione tra natura e intervento umano, temi ambientali e dinamiche del contemporaneo, costruendo narrazioni visive rarefatte in cui i luoghi diventano spazi emotivi e quasi onirici.

Formata alla Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Catania, ha collaborato con diversi progetti multidisciplinari tra grafica, architettura, video ed editoria. Nel 2003 realizza la prima personale “Crossings” e, negli anni, espone in numerose gallerie e istituzioni italiane e internazionali. Tra le personali recenti: Dalle parti di me (2017), Dell’infinito il nulla (2019), il libro d’artista Utopia del silenzio (2021), Se ogni giorno fossi lieve (2022), il progetto bipersonale After the human colonialism (2023) e Aura, prima personale a Madrid (2025).

Ha partecipato a progetti internazionali come Etna Eternal Flame con Monira Foundation e Fondazione Orestiadi, entrando nel 2024 nella collezione permanente del Museo delle Trame Mediterranee. È stata finalista di premi quali Basilio Cascella e Arteam Cup, vincitrice del Premio Speciale Save the Planet (EneganArt, Firenze) e del Premio editoriale Espoarte (2025). Ha esposto, tra gli altri, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Atene e Parigi, Museo Riso, Palazzo Bellomo, The Project Gallery di Atene, Museo dei Profughi di Salonicco, Palazzo Ciampoli, Espace Art et Liberté di Parigi e Museo Tornielli.

Dal 2024 è nella collezione della Pinacoteca del Museo Naturalistico Minà Palumbo e dal 2025 nella Pinacoteca Civica dell’Ente Mostra di Pittura di Marsala. Fa parte dell’Archivio SACS del Museo Riso.

Critici e testate come Artribune, La Repubblica, La Lettura, Le Quotidien de l’Art, AD Italia, La Stampa e TGR Rai3 hanno scritto di lei. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.

ESSENTIAL

Samantha Torrisi born in Catania in 1977.

She currently lives on the slopes of the Etna Mount, a place chosen by the artist to recreate the atmospheres of landscapes and experiences lived working immersed in nature.

 

The pictorial research of Samantha Torrisi stems from an interest in new media and in the dialogue between video, photography, and painting. In her recent works, she explores the relationship between nature and human intervention, environmental issues, and contemporary dynamics, creating rarefied visual narratives in which places become emotional, almost dreamlike spaces.

Trained at the Painting School of the Academy of Fine Arts in Catania, she has collaborated on various multidisciplinary projects involving graphic design, architecture, video, and publishing. In 2003 she presented her first solo show, Crossings, and over the years she has exhibited in numerous galleries and institutions in Italy and abroad. Her recent solo exhibitions include Dalle parti di me (2017), Dell’infinito il nulla (2019), the artist’s book Utopia del silenzio (2021), Se ogni giorno fossi lieve (2022), the two-person project After the human colonialism (2023), and Aura, her first solo exhibition in Madrid (2025).

She has taken part in international projects such as Etna Eternal Flame, in collaboration with the Monira Foundation and the Orestiadi Foundation, joining the permanent collection of the Museum of Mediterranean Wefts in 2024. She has been a finalist for awards including the Basilio Cascella Prize and Arteam Cup, and winner of the Special Save the Planet Prize (EneganArt, Florence) and the Espoarte Editorial Prize (2025). Her work has been exhibited at institutions including the Italian Cultural Institutes of Athens and Paris, Museo Riso, Palazzo Bellomo, The Project Gallery in Athens, the Museum of Refugees in Thessaloniki, Palazzo Ciampoli, Espace Art et Liberté in Paris, and Museo Tornielli.

Since 2024 her work has been part of the collection of the Minà Palumbo Naturalistic Museum’s Art Gallery and, since 2025, of the Civic Art Gallery of the City of Marsala. She is included in the SACS Archive at Museo Riso.

Her work has been featured in numerous publications and media outlets, including Artribune, La Repubblica, La Lettura, Le Quotidien de l’Art, AD Italia, La Stampa, and TGR Rai3. Her artworks are held in various public and private collections.

Painting as Place, 2025

TOGETHER

 

2025 Painting as Place, la pittura come luogo nel tempo, Roma Arte in Nuvola, stand Lo Magno artecontemporanea

2024 Niente da vedere, a cura di Valeria D’Amico e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea_Scicli

2023: After The Human Colonialism, a cura di Valeria D’Amico e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea_Modica

2022: 30×30 Group Exhibition, Lo Magno artecontemporanea festeggia i 30 anni di attività, a cura di Giuseppe Lo Magno e Valeria D’Amico.

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Giuseppe Vella, testo critico di Ivan Quaroni, organizzata dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, collabora Lo Magno artecontemporanea, Palazzo Ciampoli di Taormina.

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Tonino Cannata, testo critico di Paolo Nifosì, organizzata da Fondazione Teatro Garibaldi, diretto da Tonino Cannatacollabora Lo Magno artecontemporanea, Ex Convento del Carmine Modica (RG)

Etna Fragments

2024

olio su tela /oil on canvas

trittico, 35x25_cad

Annunciazione
2023
Olio su tela
120×100 cm

COLLEZIONE PRIVATA

Galleria Regionale di Palazzo Bellomo,
Museo Interdisciplinare di Siracusa
Messaggi. Antonello contemporanei
7 dicembre 2023 – 31 marzo 2024

Poesia

2024

olio su tela

cm 80×70

Woodland, 2022, oil on canvas, 60×50 cm

After The Human Colonialism

Lo Magno artecontemporanea

30/12/2023

29/02/2024

Luci nel buio 16 dicembre 2023

Palazzo Strozzi, Firenze

Premio Speciale SAVE THE PLANET

EneganArt

Finché non scomparve la paura, 2023, olio su tela, 50×60 cm
Collezione Enegan lucegas

Giovanni Iudice

GIOVANNI IUDICE | ESSENTIAL

 

Nasce a Gela nel 1970, dove vive e lavora.

La sua è una pittura mossa da un’emozionalità ambigua, sempre in bilico tra piacere e sofferenza, tra bellezza e orrore, tra particolare e universale. È un artista figurativo che affronta spesso tematiche sociali senza mai cadere nei tranelli del vojeurismo fine a sé stesso e della retorica. Propone un linguaggio dove disegno e pittura si alternano sulla superficie della tela. Opere in cui

la rappresentazione dell’esistente viene tradotta in una scala di valori intimi e al contempo universali. Mappa con ostinata fedeltà fatti e luoghi nel tentativo di evocare qualcosa che va oltre la semplice illustrazione del soggetto. Le sue composizioni, costruite grazie all’accostamento di differenti fotogrammi, propongono punti di vista diversi che nel loro insieme definiscono una prospettiva improbabile e illusoria, e mostrano uno spazio spesso scomodamente saturo. Le intenzioni di Iudice sono tanto astratte al punto di divenire linguaggio di puro sentimento, dove il racconto diviene più enigmatico e la pittura rimane crisalide di un’emozione, mai svelata pienamente, ma capace di evocare valori umani che accendono la poesia.

I suoi mari, la sua terra, le sue esigenze di esportazione concettuale si fanno adesso più essenziali e si declinano in opere dove ritorna la sonorità di un disegno figurativo, realista. “La realtà, come si sa, è anche una ragione astratta, poetica”- spiega l’artista- “inseguo le mie idee, mi sono occupato molto del sociale, nei cicli di lavoro degli ultimi 30 anni il comune denominatore è stato l’esistenza, la questione della vita vissuta soprattutto nel mio territorio, la Sicilia”

Emanuele Giuffrida

GIUFFRIDA EMANUELE | ESSENTIAL

 

Nasce a Gela nel 1982. Vive e lavora a Palermo.

Dopo gli studi tecnici consegue il diploma di maturità presso il Liceo artistico D. Almeyda di Palermo e la laurea in Pittura presso l’Accademia delle Belle Arti. Nel frattempo segue con interesse, come proprio percorso formativo, l’opera di artisti come Velazquez, Manet e l’800 francese, e ancora Lopez Garcia, Hopper, Lorca di Corcia sino alle correnti più attuali come la scuola di Lipsia. Esplora realtà prosaiche, fatte di luoghi spogli e disadorni come sale da biliardo abbandonate, bagni pubblici, interni di pompe funebri, corsie d’ospedale o spazi d’attraversamento rischiarati dalla fredda luce di lampade al neon. In questa sorta di disagio esistenziale, che forse allude alla transitorietà della condizione umana, compaiono solo rare, solitarie figure.

Il nuovo progetto “Albums” trae spunto da vecchie fotografie di famiglia ritrovate nel 2010 – racconta l’artista – giacevano all’interno di uno zainetto di tela della Sisley che trovai durante un trasloco dovuto alla scomparsa di mio nonno materno. Custodite gelosamente negli anni, ho contemplato queste immagini studiandole periodicamente e metabolizzandone l’estetica intrinseca correlata al deterioramento delle stesse ed elaborandone i possibili sviluppi pittorici.

Con Lo Magno artecontemporanea partecipa allla 44° edizione di Arte Fiera Bologna 2020, con “White Sheet” a cura da Rischa Paterlini e Giuseppe Lo Magno

Rossana Taormina

ROSSANA TAORMINA | ESSENTIAL

 

Rossana Taormina nasce nel 1972 a Partanna, un piccolo paese della Valle del Belice, qui, nel paesaggio devastato dal terremoto del 1968, trascorre la sua infanzia.

In quegli anni il fermento artistico e culturale della vicina Gibellina segnerà profondamente la sua formazione. Dopo la maturità classica si trasferisce a Roma per lavoro. Rientrata a

Palermo consegue un secondo diploma di maturità e, infine, si diploma presso l’Accademia di Belle Arti.

Nel suo lavoro Rossana Taormina indaga lo spazio e la memoria attraverso la rielaborazione delle tracce mnestiche dell’object trouvé. Immagini piene di memoria e tempo, rovinate, sulle quali l’artista ricama costellazioni di nylon, seta o cotone, creando nuovi spazi e riportando alla vita volti, luoghi e tempi di cui oggi non rimane alcuna traccia.

Un po’ come nell’ultimo dei Quattro Quartetti di T.E. Eliot, “Little Giding” << Ciò che diciamo principio spesso è la fine, e finire è cominciare. La fine è là onde partiamo >>, le opere di Rossana partono proprio dalla fine, si intrecciano con la circolarità eterna delle stagioni, della vita e della morte. Oggi vive e lavora a Palermo

Così come la natura si riappropria dei luoghi devastati dall’azione dell’uomo – ci racconta Rossana- allo stesso modo la memoria e il ricordo fioriscono sulla caducità della vita e sulla fragilità della materia.

La visione si allarga sempre di più, la materia si intreccia ed i fili scorrono intessendo storie e connessioni oltre questa dimensione. Ogni oggetto sembra aver recuperato un luogo in cui potersi esprimere. Per l’artista la libertà di sperimentazione e l’unicità del momento creativo risultano formule essenziali che, in questo nuovo ciclo si manifestano in una ricerca di materiali e tecniche insistente, ossessiva, probabilmente derivante dall’ abitudine, della gente della Valle del Belice, nel riporre estrema cura e custodire ogni singolo reperto, rimasto in vita dopo il terremoto.

Partecipa alla 45° edizione di Arte Fiera Bologna con un solo show “Tempo Incolume” stand Lo Magno artecontemporanea 2022

William Marc Zanghi

WILLIAM MARC ZANGHI | ESSENTIAL

 

L’artista nato a Wikita (Kansas) nel 1972, ma palermitano da sempre, esprime se stesso con uno stile unico e riconoscibile.

Studia Pittura presso l’accademia di Belle Arti di Palermo dove ne consegue la Laurea.

Di lui parlano le sue opere: Figure esili che popolano paesaggi onirici stravolti da quel colore eversivo, che rende tutto più artificioso: chimico. Infatti nelle sue opere l’uso di colori industriali sostituisce la classica pittura a olio o ad acrilico. L’artista adopera unicamente vernici. Tecnica che conferisce alle sue opere quella caratteristica patina lucente di cui si avvantaggia anche la figurazione, resa decisamente adamantina, pura.
Sono le stesse colature di colori a dare origine a fiumi, paludi e acquitrini che costellano le “visioni” dell’artista. Tracce del suo passaggio si trovano sia in Italia che all’estero, luoghi pubblici e musei, con mostre personali, collettive e fiere di settore. Segnaliamo la partecipazione alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte, Padiglione Italia sezione Accademie, a cura di Vittorio Sgarbi – Biennale di Venezia. Oggi vive e lavora a Palermo

L’artista parla di un “cortocircuito di immagini su un territorio” quest’estetica che è la principale risorsa dell’artista, si destruttura adesso nel ciclo MAP. Perimetri e cristallizzazioni ci riportano alle formazioni terrestri. Un’esplorazione che totalmente si distacca dalle logiche della pittura figurativa.

Piero Guccione

APPUNTO PER IL GIARDINO SULLA MACCHINA NERA

1971

 

Pastello su carta gallina

30 x 30 cm

 

 

“La morte è la cosa più lontana, la più estranea e assente nella visione di un cielo stellato, così come i sentimenti d’angoscia e di paura. Solo stupore, e uno sconfinato senso di meraviglia, di commozione per tanto e sublime ordine, oltre alla gratitudine profonda verso la vita che ci offre questo alto e silenzioso spettacolo”.

Piero Guccione (2008)

 

Negli anni ‘60, Guccione lavora al fianco di Attardi, Aymonino, Guerreschi, Ferroni e altri. Nei lavori nati da queste influenze dominano le visioni quotidiane, i balconi, giardini, finestre, muri. Con la naturalezza della copia dal vero, con la divisione netta di piani, pennellate decise e compatte a richiamare quella plasticità che spesso alcuni critici hanno letto come appartenente al mondo dell’arte Pop.

“La città proponeva i temi metropolitani con carattere già di alienazione; io ho in qualche modo partecipato a questo (…) Mi colpì molto come fenomeno, ma in realtà non c’è mai un richiamo tecnico a tale stile nelle mie creazioni: no ai colori sfacciati, per esempio”. ‘Sul far della luna’ (1968-69): le nuvole gonfie si specchiano sul muso di un aereo, in una visione dal taglio alla Dottori; in ‘La siepe sulla macchina nera’ (1966-67), quest’ultima riflette il verde delle foglie. Un mescolarsi di ombre e di scenari, dove l’ingombrante civiltà industriale si fa largo. Appunto per il giardino sulla macchina nera, opera a pastello che abbiamo la fortuna di poter trattenere con i nostri occhi si inserisce in questo periodo artistico.

Dal 1979, anno in cui Guccione torna in Sicilia, unico è il tema rappresentato nelle sue opere, sempre e comunque realizzate ad olio o pastello su carta: La natura

Maurizio Calvesi 2008 | Intervista a Piero Guccione

 

“A Guccione interessa l’assoluto, senza dubbio alcuno. L’assoluto immanente della natura, il celeste contagiato di terra, mai totalmente puro, che va scattivato, come dicevano una volta gli scalpellini, per liberare la pietra preziosa dalle inevitabili impurità umane”

Vittorio Sgarbi | Piero Guccione Opere 1963 – 2008

 

 

 

Ultima lettera da Gesualdo Bufalino all’Amico Piero Guccione

5 maggio 1995

 

Caro Piero,

la cautela a cui mi obbliga la mia odierna condizione di convalescente non mi permette di essere al tuo fianco stasera. Mi sentirei tuttavia un disertore se non partecipassi in qualche modo alla presentazione del volume che ti riguarda. Lo faccio con questa lettera, svolgendo per iscritto le due o tre idee che avrei voluto esprimere a voce su te e la tua arte. Poco ho da dire sul libro: non ho avuto ancora l’occasione di vederlo ma, con la sicumera che è propria della mia età, posso giurare ch’è opera degnissima. Marco Goldin, il curatore, è una delle identità emergenti della critica d’arte contemporanea; editrice è l’Electa, cioè una garanzia riguardo alla perfezione della stampa e alla qualità delle immagini. Le tue opere, infine, che in gran parte conosco, sono il prezioso cuore del libro e commuovono da sole. Qui potrei chiudere ma la circostanza mi sollecita a ripensare il tuo cammino creativo e a rimeditare, alla buona, talune possibili ipotesi sul senso stesso dell’arte e della tua, in particolare. Prendo le mosse dal punto più lontano possibile, dai primi documenti di pittura rupestre che ci sono stati serbati in forme di graffiti nel buio delle grotte di Altamira e Lascaux. Il cavernicolo che li incise scelse, come si sa, per soggetto privilegiato gli animali con cui aveva maggior commercio, domestici o selvatici, oggetti di paura o di minaccia: bisonti all’assalto o in fuga, cavalli, orsi, selvaggine varie… Ora io mi chiedo: l’autore si proponeva di raffigurare un vissuto o una fantasia? Obbediva alla memoria o alla speranza? In altre parole voleva celebrare un successo di cacciatore o immaginava una preda futura, esorcizzandone l’evento? Nel primo caso si avrebbe l’inizio del realismo, nel secondo dell’arte magica e visionaria. Come vedi, sin dalle origini si affrontano nello spirito umano la vista e la visione: la vista, che significa la coscienza della realtà e la sua traduzione in termini riconoscibili; la visione, che proietta sullo schermo della mente barlumi e schegge di sogni. Da quelle remote premesse si può dire discendano le due schiere in cui si son divisi gli artisti nel corso dei secoli; da un lato i servitori del vero e del trompe-l’oeil; dall’altro i veggenti d’una menzogna che si maschera da verità ma è forse una verità più sottile. Pensa, fra i primi, ai fiamminghi, a certe loro nature morte di minuziosa mimetica aderenza; e confrontale con le bottiglie di Morandi, con le forchette di Soutine. Le une più simili ad assemblee di fantasmi che a recipienti reali; le altre autentici artigli di belve che si sfidano all’orlo del piatto, senza che nessuno abbia il coraggio di usarle per avvolgervi due spaghetti… Scrive Van Gogh in una lettera al fratello Théo: «Da un anno non faccio che correre appresso alla natura e tuttavia mi lascio ancora andare a dipingere stelle troppo grandi». Ciò vuol dire che in lui la vista non sapeva più fare a meno della visione; e che oggi nessun pittore sarebbe fiero se un uccello venisse a beccare l’uva nei suoi quadri, scambiandola per vera, come si dice accadesse al greco Zeusi, qualche millennio fa. Vista e visione, dunque, nemiche e alleate insieme sulla tavolozza di ciascun pittore. Ma una terza parola mi viene alle labbra e sei tu, Piero, a suggerirmela. È la parola “visibilio”, e cioè l’estasi dello sguardo, dell’occhio che s’innamora del creato come può essersene innamorata la pupilla di Dio il settimo giorno dopo il Fiat oppure all’indomani del diluvio, quando la colomba si levò a volo e vide la terra riemergere vergine e grondante dai flutti. Visibilio è parola curiosa. Pensa che l’etimologia ne deriva da un passo del Credo: visibilium omnium et invisibilium: di tutte le cose visibili ed invisibili. Un aggettivo plurale, dunque, che è divenuto un sostantivo singolare ed ha assunto, accanto al significato primitivo di quantità, abbondanza di cose visibili, il senso di stupore gioioso davanti a uno spettacolo di bellezza. Come nella locuzione: andare in visibilio. Ebbene, caro Piero, il segreto della tua pittura a me pare stia qui: nell’aver trovato il punto di fusione armoniosa fra vista, visione e visibilio; nell’aver scoperto la giuntura fra quelle due parallele, apparentemente incomunicabili, che sono la verità e l’incantesimo. Questo mi pare il senso della tua arte, che unisce insieme la pietà per un mondo offeso dall’uomo e una sete insaziabile d’innocenza. Qui anche si ritrova la risposta alla domanda che l’altrieri mi hanno rivolto dei ragazzi che lavoravano a un documentario sulla tua arte: «Perché il pittore è tornato a vivere nella solitudine della provincia dopo i successi romani?». Ho risposto che qui a Scicli e nella campagna di Quartarella e nelle spiagge vicine tu potevi, assai meglio che nello squallore delle periferie urbane, cogliere insieme la realtà e il suo doppio, il suo miraggio invisibile; e quindi coniugare disperazione e fiducia, lo schianto dell’albero ucciso, l’immondizia delle plastiche sulla sabbia e insieme il miracolo di un idillio, d’una redenzione ancora possibile. In questo senso la tua pittura, che sembrava lontana di ogni impegno ideologico, recupera un intenso contenuto morale e sfiora la passione. Ripenso, guardando certe tue cose, a un verso di Dante dove si traduce musicalmente il sentimento d’ineffabile dei tuoi cieli, delle tue marine: «Dolce color d’oriental zaffiro…».È un verso del Purgatorio e purgatoriale mi sembra in effetti la tua pittura, sospesa fra peccato e riscatto, rimorso e malinconia. È un silenzio che si fa luce. Come qui a Scicli, alla fine d’ogni agosto, quando nell’ultima notte di plenilunio salgo a San Matteo con una piccola brigata di amici a guardare dall’alto il pulviscolo di lumi nella valle e a salutare l’estate che se ne va. È un paesaggio, e un sentimento che somiglia a te, alla tua casa, alla tua pittura. Sembra in essi di poter cogliere il segreto dell’arte, quell’indicibile valore aggiunto che scava un abisso fra due proposizioni uguali: quella del meteorologo che annunzia in TV una notte serena e quella di Leopardi che per dire la stessa cosa pronunzia sillabe immortali: «Dolce, chiara è la notte e senza vento». Trasforma cioè la notizia in musica, l’informazione in visibilio. Torno così alla parola di prima e alla tua pittura. Della quale altri parlerà con competenza di storico e sensibilità di critico. Io sono solo un guardone. Il che non m’impedisce di affermare, e concludo, che a me tu sembri il maggiore fra i pittori italiani contemporanei. In una contingenza che vede contrapporsi tumultuosamente i paladini dell’eversione e i tutori dell’ordine, tu vivi con estremo pudore la tua condizione di orgogliosa solitudine. E mentre affermi la tua fede nella trascrivibilità del reale, vi introduci una vibrazione di mistero, una esitazione e sospensione del tempo, quanto basta a insinuare il tremito del sacro dentro gl’ingranaggi inflessibili della ragione. Null’altro avrei da aggiungere se non avessi scoperto fra le mie carte un vecchio biglietto d’auguri per il tuo cinquantesimo compleanno, scritto dieci anni fa per il Giornale di Scicli. La data è quella del 5 maggio 1995. Ciò vuol dire che in questi giorni ricorre il tuo sessantesimo compleanno e che, guardandoci indietro, possiamo misurare quanto fecondo sia stato il decennio trascorso. Ti auguro un bilancio altrettanto operoso per il traguardo dei settant’ anni, nel 2005. Prevedo che cause di forza maggiore mi tratterranno altrove, quel giorno. Ma sin da ora, a futura memoria, valgano questi fogli come augurio e rinnovato abbraccio di ringraziamento a te per la tua opera e la tua vita.

 

Gesualdo Bufalino

 

ESSENTIAL

 

Piero Guccione nasce il 5 maggio 1935 a Scicli (RG). Terzo figlio di una famiglia piccolo borghese, il padre era sarto e la madre casalinga. Frequenta per un anno il Liceo Artistico di Comiso e poi si trasferisce all’Istituto d’Arte di Catania, dove si diploma nel 1954.

Nell’ottobre del 1954, in seguito alla morte improvvisa del padre durante l’estate, Guccione decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Roma, che frequenta per un solo mese. Viveva in una pensione a San Francesco a Ripa, mantenendosi con il sussidio di 500 lire che riceveva da una scuola pubblica di manifesti pubblicitari. Nei primi due anni della sua permanenza a Roma, Guccione non dipinse quasi mai. Lavora come grafico in uno studio, dove ha modo di sperimentare nuove forme espressive come manifesti pubblicitari, caricature per giornali, design di mobili.

Il 23 aprile 1960 Guccione tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Elmo di Roma, presentata dal critico d’arte Duilio Morosini. Nell’aprile del 1965 Guccione tiene la sua terza mostra personale, presentata da Dario Micacchi e Renato Guttuso, che lo definiscono “il pittore più apparso a Roma dopo Turcato (e Mafai)”. Il 1966 segna la prima partecipazione di Guccione alla Biennale di Venezia, dove viene invitato altre cinque volte: nel 1972, 1978, 1982, 1988 e 2011. Nel 1966 diventa anche assistente di Renato Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma e, successivamente, titolare di cattedra fino al 1969. Nel giugno 1971 la città di Ferrara gli dedica una prima antologica a Palazzo dei Diamanti che ospita nuovamente le opere di Piero nel 2022 (la mostra è in corso). Ha partecipato alla X e XII edizione della Quadriennale di Roma (1972 e 1992). Nel 1979 torna a vivere nella campagna siciliana (Contrada Quartarella), tra Scicli e Modica dove trascorrerà il resto della sua vita. Insieme al pittore e caro amico Franco Sarnari, ha fondato il gruppo di artisti Il Gruppo di Scicli. Nel 1984, dieci anni dopo il loro primo incontro a Palermo, Leonardo Sciascia presenta due mostre di Guccione: i disegni di Diario Parigino alla Galleria Bambaia (Busto Arsizio, Milano) e una serie di pastelli raffiguranti il paesaggio siciliano alla Galleria La Palette di Palermo, dove sono state esposte le opere di Guccione insieme alle fotografie di Giuseppe Leone. Il padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 1988 rende omaggio a Guccione con una sala personale. Nello stesso anno Guccione è finalista insieme a Burri, Schifano e Perez al premio Artista dell’anno a Napoli, promosso da 120 critici d’arte italiani. Nel 1989 si tiene la seconda antologica di Guccione alla Galleria d’Arte Moderna del Comune di Conegliano (Treviso) curata da Marco Goldin. Nel 1980 Guccione espone alla Odyssia Gallery di New York City, presentata in catalogo dallo scrittore italiano Alberto Moravia. Presenta le sue opere nelle principali fiere d’arte internazionali: alla Foire Internationale d’Art Contemporain (FIAC) di Parigi nel 1979, ad Art Basel nel 1984, all’Armory Show (fiera d’arte) di New York City nel 1988, e al C.LA.E. a Chicago nel 1990 n 1999, insieme al direttore d’orchestra Riccardo Muti e alla neurologa Rita Levi-Montalcini, Guccione ha ricevuto il Premio Speciale per la Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Italia). Nello stesso anno riceve ad Aliano (Matera) il Premio Carlo Levi. Nel 2008 Vittorio Sgarbi cura un’antologica dell’autore a Palazzo Reale di Milano e nello stesso anno Maurizio Calvesi presenta la mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.

Guccione apparteneva a quella cerchia di grandi conoscitori di arte e letteratura che diresse il pensiero filosofico negli anni ’80: Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino

Nel 2011 Nunzio Massimo Nifosì scrive e dirige il docu-film “Verso l’Infinito”. Il regista racconta in modo efficace e poetico la figura dell’amato pittore Piero Guccione.

Muore nel 2018 a Scicli nella casa che condivideva con la compagna, la pittrice Sonia Alvarez.

 

 

 

TOGETHER

 

2005: “Per Piero”, personale di Piero Guccione, Movimento culturale Vitaliano Brancati con la collaborazione di Lo Magno artecontemporanea, Sala Carpentieri – Scicli (RG)

 

2005: “Il Gruppo di Scicli a Donnafugata”, collettiva di 11 artisti dedicata agli esponenti della Scuola di Scicli, testo critico di Paolo Nifosì, partner tecnico Lo Magno artecontemporanea, Castello di Donnafugata – Ragusa

Artisti in mostra: Giovanni La Cognata, Piero Guccione, Piero Zuccaro, Rosatrio Antoci, Salvatore Paolino, Sandro Bracchitta, Sonia Alvarez, Carmelo Candiano, Giovanni Iudice, Franco Polizzi, Franco Sarnari.

 

2009: “Undici d’après” personale di Piero Guccione, curata dal critico d’arte Paolo Nifosì, Lo Magno artecontemporanea – Modica (RG)

Undici d’après raccoglie pastelli, disegni e dipinti che percorrono l’arte nel tempo e nello spazio secondo un gioco di “imprevedibili associazioni fra cose e provenienze disparate. Michelangelo, Masaccio, Caravaggio, Giorgione ma anche Le Nain, Chardin, Friedrich: una passione creativa che evoca tratti e figure della storia dell’arte reinterpretandoli attraverso un impulso profondo.

“Sovente, per semplice convenzione, alla base del foglio continuo a scrivere “Studio da”, ma in effetti lo studio c’entra ben poco, mentre giocano un ruolo fondamentale la spinta emotiva e il dato passionale che alcune immagini mi suscitano e che un’interpretazione immediata potrebbe assimilare a degli “omaggi” senza, però, voler indicare una scelta motivata nei confronti di un artista per un progetto particolare a lui rivolto”

Piero Guccione

 

2009: “Un luogo dell’arte”, collettiva a cura di Paolo Nifosì, organizzata da Lo Magno artecontemporanea in collaborazione con la Fondazione Grimaldi di Modica, Sala del Granaio (traversa di Via Grimaldi) – Modica (RG).

Esporranno gli artisti Sonia Alvarez, Carmelo Candiano, Giuseppe Colombo, Piero Guccione, Salvatore Paolino, Franco Polizzi e Franco Sarnari. La mostra è un omaggio a un gruppo di artisti che ha deciso di fermarsi in terra iblea a raccontare il territorio, divenuto oggi appunto “Un luogo dell’arte”.

 

2012: “Il Silenzio delle Nuvole”, la galleria festeggia 20 anni di attività con una mostra-evento
Quaranta circa gli artisti presenti, due vernissage – uno in primavera con gli artisti “storici” e l’altro in autunno con i “giovani” a cura di Antonio D’Amico, Lo Magno artecontemporanea – Modica (RG)

Artisti in mostra: Sonia Alvarez, Rosario Antoci, Giuseppe Atanasio Elia, Francesco Balsamo, Salvo Barone, Sandro Bracchitta, Carmelo Candiano, Giuseppe Colombo, Piero Guccione, Alessandro Finocchiaro, Giovanni Iudice, Giovanni La Cognata, Luca Macauda, Salvatore Paolino, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi, Franco Sarnari, Piero Zuccaro

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Umberto Agnello,Maria Buemi, Giovanni Blanco, Daniele Cascone, Andrea Cerruto, Giuseppe Diara, Fulvio Di Piazza, Emanuele Giuffrida, Carlo e Fabio Ingrassia, Filippo La Vaccara, Andrea e Marco Mangione, Gianni Mania, Davide Nido, Cetty Privitera, Floriana Rampanti, Giovanni Viola e William Marc Zanghi.

 

2013: “Piccola Onda”, personale dell’Artista curata da Paolo Nifosì, Giuseppe Pitrolo e Giuseppe Lo Magno, in collaborazione con Laboratorio (produzioni cinematografiche), Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

Evento omaggio a Piero Guccione. Il titolo dell’evento nasce dall’idea di raccontare parte dell’universo artistico del maestro siciliano attraverso fotografie, opere pittoriche, frammenti di film, parole. La serata fu articolata in tre segmenti: una mostra fotografica, una conversazione letteraria e la presentazione di una nuova opera grafica del maestro Guccione, realizzata in serie limitata. La mostra fotografica presenta ventidue preziosi scatti realizzati da Gianni Mania sul set del film-documentario “Piero Guccione” di Nunzio Massimo Nifosì. A seguire, i critici d’arte Paolo Nifosì e Giuseppe Pitrolo propongono suggestioni e riflessioni in margine alla lettura del libro “Le cose impalpabili – conversazione con Piero Guccione” di Antonio Motta. Infine, la presentazione della nuova opera grafica dell’artista dal titolo “Piccola Onda”, realizzata in sessanta esemplari.

 

2016 : “The Light of Sicily”, testi critici di Paolo Nifosì, organizzata da Lo Magno artecontemporanea e la Francis Maere Fine Arts Gallery con la collaborazione di Giovanni Giannì e Giovanna Zacco, Francis Maere Fine Arts Gallery, al primo piano dell’Hotel Falligan – Gand (Belgio).

Artisti in mostra: Giuseppe Colombo, Giovanni Iudice, Piero Guccione, Giovanni La Cognata, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi e Piero Zuccaro.

Gand ha offerto un’importante vetrina internazionale per l’arte siciliana e un’occasione di incontro e di confronto per veicolare l’immagine migliore della nostra terra nel cuore dell’Europa.

2016 : “The Light of Sicily”, a cura di Giuseppe Lo Magno, testi critici di Thomas Deprez, Lo Magno artecontemporanea – Modica (RG)

Artisti in mostra: Giuseppe Colombo, Giovanni Iudice, Piero Guccione, Giovanni La Cognata, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi e Piero Zuccaro.

“I loro dipinti sono documenti della vita in Sicilia. Parlano del sole; dei colori che esso corrode e delle vibrazioni luminose che irradia. Parlano delle ore del giorno e dei giorni dell’anno. Parlano di un territorio, dove il caldo intenso dell’estate offusca le linee di confine tra tra la realtà e il sogno. […] Ognuno di loro è vittima del richiamo del mare. Con le sue sconfinate variazioni di colore e il suo perpetuo spettacolo di luce, esso è il soggetto artistico fondamentale”

Thomas Deprez

 

2019: “Piero Guccione: Un Silenzio che fa luce”, omaggio all’artista, con la cura di Paolo Nifosì e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

La mostra comprende, come scrive il critico d’Arte Paolo Nifosì sul catalogo:

“Le Attese di partire (fine anni sessanta e inizi degli anni settanta), una serie di litografie in cui le geometrie degli interni di un aeroporto organizzano e strutturano una luce metafisica, i riflessi sulla Volkswagen, del 1973, in una cartella di quattro acqueforti, in cui il riferimento è sia Roma che Scicli; acqueforti molto elaborate di fitte trame, con un lavoro di bulino da orafo, in cui gli inchiostri di una grafica antica hanno un che di corposo e di denso per raccontare la civiltà urbana, quella raccontata qualche anno prima anche nei giardini e nelle siepi, e quella siciliana nel racconto del Paese rosso di Scicli in cui sono compresenti i simboli della chiesa Madre e il tabellone elettorale della falce e martello nella collina di San Matteo, e la scoperta del cielo, delle nuvole in un notturno in cui appare la pallida traccia della luna (forse l’unica immagine in cui Guccione ha reso la luna di notte); le interpretazioni litografiche sul Baltico di Friedrich in una cartella del 1981, gli ibischi degli anni settanta, il miniaturistico e tesissimo Cuore freddo del mare, fatta per il Metropolitan di New York, la Pietà di San Pietro resa con un sicuro e immediato segno in un campo rosso-arancio”

 

2021: “Showcase Exhibition/2” virtual group exhibition con un tributo a Piero Guccione, curata da Aldo Premoli e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

Balsamo Francesco, Bracchitta Sandro, Bramante Davide, Capolupo Anna, Cerruto Andrea, Colombo Giuseppe, Giuffrida Emanuele, Guccione Piero, La Vaccara Filippo, Lauretta Francesco, Robustelli Giovanni, Schifano Cusimano Ignazio, Taormina Rossana

“Si può ancora fare arte dopo i disastri provocati dal maledetto virus?

La risposta è sì: dobbiamo, vogliamo essere ottimisti, prudenti, ma ottimisti… Per questo Lo Magno artecontemporanea ha deciso – caparbiamente – di presentare questa mostra nonostante il momento sia così particolare”

Aldo Premoli

 

2021-22: “Tra Rigore ed Incanto”, mostra itinerante omaggio a Piero Guccione curata da Giovanna Mori, Archivio Piero Guccione, con il contributo di Lo Magno artecontemporanea.

In occasione della X edizione del Premio Leonardo Sciascia Amateur d’Estampes, si offre al pubblico l’esposizione di Piero Guccione, artista che con Sciascia ha stabilito una profonda amicizia e intrattenuto una corrispondenza finora rimasta inedita. La mostra ospiterà quindici opere grafiche che abbracciano il periodo 1964-2007. mette in evidenza i temi prediletti dall’artista che, dai primi anni Sessanta cominciò a sperimentare la tecnica dell’acquaforte per poi cimentarsi con quella della litografia, sempre seguendo con meticolosità i diversi procedimenti tecnici. Riconosciuto e celebrato nella veste di pittore – innumerevoli i riconoscimenti in Italia ed all’estero -, seppe trattare i temi cari alla sua poetica attraverso gli strumenti della grafica con altrettanta passione e accuratezza. La mostra ha fatto tappa nei più importanti centri d’Italia.

 

Una piccola conclusione:

 

Palazzo dei Diamanti – Paola Guccione racconta il Padre Piero

Francesco Lauretta

SFERA PRIVATA

2022

 

Olio e oro su tela

30 x 30 cm

 

“Un quadrato. Il cielo plumbeo. Lo scorcio vertiginoso di una scalinata di una chiesa barocca. Differentemente dalle processioni religiose, sempre richieste, questa volta ho voluto esporre l’anestesia di una festa. Ma in una chiesa, a parte le feste religiose, i matrimoni, le celebrazioni delle sante messe, si svolgono anche i funerali, per esempio. Il quadrato mi ha fatto pensare al famoso quadrato nero – su fondo bianco. Mi sono anche ricordato del famoso saggio – Le porte regali di Florenskij-. Quindi alle icone, all’oro. Ho pensato molto a questo piccolo quadro, per diversi motivi. Intanto lo scorcio, che porta l’osservatore a guardare in alto, verso il cielo che si mostra come muro denso che nasconde l’invisibile, crea una diffusa vertigine. È la stessa che provo ogni volta che mi ci trovo davanti, quando non c’è nessuno intorno. In quella scalinata ho visto le foto in bianconero del matrimonio dei miei genitori, con tutti gli invitati in posa. In quella gradinata, superata e raggiunto il grande portone d’ingresso della chiesa, ho trascorso alcune notti, estive, dove ho anche dormito, quando mi era impossibile stare a casa perché mio padre, malato, di notte, urlava il suo dolore. Quel cielo, così rancoroso, murato, sembra così respingente: Nulla succede nei cieli, nell’invisibile finché il Nulla viene svelato. Dopo più di un secolo dal Quadrato nero su fondo bianco, la pittura non ha più nulla da svelare, dimostrare, nascondere. E se così fosse, e così è la pittura di oggi, la piega unica e possibile si versa, solo, su una condizione privata, intimista. La festa è finita, forse. La pittura piegata su sé stessa non ha più senso, e solo il racconto è possibile. Eppure, eppure ho voluto incidere quel cielo, irragionevolmente, macchiandolo con polvere d’oro. Cosa significa questa imbrattatura, sfregio, disagio? Il disagio, sinistro e visibilissimo, invece appare con la protesi di una costruzione recente sull’appena visibile facciata della chiesa, e dice come quel barocco, che tanto ha onorato la nostra terra, sia stato sfregiato da una modernità vorace, feroce, che trita tutto: compresi i riti.”

Francesco Lauretta

 

 

 

ESSENTIAL

 

Francesco Lauretta è un artista poliedrico, fine pensatore e autore di scritti filosofici, noto nell’ambiente artistico per la sua straordinaria capacità di interpretare il mondo attraverso la pittura, spesso non limitata alla bi-dimensione del quadro, bensì estesa allo spazio tridimensionale attraverso l’impiego di materiali eterogenei, di uso comune, che danno vita a installazioni multisensoriali.

Ciò che contraddistingue parte della sua produzione è la definizione attenta del dettaglio formale, la vivacità cromatica, i tagli spiazzanti con cui inquadra il soggetto, gli innesti di figure, cromie ed elementi che rendono enigmatica l’opera e molteplice la sua lettura. Se la gioia di vivere è caratteristica comune a tutti i suoi lavori, essa è veicolata, però, per contrasto attraverso la giustapposizione di “vita” e “morte”, generando una profonda, seppur calibrata, ambiguità.

I soggetti più frequenti sono folcloristici, popolari e raccontano le tradizioni locali soprattutto della sua Sicilia. Angeli che intonano un canto, processioni, feste di paese, funerali. Se pochi sono i ritratti, al contrario molti sono gli autoritratti in cui Lauretta assume altre vesti, come nella serie “Dottor Pasavento”. Nella sua produzione non mancano grandi tele che ritraggono contadini, paesaggi urbani, mercati rionali, pietanze tipiche siciliane, ritratti di gruppo, marine.

Lauretta realizza anche singolari sculture fatte di accumuli e revisioni di forme note, come la serie di vasi Pneuma (2018) a Reanimate scultura (1985-2017), qui disseminate tra il primo e il secondo piano del Museo.

 

 

TOGETHER

 

2016: “TIME OUT” collettiva di 5 artisti: Rosario Antoci, Davide Bramante, Andrea Cerruto, Gianni Di Rosa, Emanuele Giuffrida, Francesco Lauretta; Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

Il titolo allude al fatto che la mostra sarà inaugurata a pochi giorni dalla fine dell’anno, ma anche alla sospensione temporanea del gioco che si effettua in alcuni sport di squadra: una sosta, nello sport come nella vita, può tornare utile per riposizionare il nostro sguardo sul mondo, per leggere la realtà attraverso l’arte. Proprio il dialogo fecondo e creativo tra autori affermati e giovani emergenti, ma anche tra linguaggi diversi (pittura, scultura, fotografia) rappresentano alcuni dei principali motivi d’interesse della collettiva, che si snoda attraverso un interessante percorso espositivo.

 

2020: “Showcase Exhibition”, virtual group exhibition lomagnoartecontemporanea.it, curata da Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

La mostra intende esaltare il fermento artistico che si è creato a contatto con le circostanze determinate dalla pandemia da covid-19, una ribellione di colori e tratti che prende vita alle pareti della galleria Lo Magno artecontemporanea.

Il Tour virtuale sarà accompagnato dalle note della “Overture 1812” di Pëtr Il’ič Čajkovskij. La versione è stata registrata da casa con i propri smartphone durante il lockdown da alcuni componenti dell’orchestra Workshop Ibleo 2020, diretti dal maestro Luigi Mariani (Teresa Lombardo e Aurora Rizza, violini; Nadia Tidona, viola; Jasha Parisi, violoncello; Luciana Danieli, oboe; Chiara Scucces, flauto traverso; Pietro Giunta, flicorno soprano – editata e ottimizzata da Salvo Scucces).

Artisti in mostra: Melissa Carnemolla, Giovanni Blanco, Emanuele Giuffrida, Giuseppe Colombo, Francesco Balsamo, Vanni Cuoghi, Andrea Cerruto, Francesco Lauretta, Giovanni Iudice, Rossana Taormina, Domenico Grenci, Sandro Bracchitta, Massimiliano Fabbri, Ignazio Schifano

Emanuele Giuffrida

THE YELLOW ALBUM STUDY

2022

 

Olio e pastello su carta

30 x 30 cm

 

 

“Il progetto Albums trae spunto da vecchie fotografie di famiglia ritrovate nel 2010. Giacevano all’interno di uno zainetto di tela della Sisley che trovai durante un trasloco dovuto alla scomparsa di mio nonno materno. Custodite gelosamente negli anni, ho contemplato queste immagini studiandole periodicamente e metabolizzandone l’estetica intrinseca correlata al deterioramento delle stesse ed elaborandone i possibili sviluppi pittorici”

Emanuele Giuffrida

 

 

ESSENTIAL

 

Nasce a Gela nel 1982. Vive e lavora a Palermo.

Dopo gli studi tecnici consegue il diploma di maturità presso il Liceo artistico D. Almeyda di Palermo e la laurea in Pittura presso l’Accademia delle Belle Arti. Nel frattempo segue con interesse, come proprio percorso formativo, l’opera di artisti come Velazquez, Manet e l’800 francese, e ancora Lopez Garcia, Hopper, Lorca di Corcia sino alle correnti più attuali come la scuola di Lipsia. Esplora realtà prosaiche, fatte di luoghi spogli e disadorni come sale da biliardo abbandonate, bagni pubblici, interni di pompe funebri, corsie d’ospedale o spazi d’attraversamento rischiarati dalla fredda luce di lampade al neon. In questa sorta di disagio esistenziale, che forse allude alla transitorietà della condizione umana, compaiono solo rare, solitarie figure.

Nelle opere recenti, gli interni dipinti dall’artista si fanno più rastremati ed essenziali e allo stesso tempo più perturbanti.

Alle spalle Emanuele vanta svariate pubblicazioni ed esposizioni in tutta Europa, tra cui la collettiva che celebra il bicentenario dalla rivoluzione greca “WAAG We are all Greeks”, nel 2022, Museo Regionale di Arte Moderna e Contemporanea – Palazzo Riso, Palermo; Partecipa ad Arte Fiera Bologna con “The White Sheet” con la Galleria Lo Magno artecontemporanea di Modica. Nel 2019, riceve il riconoscimento “Menzione speciale della giuria” della fondazione VAF durante la premiazione per la nona edizione, MART Museo d’arte contemporanea di Rovereto (TN).

 

Da La pratica della pittura. Perizia e ricerca nella Sicilia Contemporanea

“Anche l’elemento ironico, evocato dai titoli delle sue opere, è una novità: Selfpotrait with Bed, ad esempio, mostra l’artista in una stanza vuota e intento a spostare un letto pieghevole con tanto di cuscino e coperte.Study for Glory Hole mostra un dobermann che fissa un buco nel muro, un beffardo riferimento al set da film porno”

Ivan Quaroni

TOGETHER

 

2006: “ORE 10:00 CALMA PIATTA”, bipersonale di Emanuele Giuffrida e Luca Macauda a cura di Giuseppe Lo Magno, con testo in catalogo di Maurizio Sciaccaluga e presentazione di Giovanni Iudice e Floriana Tondinelli.

“Il silenzio domina anche le tele di Emanuele Giuffrida, che ai ritratti preferisce paesaggi e interni, in cui l’unica presenza vivente è rappresentata da un pianta di cactus o da un piccione spiaccicato sull’asfalto. Le sue opere assomigliano a frame, inquadrature sempre interrotte, sempre tagliate duramente. Seppur apparentemente conosciuto, seppur assolutamente vicino alla quotidianità, l’universo dipinto da Giuffrida non si concede mai completamente, non si arrende alla curiosità, non cede. Come a dire: mi mostro, ma mai del tutto”

Maurizio Sciaccalunga

 

2007: “Milano Modica A/R”, collettiva a cura di Chiara Argenteri. Artisti in mostra: Rosario Antoci, Marina Giannobi, Emanuele Giuffrida, Roberta Savelli.

Un’andata ed un ritorno, una rapida occhiata su quell’idea e quel gusto comune del bello, che negli ultimi anni è preponderante rispetto alle strategie di mercato e delle lobby. Una toccata e fuga, una panoramica a volo d’uccello sul lavoro di quattro degni rappresentanti del nostro Bel paese.

 

2012: “Il Silenzio delle Nuvole”, la galleria festeggia 20 anni di attività con una mostra-evento
Quaranta circa gli artisti presenti, due vernissage – uno in primavera con gli artisti “storici” e l’altro in autunno con i “giovani” a cura di Antonio D’Amico, Lo Magno artecontemporanea – Modica (RG)

Artisti in mostra: Sonia Alvarez, Rosario Antoci, Giuseppe Atanasio Elia, Francesco Balsamo, Salvo Barone, Sandro Bracchitta, Carmelo Candiano, Giuseppe Colombo, Piero Guccione, Alessandro Finocchiaro, Giovanni Iudice, Giovanni La Cognata, Luca Macauda, Salvatore Paolino, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi, Franco Sarnari, Piero Zuccaro

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Umberto Agnello, Maria Buemi, Giovanni Blanco, Daniele Cascone, Andrea Cerruto, Giuseppe Diara, Fulvio Di Piazza, Emanuele Giuffrida, Carlo e Fabio Ingrassia, Filippo La Vaccara, Andrea e Marco Mangione, Gianni Mania, Davide Nido, Cetty Privitera, Floriana Rampanti, Giovanni Viola e William Marc Zanghi.

 

2016: “TIME OUT”, collettiva di 5 artisti: Rosario Antoci, Davide Bramante, Andrea Cerruto, Gianni Di Rosa, Emanuele Giuffrida, Francesco Lauretta; Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

Il titolo allude al fatto che la mostra sarà inaugurata a pochi giorni dalla fine dell’anno, ma anche alla sospensione temporanea del gioco che si effettua in alcuni sport di squadra: una sosta, nello sport come nella vita, può tornare utile per riposizionare il nostro sguardo sul mondo, per leggere la realtà attraverso l’arte. Proprio il dialogo fecondo e creativo tra autori affermati e giovani emergenti, ma anche tra linguaggi diversi (pittura, scultura, fotografia) rappresentano alcuni dei principali motivi d’interesse della collettiva, che si snoda attraverso un interessante percorso espositivo.

 

2018: “Out-side”, personale di Emanuele Giuffruida, cura di Rischa Paterlini e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea – Modica (RG)

“Abbiamo camminato lungo le vie e i gradini che portano alla Cattedrale di Caltagirone parlando di pittura, di ricerca e della sua voglia di costruire un proprio codice espressivo. Un codice che nasce nelle viscere della propria vita vissuta, senza bisogno di attingere ad immagini di riviste: gli bastano le fotografie scattate con i suoi occhi da bambino, in una cittadina di Provincia tra le più difficili dove, negli anni novanta, mentre Milano era da “bere”, Gela era da “morire” ed eri fortunato se non finivi a terra steso sotto un lenzuolo bianco. Io cercavo di capire sempre più quale fosse la nascita del suo voler essere pittore, la nascita di quelle urla di silenzio e di quei colori spenti, quasi retrò, che ritrovavo ripetutamente nei suoi lavori e lui mi disse “Sai Rischa, quando vivi a Gela e non vedi i colori, i colori poi non possono fare parte della tua vita”. Rimasi in silenzio e capii che quello che raccontava Emanuele non era solo una storia tra le tante, che ognuno di noi potrebbe raccontare, ma era una presa di coscienza della difficoltà di non riuscire ad assaporare le cose semplici e per lui straordinarie che raramente da piccolo gli erano capitate”

Rischa Paterlini

 

2020: Lo Magno artecontemporanea per la 44ma edizione di Arte Fiera Bologna 2020, stand C/25 padiglione 15, presenta “HIVE” di Andrea Cerruto e “White Sheet” di Emanuele Giuffrida progetti curati da Rischa Paterlini e Giuseppe Lo Magno

“Ricordo da bambino, che nei giornali e telegiornali locali della mia città, vedere immagini di sagome distese per terra coperte da un lenzuolo bianco era abbastanza frequente; quasi all’ordine del giorno. Persino attraverso il finestrino della fiat 500 di mio papà, la sera, di ritorno a casa, assistetti a una scena simile; e non solo una volta! Tant’è che a scuola elementare, illustrando un dettato della maestra sull’argomento mafia, disegnai due figure in moto col casco che sparavano ad un uomo già avvolto in un lenzuolo fluttuante”

Emanuele Giuffrida | The White Sheet

 

2020: “Showcase Exhibition”, virtual group exhibition lomagnoartecontemporanea.it, curata da Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

La mostra intende esaltare il fermento artistico che si è creato a contatto con le circostanze determinate dalla pandemia da covid-19, una ribellione di colori e tratti che prende vita alle pareti della galleria Lo Magno artecontemporanea.

Il Tour virtuale sarà accompagnato dalle note della “Overture 1812” di Pëtr Il’ič Čajkovskij. La versione è stata registrata da casa con i propri smartphone durante il lockdown da alcuni componenti dell’orchestra Workshop Ibleo 2020, diretti dal maestro Luigi Mariani (Teresa Lombardo e Aurora Rizza, violini; Nadia Tidona, viola; Jasha Parisi, violoncello; Luciana Danieli, oboe; Chiara Scucces, flauto traverso; Pietro Giunta, flicorno soprano – editata e ottimizzata da Salvo Scucces).

Artisti in mostra: Melissa Carnemolla, Giovanni Blanco, Emanuele Giuffrida, Giuseppe Colombo, Francesco Balsamo, Vanni Cuoghi, Andrea Cerruto, Francesco Lauretta, Giovanni Iudice, Rossana Taormina, Domenico Grenci, Sandro Bracchitta, Massimiliano Fabbri, Ignazio Schifano

 

2021:Playlist – Visioni trasversali sull’arte”, virtual exhibition Artefiera.it , ArteFiera Bologna

In vetrina: Balsamo Francesco, Giuffrida Emanuele e Taormina Rossana a cura di Giuseppe Lo Magno

In un clima di resilienza e rinascita, caratterizzato dall’avvento delle restrizioni anti-covid, grazie all’organizzazione di ArteFiera Bologna abbiamo avuto l’opportunità di trasformare la mancata partecipazione ad una delle più importanti fiere nazionali di settore, con una bellissima esperienza tutta digitale. “Playlist” visioni trasversali sull’arte, vetrina digitale a tutto tondo sull’arte che ci accolto tra le sue pagine dandoci la possibilità di dare voce ai nostri progetti ed al nostro territorio. Quello che è emerso è stato un bisogno assoluto di andare oltre, di uscirne presto e ad ogni costo.

 

2021: “Showcase Exhibition/2”, virtual group exhibition con un tributo a Piero Guccione, curata da Aldo Premoli e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

Balsamo Francesco, Bracchitta Sandro, Bramante Davide, Capolupo Anna, Cerruto Andrea, Colombo Giuseppe, Giuffrida Emanuele, Guccione Piero, La Vaccara Filippo, Lauretta Francesco, Robustelli Giovanni, Schifano Cusimano Ignazio, Taormina Rossana

“Si può ancora fare arte dopo i disastri provocati dal maledetto virus?

La risposta è sì: dobbiamo, vogliamo essere ottimisti, prudenti, ma ottimisti… Per questo Lo Magno artecontemporanea ha deciso – caparbiamente – di presentare questa mostra nonostante il momento sia così particolare”

Aldo Premoli

 

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Giuseppe Vella, testo critico di Ivan Quaroni, organizzata dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, collabora Lo Magno artecontemporanea, Palazzo Ciampoli di Taormina.

“Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti” cita il capolavoro letterario scritto da Gesualdo Bufalino e Nunzio Zago, pubblicato per la prima volta nel 1993. E’ proprio dall’idea di un’isola pluriforme di cui si legge nell’opera dello scrittore comisano che questa mostra si rifà: uno sguardo plurale, trasversale e intergenerazionale su una porzione del panorama contemporaneo dell’arte in Sicilia esplorando il linguaggio di dodici artisti di diversa anagrafe, formazione e poetica: Alessandro Bazan, Giovanni Blanco, Barbara Cammarata, Giuseppe Colombo, Emanuele Giuffrida, Giovanni Iudice, Giovanni La Cognata, Filippo La Vaccara, Franco Polizzi, Ignazio Schifano, Samantha Torrisi e William Marc Zanghi.

 

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Tonino Cannata, testo critico di Paolo Nifosì, organizzata da Fondazione Teatro Garibaldi, diretto da Tonino Cannata, collabora Lo Magno artecontemporanea, Ex Convento del Carmine Modica (RG)

Dopo la prima edizione presso il Palazzo Ciampoli di Taormina “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti” approda a Modica con il patrocinio del comune, l’organizzazione della fondazione Teatro Garibaldi e la cura tecnica di Lo Magno artecontemporanea.

 

Nel 2023 sarà parte del progetto presentato dalla galleria per la 46° edizione di Arte Fiera Bologna 3-5 febbraio – Pad. 25 Stand A105 – Ingresso fiera Nord, Piazza Costituzione