Categoria: Mostre

Painting as Place | Roma Arte in Nuvola 2025

Roma Arte in Nuvola 21-23/11/2025

PAINTING AS PLACE la pittura come luogo nel tempo.

PAINTING AS PLACE

La pittura come luogo nel tempo

 

Painting as Place unisce tre artisti di generazioni diverse – Piero Guccione , Giuseppe Colombo e Samantha Torrisi – accomunati dalle origini siciliane e da una profonda indagine sul paesaggio come spazio della memoria, della percezione e dell’identità.
Nella loro ricerca, la pittura diventa un modo di abitare il mondo: una riflessione sulla luce, sul tempo e sulla risonanza spirituale dei luoghi d’appartenenza.

Piero Guccione (Scicli 1935 – Modica 2018) figura centrale della pittura italiana del secondo Novecento, ha trasformato l’orizzonte mediterraneo in un paesaggio interiore – un campo metafisico di silenzio e di ordine luminoso. Nel novantesimo anniversario della nascita, la sua presenza all’interno del progetto apre un dialogo tra passato e presente, continuità e rinnovamento, un omaggio della galleria al grande Maestro in occasione del novantesimo anno dalla sua nascita, in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione, che, oltre alle mostre istituzionali curate durante quest’anno presenta il nuovo libro dedicato all’autore “Nato per la pittura” edito da Allemandi.

Giuseppe Colombo (Modica, 1971) attualmente vive e lavora a Modica (RG).
Pittore e disegnatore, si forma a Roma e Urbino per poi tornare nella sua città natale dove, di notevole importanza, è l’incontro col nucleo storico del Gruppo di Scicli e con il Maestro Piero Guccione, con il quale avvierà un profondo rapporto di stima e scambio artistico. Colombo interpreta il territorio come organismo vivo, dove natura, storia e visione personale si fondono in un equilibrio sottile tra forma e materia. Le opere in mostra appartengono alla sua più recente produzione, due delle quali provengono dal progetto Le città ideali, mostra personale dell’artista presso Casa Raffaello a Urbino. L’ultima esperienza internazionale è quella finlandese presso la galleria Duetto ad Helsinki dove espone le sue opere durante la manifestazione Helsinki Art Walk.

Samantha Torrisi (Catania, 1977) attualmente vive a Giarre e lavora a Milo entrambe località situate alle pendici dell’Etna.
L’artista indaga il paesaggio attraverso il disegno e la pittura come atti di osservazione e di appartenenza, tracciando geografie emotive che uniscono intimità e vastità. Segni di disturbo visivo e simbolico appartengono al suo codice espressivo che, con sottile poetica, ci impongono contemplazione.
Nel 2025 è vincitrice del Premio editoriale Espoarte – Arteam Cup,  Savona. ; espone al Museo Tornielli di Ameno (NO) per il progetto Cartografia Sensibile – Landina, frutto della residenza presso CARS Omegna (VB) ed è vincitrice del Premio Comitato PDA amore e colore a The Others Art Fair a Torino a cui partecipa con il progetto Inner Landscape curato da Artéria Gallery.

Le tre voci, insieme, testimoniano la vitalità della pittura come luogo — fisico e mentale — in cui il paesaggio continua a generare significato.

PAINTING AS PLACE

Painting as a Space Through Time

Painting as Place brings together three artists from different generations – Piero Guccione, Giuseppe Colombo, and Samantha Torrisi – united by their Sicilian origins and by a profound exploration of the landscape as a space of memory, perception, and identity.
In their practice, painting becomes a way of inhabiting the world: a reflection on light, time, and the spiritual resonance of the places to which we belong.

Piero Guccione (Scicli, 1935 – Modica, 2018), a central figure of Italian painting in the second half of the twentieth century, transformed the Mediterranean horizon into an inner landscape – a metaphysical field of silence and luminous order.
On the ninetieth anniversary of his birth, his presence within this project opens a dialogue between past and present, continuity and renewal – a tribute from the gallery to the great Master, in collaboration with the Piero Guccione Archive, which, alongside the institutional exhibitions curated throughout this year, is also presenting a new book dedicated to the artist, Nato per la pittura published by Allemandi.

Giuseppe Colombo (born in Modica, 1971) currently lives and works in Modica.
A painter and master of drawing, he trained in Urbino before returning to his hometown, where his encounter with the historical nucleus of the Gruppo di Scicli and with Master Piero Guccione proved to be of great significance, marking the beginning of a profound relationship of mutual respect and artistic exchange.The works presented here belong to his most recent production, including two pieces from the project Le città ideali – his solo exhibition at Casa Raffaello in Urbino. His latest international experience took place in Finland, at Galleria Duetto in Helsinki, where he participated in Helsinki Art Walk.

Samantha Torrisi (born in 1977) currently lives in Giarre and works in Milo, both located on the slopes of Mount Etna.
Her artistic research explores the landscape through drawing and painting as acts of observation and belonging, tracing emotional geographies that unite intimacy and vastness.
Elements of visual and symbolic disturbance are part of her expressive code, which, through a subtle poetics, invites a state of contemplative attention.
In 2025, she was awarded the Espoarte Editorial Prize at the Arteam Cup in Savona; she exhibited at the Museo Tornielli in Ameno (NO) for the project Cartografia Sensibile – Landina, the result of a residency at CARS Omegna (VB), and received the Comitato PDA Amore e Colore Prize at The Others Art Fair in Turin, where she presented Inner Landscape, curated by Artéria Gallery.

Together, these three voices testify to the vitality of painting as a place — both physical and mental — where the landscape continues to generate meaning.

Se dipingessi il mare come si dipinge il mare, se dipingessi il nero come si dipinge il nero

Finirei per dipingere un quadro, mentre io vorrei che questa immagine fosse una pura emozione. –

 

Piero Guccione

 

 

PIERO GUCCIONE (1935 – 2018)
Nel novantesimo anniversario della nascita

Il 5 maggio 1935 nasce a Scicli Piero Guccione, tra i protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento. La sua ricerca, fondata su disciplina, silenzio e contemplazione, è un costante dialogo con la luce, intesa come principio armonico e spirituale.

Definito “Maestro della luce”, Guccione ha trasformato il paesaggio siciliano — il mare, il cielo, la campagna — in spazi interiori dove la realtà si fa visione e pensiero.

Amico e interlocutore di alcuni dei maggiori intellettuali del suo tempo, tra cui Gesualdo Bufalino, Alberto Moravia,Leonardo Sciascia Giovanni Testori, ha condiviso con loro una profonda riflessione sul valore morale ed estetico dell’arte.

Nel novantesimo anniversario della nascita, la sua opera continua a offrire uno sguardo di limpida bellezza e di rigorosa spiritualità.

 

Archivio Piero Guccione

www. archiviopieroguccione.com

If I were to paint the sea as one paints the sea,
if I were to paint black as one paints black,
I would end up painting a picture,
whereas I wish this image to be pure emotion.


Piero Guccione

PIERO GUCCIONE (1935 – 2018)
On the 90th anniversary of his birth

Piero Guccione was born in Scicli on May 5, 1935, and stands among the leading figures of Italian painting in the second half of the twentieth century. His artistic pursuit—rooted in discipline, silence, and contemplation—was a constant dialogue with light, conceived as a harmonic and spiritual principle.

Celebrated as the “Master of Light,” Guccione transformed the Sicilian landscape—the sea, the sky, the countryside—into inner spaces where reality becomes vision and reflection.

A close friend and interlocutor of some of the major intellectuals of his time, including Gesualdo Bufalino, Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, and Giovanni Testori, he shared with them a profound meditation on the moral and aesthetic value of art.

On the ninetieth anniversary of his birth, his work continues to offer a vision of clear beauty and rigorous spirituality, bearing witness to the poetic strength of a painting capable of uniting reality and transcendence.

Archivio Piero Guccione

www. archiviopieroguccione.com

Piero Guccione, Paesaggio col grano, 20211, olio su tela e tecnica mista /oil and mixed media on canvas, cm 65x106
Samantha Torrisi, Altered Landscape 2, 2025, olio su tela/ oil on canvas, 150x120 cm
Giuseppe Colombo, Comiso, 2023, olio su tela /oil on canvas, cm 50x70

Emanuele Giuffrida | Nel silenzio della superficie

Emanuele Giuffrida Nel silenzio della superficie

curated by Domenico de Chirico

 

 

Fondazione Brodbeck, via Gramignani 93, Catania

Giovedi e venerdì 17.30-19.30

Thursdays and Fridays  5.30 pm – 7.30 pm

10/10/2025 – 12/12/2025

 

Partner:  Fondazione Oelle, Lo Magno artecontemporanea
Supported by
Installation view at Fondazione Oelle.

Thanks to Fondazione The Bank ETS for the loan of the work.

Nel fragore del silenzio della superficie
Riflessioni sulla pittura di Emanuele Giuffrida

Nella pittura dell’artista siciliano Emanuele Giuffrida (Gela, 1982 – vive e lavora a Palermo), c’è un momento in cui la memoria individuale più autentica si sovrappone alla complessa morfologia del reale: è in quell’eclissi —vulnerabile e albeggiante — che nasce l’opera. In quel frangente, la superficie del mondo — la più dura e apparentemente impenetrabile —talvolta costituita dal ruvido asfalto, talaltra da un candido lenzuolo, si trasforma in una soglia percettiva: al tempo stesso visiva, psicologica ed esistenziale. È qui che lo sguardo dell’artista si posa, per scorgere immagini e figure intessute di tensioni e ricorrenze. Non si tratta di semplici ricostruzioni di tracce di cronaca, ma di visioni autentiche — generate da un processo interiore, profondo e radicale — in cui la pareidolia diventa strumento rivelatore, cardine poetico della sua ricerca.

La pareidolia — quel fenomeno cognitivo che ci induce a riconoscere volti,f igure o forme familiari in oggetti ambigui o casuali — non è, per Giuffrida, una semplice curiosità visiva, ma una chiave alternativa e particolarmente stimolante per decodificare la realtà. Non si tratta di un gioco percettivo, madi un modo profondo di interpretare il mondo, in cui lo sguardo si trasforma in uno strumento capace di attribuire senso a tutto ciò che ci circonda. Secondo questo tipo di approccio, l’artista si avvicina a una concezione della percezione affine a quella del fenomenologo Maurice Merleau-Ponty, secondo cui vedere non significa soltanto registrare ciò che è presente, ma partecipare attivamente alla costruzione del mondo, attraverso un processo che coinvolge, in egual misura, corpo e coscienza. Così, ciò che emerge dalla tela non è semplicemente ciò che è stato osservato, ma ciò che è stato intuito, riconosciuto interiormente e poi lasciato libero di affiorare, fino a diventare un’immagine nitida.

Così, la pittura diviene una sorta di mappa interiore, dove l’informe e il brumoso si plasmano in visioni: costellazioni simboliche che non rimandano direttamente ai fatti, ma a ciò che quei fatti hanno lasciato impresso nella coscienza collettiva. Le figure che emergono — tra cui il lenzuolo, l’asfalto, i fori, i bossoli, i vetri rotti — non sono icone della cronaca, bensì tracce di un ricordo fluido: segni vaghi, fluttuanti, quasi archetipi. In questo senso, la memoria non è una semplice copia del passato, ma la sua rievocazione poetica: un corpo vivo che muta sotto la pressione del tempo che scorre solerte e dello sguardo, che si modella continuamente secondo la visione del mondo dell’artista.

Cresciuto nella città di Gela negli anni ’90, in un contesto segnato da presenze oscure, malaffari e silenzi imposti — un ambiente i cui codici estetici influenzano profondamente la sua tavolozza cromatica — Emanuele Giuffrida ha assorbito sin dall’infanzia immagini destinate a riaffiorare nella sua pittura molti anni dopo. Come egli stesso racconta, quello scenario è rimasto impresso: “Ricordo da bambino […] un uomo avvolto in un lenzuolo fluttuante”. Quella visione, sospesa tra trauma e immaginazione infantile, non si è mai dissolta: si è depositata in profondità, trasformandosi nel tempo in una grammatica visiva che oggi prende forma sulla tela.

Tuttavia, ciò che conferisce al lavoro di Giuffrida una radicale contemporaneità è il suo rifiuto dell’immagine piena, narrativa, illustrativa e particolarmente esaustiva. L’artista non si propone di mostrare la violenza, ma di interrogarla, trattenerla, sospenderla. Le sue opere non ambiscono a ricostruire un evento specifico, bensì a evocare una soglia percettiva e simbolica, uno spazio in cui l’invisibile può affiorare. In questa operazione di sottrazione — contraddistinta da un indubbio rigore formale e da un consapevole contenimento emotivo — Giuffrida si inserisce a pieno titolo in una riflessione più ampia sull’immagine come enigma, ricordando, attraverso le parole di Georges Didi-Huberman, che, nonostante tutto, «l’immagine ha spesso più memoria e più avvenire di colui che la guarda».

Nello specifico, il lenzuolo che avvolge un corpo — figura ricorrente nelle sue opere — non narra una morte, ma apre uno spazio immaginativo sospeso tra assenza e presenza, tra umano e chimerico. È in questa ambivalenza che risiede la forza simbolica della sua pittura: non nel descrivere fedelmente, ma nel suggerire sussurrando; non nel rivelare del tutto, ma nel costruire una distanza che, pur mantenendo una prossimità palpabile, crea un silenzio che invoglia a sostare.

Dunque, in un’epoca segnata dalla saturazione visiva e dal consumo vorace e rapido delle immagini, Giuffrida compie un gesto di resistenza: rallenta lo sguardo, restituendo all’immagine la sua sospensione, la sua opacità e il suo mistero.

Questa riflessione si estende fino a toccare il paesaggio, fatto di fuochi divampanti, sale da gioco, strade e scene del crimine, oltre che di oggetti della quotidianità — autovetture, tavoli e luci da biliardo, slot machine — presenze inusitate eppure familiari che, nella pittura di Giuffrida, si trasfigurano in simboli esanimi eppur carichi di senso. Le sue opere — pur radicate in un realismo nitido, a tratti quasi cinematografico — non si limitano a mostrare ciò che l’occhio vede, ma trasformano lo spazio del tempo vissuto,
quel tempo in cui, secondo Henri Bergson, passato, presente e futuro si intrecciano in un continuo divenire, in uno spazio esistenziale.

Luoghi apparentemente ordinari si caricano di una tensione metafisica: diventano inquieti, interrogativi, a tratti disturbanti, come se la semplice esistenza delle cose nascondesse una verità più profonda, a volte ancora più inquietante. Lo spettatore è così chiamato non solo a guardare, ma a fermarsi per riflettere e confrontarsi, vis-à-vis, con gli enigmi dell’esistenza quotidiana.

In questa realtà essenziale, lucida e priva di artifici si manifesta l’élan vital dell’opera: una forza silenziosa e illuminata che si traduce nella dignità del vivere, nel coraggio discreto di esistere nonostante tutto. È una pittura che, nella sua sobrietà, sprigiona una potente aura meditativa e spirituale, in cui la materia diventa veicolo di pensiero e il vuoto — quando presente — parla con la stessa intensità della forma. L’opera può nascere tanto da una riflessione sociale quanto da intuizioni e rimembranze intime e personali, ma ciò che davvero importa è che conservi un valore estetico preciso e forte, una struttura capace di sublimare il reale e trasformarlo in un’esperienza sentita e condivisa.

Il gesto pittorico, per Giuffrida, assume un valore quasi rituale. Predilige la pittura a olio per la sua capacità di restituire sfumature, profondità e lentezza.
Anche nel disegno — realizzato con campiture di grafite, spesso arricchite da gouache o altre tecniche a base d’acqua — la materia non è mai solo segno, ma pittura a tutti gli effetti. Le sue composizioni nascono da ampie stesure, dove la luce, la scena e l’atmosfera contano più del dettaglio. Quest’ultimo, quando presente, è subordinato al respiro complessivo dell’immagine e alla sua capacità di evocare odori, silenzi, sospensioni, attese, o addirittura uno spleen profondo.

Le opere, talvolta di grande formato, si configurano come veri e propri dispositivi immersivi: spazi pittorici capaci di catturare lo sguardo e condurre lo spettatore in medias res. Tra fughe prospettiche, piani inclinati e vuoti sospesi, ogni elemento concorre a costruire un’esperienza percettiva immersiva, in cui la pittura non è soltanto immagine da osservare, né semplice espediente, ma uno spazio da attraversare, da esperire, da vivere appieno. In questo luogo — al tempo stesso reale e simbolico — l’essere umano può riconoscere un riflesso di sé: fragile o sibillino, ma pur sempre custodito nel silenzio della superficie. È proprio in quella soglia sottile tra visibile e invisibile, tra contingenza e smarrimento, che la pittura enigmatica di Emanuele Giuffrida svela il suo potere più profondo: farci intuire senza mai rivelare tutto, richiamandoci a un rapporto sempiterno con l’opera, fondato su un sentire epidermico — in uno spazio, di matrice segnatamente pareidolica,
dove il dubbio si fa forma e l’interrogazione prende corpo.

 

Milano,15 Settembre 2025
Domenico de Chirico

Within the Resounding Silence of the Surface

Reflections on the Painting of Emanuele Giuffrida

In the painting of Sicilian artist Emanuele Giuffrida (Gela, 1982 – lives and works in Palermo), there is a moment when the most intimate layer of personal memory overlaps with the complex morphology of reality: it is within that eclipse – fragile and dawning – that the artwork is born. In this fleeting instant, the surface of the world – often the hardest and most seemingly impenetrable – whether made of rough asphalt or a pristine white sheet, becomes a perceptual threshold: at once visual, psychological, and existential. It is here that the artist’s gaze settles, in search of images and figures woven from tension and recurrence. These are not mere reconstructions of traces from news events, but authentic visions – generated by an inner process that is deep and radical – where pareidolia becomes a revelatory tool, a poetic cornerstone of his research.

Pareidolia – the cognitive phenomenon that leads us to recognize faces, figures, or familiar forms in ambiguous or random patterns – is not, for Giuffrida, a simple visual curiosity, but an alternative and stimulating key to decoding reality. This is not a perceptual game, but a profound way of interpreting the world, in which the gaze becomes an instrument capable of attributing meaning to everything around us. Through this lens, Giuffrida’s approach to perception aligns with the thought of phenomenologist Maurice Merleau-Ponty, who believed that seeing does not merely mean registering what is there, but actively participating in the construction of the world – a process involving body and consciousness in equal measure. Thus, what emerges from the canvas is not simply what has been observed, but what has been intuited, recognized inwardly, and then allowed to surface until it becomes a clear image.

Painting, then, becomes a kind of inner map, where the formless and the nebulous take shape as visions – symbolic constellations that do not directly reference events, but rather what those events have inscribed in the collective consciousness. The recurring figures that emerge – the sheet, the asphalt, bullet holes, shell casings, shattered glass – are not icons of the news, but traces of a fluid memory: vague, floating signs, almost archetypes. In this sense, memory is not a mere replica of the past, but a poetic re-evocation: a living body that shifts under the pressure of time’s relentless flow and the gaze, constantly shaped by the artist’s evolving vision of the world.

Raised in Gela during the 1990s – a context marked by darkness, illicit dealings, and imposed silences – Giuffrida absorbed, from an early age, images that would resurface in his painting years later. As he recounts, that setting left a lasting impression: “I remember as a child […] a man wrapped in a floating sheet.” That vision, suspended between trauma and the imagination of childhood, never dissipated. It sank deep, gradually transforming into a visual grammar that today takes shape on canvas.

What grants Giuffrida’s work its radical contemporaneity, however, is his refusal of the full, narrative, illustrative, and overtly descriptive image. He does not seek to portray violence, but to question it, withhold it, suspend it. His works do not aim to reconstruct specific events, but rather to evoke a perceptual and symbolic threshold – a space where the invisible can emerge. In this act of subtraction – marked by formal rigor and a deliberate emotional restraint – Giuffrida contributes to a broader discourse on the image as enigma, recalling, in the words of Georges Didi-Huberman, that, despite everything, “the image often holds more memory and more future than the one who looks at it.”

In particular, the recurring image of the sheet shrouding a body does not narrate a death, but opens an imaginative space suspended between presence and absence, between the human and the chimeric. It is within this ambivalence that the symbolic power of his painting resides: not in faithfully depicting, but in gently suggesting; not in fully revealing, but in constructing a distance which, though palpably close, creates a silence that invites one to linger.

Thus, in an era saturated with images and driven by a voracious and rapid consumption of the visual, Giuffrida performs a gesture of resistance: he slows the gaze, restoring to the image its suspension, its opacity, and its mystery.

This reflection extends even to the landscape, composed of blazing fires, gaming halls, streets and crime scenes, as well as objects from everyday life – cars, tables, pool hall lights, slot machines – unlikely yet familiar presences that, in Giuffrida’s painting, are transfigured into lifeless yet meaning-laden symbols. His works – rooted in a sharp, at times almost cinematic realism – go beyond showing what the eye sees: they transform the space of lived time into an existential realm, one in which, as Henri Bergson wrote, past, present, and future intertwine in a continuous becoming.

Seemingly ordinary places are charged with metaphysical tension: they become restless, questioning, at times unsettling, as though the very existence of things concealed a deeper truth – one perhaps even more disquieting. The viewer is thus called not only to look, but to pause and reflect, to confront face-to-face the enigmas of everyday existence.

In this stripped-down, lucid, and unadorned reality, the élan vital of the work manifests: a silent, luminous force that translates into the dignity of living – into the quiet courage of existing, despite it all. This is a painting that, in its restraint, releases a meditative and spiritual aura, where matter becomes a vessel for thought, and where absence – when present – speaks with the same intensity as form. A work may arise from social reflection or from intimate, personal memory and intuition, but what truly matters is that it retains a strong and precise aesthetic value – a structure capable of sublimating the real and transforming it into a shared and deeply felt experience.

For Giuffrida, the pictorial gesture takes on an almost ritual significance. He favors oil painting for its ability to render nuance, depth, and slowness. Even in his drawing – often made with layers of graphite enriched with gouache or other water-based media – the material is never merely a mark, but painting in its own right. His compositions emerge from broad applications, where light, scene, and atmosphere take precedence over detail. The latter, when present, is subordinate to the overall breath of the image and its capacity to evoke smells, silences, suspensions, moments of waiting – or even a profound spleen.

The works, at times large in scale, function as fully immersive devices: painterly spaces capable of drawing in the gaze and transporting the viewer in medias res. Through vanishing points, tilted planes, and suspended voids, every element contributes to building a perceptual experience in which painting is not merely an image to be observed, nor a simple pretext, but a space to be crossed, to be experienced, to be fully lived. It is within this space – at once real and symbolic – that the human being may recognize a reflection of themselves: fragile or elusive, yet always held within the silence of the surface.

It is precisely on this subtle threshold – between the visible and the invisible, between contingency and disorientation – that the enigmatic painting of Emanuele Giuffrida reveals its deepest power: to make us intuit without ever fully revealing, calling us into an enduring relationship with the artwork – one rooted in a visceral kind of perception, within a space distinctly shaped by pareidolia, where doubt takes form and questioning becomes embodied.

 

 

Milan, September 15, 2025
Domenico de Chirico

In Seed (2024) il seme diviene emblema di una vitalità latente, che si radica nello spazio vissuto — inteso nella sua accezione bergsoniana — e si oppone alla tradizionale concezione dello spazio come entità statica e misurabile.

Grigio (2025) esplora la tensione tra fragilità e resistenza del paesaggio, che si fissa nella memoria come forma d’illusione.

Le due opere omonime Landscape Notes (2025) si fanno invece esercizio di attenzione: appunti visivi e tattili su una realtà in continuo mutamento, colta nel suo perpetuo frammentarsi e ricomporsi.

Con il dittico Shape of the Days (2025), Taormina dà forma al tempo quotidiano, modellandolo come materia plastica: anche quando i giorni si esauriscono, lasciano un’impronta discreta ma imperitura.

In Summertime (2023) e Soffio (2023 e 2025), il tempo scivola leggero, ma lascia traccia, imprimendo segni sottili e acuti: si insinua nelle pieghe degli affetti e delle immagini ad essi correlate.

In Seed (2024), the seed becomes the emblem of latent vitality, rooted in lived space — understood in its Bergsonian sense — in opposition to the traditional notion of space as static and measurable.

Grigio (2025) explores the tension between fragility and resistance of the landscape, which crystallizes in memory as a form of illusion.

The two works entitled Landscape Notes (2025) serve as exercises in attentiveness: visual and tactile annotations on a reality in perpetual flux, captured in its ongoing fragmentation and recomposition.

With the diptych Shape of the Days (2025), Taormina gives form to quotidian time, shaping it as if it were plastic matter: even when days come to an end, they leave behind a discreet yet indelible imprint.

In Summertime (2023) and Soffio (2023 and 2025), time glides lightly, yet leaves a trace, imprinting subtle and sharp signs: it insinuates itself into the folds of affections and the images linked to them.

Giorgio Vigna | Nuvola Passeggera

Giorgio Vigna | Nuvola passeggera

a cura di Agata Polizzi

 

21 agosto 2024 – 31 ottobre 2025
XX Bassi Beneventano, Scicli
Supportata da
Molino Gaetano Roccasalva di Modica
Antica Dolceria Bonajuto di Modica
Ghibli solutions di Ragusa

Giorgio Vigna | Nuvola passeggera

curated by Agata Polizzi

 

21st August 2025 – 31st October 2025
XX Bassi Beneventano, Scicli
Supported by
Molino Gaetano Roccasalva di Modica
Antica Dolceria Bonajuto di Modica
Ghibli solutions di Ragusa

Poeta del soffio

di Agata Polizzi
Punta sulle nuvole e su altre cose mute,
punta sulla luce, cercala sempre.
Infine punta sulla follia se ce l’hai,
se non te l’hanno rubata da piccolo.
(Franco Arminio, Canti della gratitudine)

 

 

Come tutti i poeti, Giorgio Vigna che è poeta del soffio, crede nella potenza generativa dell’arte come cura e per questo intreccia desiderio, memorie del passato e speranza nel futuro nel nuovo progetto per il Palazzo Beneventano di Scicli.

Nuvola passeggera, nasce da amore per la bellezza, da un’eco lontana che lega l’artista al padre, da una passione per una terra amata, la Sicilia, laddove ad ogni viaggio lo sguardo dell’artista si posa su un dettaglio, un ricordo, una suggestione del paesaggio che come un suggerimento spontaneo è determinato a rafforzare l’idea necessaria di narrare.
Nuvola Passeggera nasce dalla fiducia nella circolarità salvifica dell’arte come esperienza collettiva, le opere sono viventi, celebrano la Natura sempre mantenendo con essa un dialogo aperto, potente, rispettoso, sono esse stesse parte di un processo in cui l’agire dell’artista ha un ruolo evocativo, generativo, in cui il controllo della casualità, l’imperfezione del gesto diventano necessari, persino vitali.

Giorgio Vigna presenta un gruppo di opere che offrono uno spaccato intenso della sua lunga e costante ricerca per la materia e per la forma, opere in dialogo le une con le altre, opere essenziali, generose, opere tridimensionali e bidimensionali che amano il contatto con la terra e che sono in evoluzione perenne come organismi viventi.
Aria, acqua e fuoco le plasmano in una forma che è artificio ma anche verità, entrambi gli estremi di questo binomio sono validi e soggiacciono ad un processo naturale in cui ogni cosa fluisce, i Sassi di vetro e le Cosmografie sono opere assolute in cui è possibile riconoscersi e talvolta perdersi.

Le opere di Giorgio Vigna cercano la luce, sono luce, in una coerenza concettuale tra pensiero e forma, idealmente sono “finestre di luce”, sono feritoie dell’anima attraverso cui intravedere l’esistenza.
Il rimando tra interno ed esterno è un gioco sottile, voluto e carico di sfumature, c’è la consapevolezza di qualcosa di più grande che orienta, un piccolo miracolo che si rinnova ogni volta che quel soffio consente di prendersi il tempo per pensare, per osservare e trovare un’appartenenza precisa, il tempo per capire che nell’arte non c’è solo la ricerca estetica ma anche l’esigenza di esprimere sentimenti, emozioni, sensazioni.

L’allestimento delle opere evoca questa idea di esperienza collettiva e di fruizione della ricerca come fosse ascoltare la voce dell’artista e lasciare che l’occhio abbia l’agio per trovare la sua naturale via, il dettaglio giusto su cui indugiare, la direzione da prendere per “vedere” con più chiarezza ciò che è realmente.

Poet of the Breath

by Agata Polizzi
Aim at the clouds and other silent things,
aim at the light, always seek it.
In the end, aim at madness if you have it,
if it wasn’t stolen from you as a child.
(Franco Arminio, Songs of Gratitude)

 

 

Like all poets, Giorgio Vigna, who is a poet of the breath, believes in the generative power of art as a cure, and for this reason he intertwines desire, memories of the past, and hope for the future in his new project for the Palazzo Beneventano in Scicli.

Nuvola passeggera (Passing Cloud) stems from a love of beauty, from a distant echo that links the artist to his father, from a passion for his beloved land, Sicily, where on every journey the artist’s gaze rests on a detail, a memory, a suggestion of the landscape that, like a spontaneous suggestion, is determined to reinforce the necessary idea of narration.

Nuvola Passeggera stems from a belief in the salvific circularity of art as a collective experience.The works are alive, celebrating Nature while maintaining an open, powerful, respectful dialogue with it.They are themselves part of a process in which the artist’s action has an evocative, generative role, in which the control of chance and the imperfection of the gesture become necessary, even vital.

Giorgio Vigna presents a group of works that offer an intense insight into his long and constant research into matter and form, works in dialogue with each other, essential, generous works, three-dimensional and two-dimensional works that love contact with the earth and are in constant evolution like living organisms.
Air, water, and fire shape them into a form that is artifice but also truth, both extremes of this dichotomy are valid and subject to a natural process in which everything flows. The Glass Stones and Cosmographies are absolute works in which it is possible to recognize oneself and sometimes lose oneself.

Giorgio Vigna’s works seek light, they are light, in a conceptual coherence between thought and form. Ideally, they are ‘windows of light’, slits in the soul through which to glimpse existence.

The reference between interior and exterior is a subtle, deliberate and nuanced game, there is an awareness of something greater that guides us, a small miracle that is renewed every time that breath allows us to take the time to think, to observe and find a precise belonging, the time to understand that art is not only about aesthetic research but also the need to express feelings, emotions and sensations.

The staging of the works evokes this idea of collective experience and enjoyment of research as if listening to the artist’s voice and allowing the eye to find its natural path, the right detail to linger on, the direction to take in order to ‘see’ more clearly what really is.

COSMOGRAFIE

 

 

Opere di micro e macrocosmo. Gli occhi dell’artista sull’universo.

 

 

Works exploring the micro and macrocosm — the artist’s eyes on the universe.

Cosmografia, 2025
Inchiostro su carta Hahnemühle / in on Hahnemühle paper
46 x 42 cm DISPONIBILE/AVAILABLE
Cosmografie, 2025
Inchiostro su carta Hahnemühle/ink on Hahnemühle paper
52 x 31 cm DISPONIBILE/AVAILABLE
Cosmografie, 2025
Inchiostro su carta Hahnemühle/ink on Hahnemühle paper
78 x 53 cm DISPONIBILE/AVAILABLE

SASSI

 

 

Opere assolute e insieme relative, capaci di dialogare con la luce e lo spazio in cui vivono.
La lavorazione del vetro è una sfida, un processo naturale capace di sintetizzare la circolarità degli elementi tra i quali l’Acqua e il Fuoco.

Absolute and yet relative works, capable of engaging in dialogue with the light and the space they inhabit.
Glassworking is a challenge — a natural process that embodies the circular harmony of the elements, among which Water and Fire.

Sasso di fuoco, 2020,
Sasso in vetro di Murano cristallo con inclusioni di rame/Murano crystal glass stone with copper inclusions
20 x 20 x 11 cm DISPONBILE/AVAILABLE
Sassi d'acqua, 2020,
4 elementi in vetro di Murano cristallo / 4 elements in Murano crystal glass
18 x 15,5 x 13 cm DISPONBILE/AVAILABLE
Sasso di fuoco, 2018,
Sasso in vetro di Murano cristallo con inclusioni di rame/Murano crystal glass stone with copper inclusions
16 x 16 x 10 cm DISPONBILE/AVAILABLE

Rossana Taormina | Ora sia il tuo passo

Rossana Taormina Ora sia il tuo passo

curated by Domenico de Chirico

 

 

Bassi Beneventano, Palazzo Beneventano SCICLI

Tuesday – Saturday 10am-1pm / 5-9pm

Church-Museum of Santa Teresa d’Avila SCICLI

Everyday 10am – 7pm

28/06/2025 – 16/08/2025

 

thanks to: Comune di Scicli
and

Ora sia il tuo passo
più cauto: a un tiro di sasso
di qui si prepara
una più rara scena.
La porta corrosa d’un tempietto
è rinchiusa per sempre.
Una grande luce è diffusa
sull’erbosa soglia.
E qui dove peste umane
non suoneranno, o fittizia doglia,
vigila steso al suolo un magro cane.
Mai più si muoverà
in quest’ora che s’indovina afosa.
Sopra il tetto s’affaccia
una nuvola grandiosa.

Ora sia il tuo passo di Eugenio Montale, poesia tratta dalla raccolta Ossi di seppia (1925).

Now Let Your Step Be More Cautious
Now let your step be more cautious:
a stone’s throw from here
a rarer scene is being prepared.
The corroded door of a small temple
is forever closed.
A great light spreads across the grassy threshold.
And here, where no human plague
or feigned sorrow shall ever sound,
a lean dog lies watchful on the ground.
He will never move again
in this hour guessed as sultry.
Above the roof looms a magnificent cloud.

 

Now Let Your Step Be by Eugenio Montale, poem taken from the collection Ossi di seppia (Cuttlefish Bones), 1925.

Nata a Partanna, nel cuore della siciliana Valle del Belìce, segnata dal sisma del 1968, Rossana Taormina sviluppa una sensibilità profonda verso l’eredità della memoria, il paesaggio — con la sua morfologia — e la loro incessante metamorfosi. La sua pratica artistica si configura come un esercizio silenzioso di ascolto e sedimentazione: un tentativo di preservare, per poi solennizzare, ciò che per sua natura tende a svanire.

La mostra personale Ora sia il tuo passo, curata da Domenico de Chirico, prende forma sia negli spazi di Lo Magno artecontemporanea a Scicli, sia nella chiesa settecentesca di Santa Teresa d’Avila — tra le più suggestive della città — costruendo un itinerario insieme immaginifico e concettuale, che ruota euritmicamente attorno a un tema evocativo e stratificato: l’eco. Un’eco da intendersi non solo come fenomeno acustico, ma come metafora dell’assenza, della riflessione, del ritorno e di un’identità che si frantuma e si ricompone ininterrottamente attraverso i segni del tempo.
Nella trama obliqua e ricca di rimandi che caratterizza la ricerca di Rossana Taormina —e che riaffiora anche in questa circostanza — si avverte un profondo dialogo con la poetica di Eugenio Montale, in particolare con la suggestiva immagine degli “ossi di seppia”: materia opaca, ambigua, ma intrisa di memoria, capace di custodire ciò che sfugge alla luce diretta.
Il verso “ora sia il tuo passo”, tratto dallo stesso Montale e che dà il titolo alla mostra, si fa invito a un cammino percettivo e consapevole, dove spazio e tempo non si misurano nell’immediatezza della presenza, ma in ciò che resiste, che permane — un’eco viva che ci interpella e ci guida nell’attraversamento dell’abissale mistero, senza timore.
Pertanto, tutte le opere in mostra si configurano come forme di memoria sedimentata: strutture visive in cui l’essenziale non si manifesta mai in superficie, ma si lascia intuire in profondità, tra ombre e affioramenti.

Come la “seppia” montaliana, anche la loro materia è spessa, stratificata, refrattaria alla chiarezza — e proprio per questo fertile di rivelazioni. Nulla è mai pienamente detto: tutto emerge per allusione, per lente efflorescenze, per echi. In questo spazio suggestivo, fortemente poetico e visivo, la memoria non è un archivio chiuso, ma un organismo vivo, che continua ineluttabilmente a risuonare.
Nella sede della galleria di Scicli, a Palazzo Beneventano — capolavoro artistico e patrimonio dell’umanità UNESCO, dove il barocco siciliano trova una delle sue massime espressioni e che ospita anche la stamperia d’arte Amenta — il paesaggio si manifesta imponendosi come struttura simbolica e sensibile. Non è semplice sfondo, ma spazio identitario, superficie di contatto tra percezione esterna e interiorità. Nello specifico, le opere Paesaggio (2023) e Paesaggio (2025) interrogano la relazione tra soggetto e ambiente: il primo è paesaggio-sguardo, il secondo paesaggio-limite, soglia tra il tangibile e l’immaginato.

Born in Partanna, in the heart of Sicily’s Belìce Valley, a region historically scarred by the 1968 earthquake, Rossana Taormina has developed a profound sensitivity to the legacy of memory, to the landscape and its morphology, and to their ceaseless transformation. Her artistic practice takes shape as a silent exercise in listening and sedimentation: an attempt to preserve, and ultimately solemnize, that which by nature tends to vanish.

The solo exhibition Ora sia il tuo passo, curated by Domenico de Chirico, unfolds both within the spaces of Lo Magno artecontemporanea in Scicli and in the eighteenth-century Church of Santa Teresa d’Avila, one of the most evocative sites in the city. Together, these locations delineate an itinerary that is both imaginative and conceptual, rotating with rhythmic precision around a multilayered and evocative theme: the echo. An echo not only as an acoustic phenomenon, but as a metaphor for absence, reflection, return, and an identity that continually fractures and recomposes itself through the traces of time.

In the oblique texture of references that characterizes Rossana Taormina’s artistic research, and which resurfaces in this exhibition, one perceives a deep dialogue with the poetics of Eugenio Montale, particularly with the suggestive image of the “Ossi di seppia”: an opaque, ambiguous matter imbued with memory, capable of preserving that which escapes the direct light.
The verse “ora sia il tuo passo”, taken from Montale and lending its title to the exhibition, becomes an invitation to a perceptual and mindful journey, where space and time are not measured by the immediacy of presence, but by that which endures, which remains, a living echo that interrogates and guides us through the abyssal mystery, without fear. Accordingly, all the works on display function as forms of sedimented memory: visual structures in which the essential never manifests on the surface, but instead must be intuited in depth, among shadows and emergences.

Like Montale’s “cuttlefish bone”, their material is thick, stratified, and resistant to clarity, and it is precisely this resistance that renders it fertile with revelation. Nothing is ever fully declared: everything emerges through allusion, through slow efflorescences, through echoes. In this highly poetic and evocative space, memory is not a sealed archive but a living organism, one that continues to resonate inevitably.
In the gallery’s venue at Palazzo Beneventano in Scicli, a UNESCO World Heritage Site and a masterpiece of Sicilian Baroque, which also hosts the Amenta art print studio, the landscape asserts itself as a symbolic and sensitive structure. It is not merely a backdrop, but an identity-bearing space, a surface of contact between external perception and interiority. Specifically, the works Paesaggio (2023) and Paesaggio (2025) interrogate the relationship between subject and environment: the former is landscape as gaze, the latter landscape-as-threshold, a liminal space between the tangible and the imagined.

In Seed (2024) il seme diviene emblema di una vitalità latente, che si radica nello spazio vissuto — inteso nella sua accezione bergsoniana — e si oppone alla tradizionale concezione dello spazio come entità statica e misurabile.

Grigio (2025) esplora la tensione tra fragilità e resistenza del paesaggio, che si fissa nella memoria come forma d’illusione.

Le due opere omonime Landscape Notes (2025) si fanno invece esercizio di attenzione: appunti visivi e tattili su una realtà in continuo mutamento, colta nel suo perpetuo frammentarsi e ricomporsi.

Con il dittico Shape of the Days (2025), Taormina dà forma al tempo quotidiano, modellandolo come materia plastica: anche quando i giorni si esauriscono, lasciano un’impronta discreta ma imperitura.

In Summertime (2023) e Soffio (2023 e 2025), il tempo scivola leggero, ma lascia traccia, imprimendo segni sottili e acuti: si insinua nelle pieghe degli affetti e delle immagini ad essi correlate.

In Seed (2024), the seed becomes the emblem of latent vitality, rooted in lived space — understood in its Bergsonian sense — in opposition to the traditional notion of space as static and measurable.

Grigio (2025) explores the tension between fragility and resistance of the landscape, which crystallizes in memory as a form of illusion.

The two works entitled Landscape Notes (2025) serve as exercises in attentiveness: visual and tactile annotations on a reality in perpetual flux, captured in its ongoing fragmentation and recomposition.

With the diptych Shape of the Days (2025), Taormina gives form to quotidian time, shaping it as if it were plastic matter: even when days come to an end, they leave behind a discreet yet indelible imprint.

In Summertime (2023) and Soffio (2023 and 2025), time glides lightly, yet leaves a trace, imprinting subtle and sharp signs: it insinuates itself into the folds of affections and the images linked to them.

Le opere Velluto #1 e Velluto #2 (2021) sono meditazioni visive su luce, cielo e natura, tradotte in stati d’animo e atmosfere sospese.

In Landscape (2024) riaffiora una montagna della memoria, archetipo personale che l’artista elegge solennemente a simbolo identitario e totemico.

Con Beat #1, Beat #2 e Beat #3, Taormina dà origine a una nuova direzione di ricerca: su vecchi rotoli per pianoforte automatico, il suono diventa forma grafica, segno visivo di una melodia che continua a vibrare oltre il tempo — come un’eco che non ha bisogno di voce per esistere, e per farsi sentire.

In Per tutto il mondo non siamo stati e Sun is Leaf (2025), l’immagine si fa enigma, frammento poetico, metafora del nostro transito. La realtà appare come un percorso irregolare, costellato di segni che, pur dissonanti, compongono un ordine segreto ancora tutto da decifrare.

Chiude il percorso espositivo Lessico del cucire (2018), in cui un oggetto domestico — nello specifico, un canovaccio appartenuto a un familiare — si trasforma in racconto visivo della vita quotidiana, delle sue usure, dei suoi legami. Un piccolo frammento di mondo che, attraverso la cucitura, ricompone ciò che il tempo ha diviso o addirittura lacerato.

The works Velluto #1 and Velluto #2 (2021) are visual meditations on light, sky, and nature, translated into moods and suspended atmospheres.

In Landscape (2024), a mountain of memory re-emerges — a personal archetype solemnly elected by the artist as an identity-bearing and totemic symbol.

With Beat #1, Beat #2, and Beat #3, Taormina inaugurates a new line of research: on old piano rolls for player pianos, sound becomes graphic form, a visual sign of a melody that continues to resonate beyond time — like an echo that needs no voice to exist and be heard.

In Per tutto il mondo non siamo stati and Sun is Leaf (2025), the image becomes enigma, poetic fragment, metaphor of our passage. Reality appears as an irregular path, strewn with signs that, though dissonant, compose a secret order still to be deciphered.

The exhibition concludes with Lessico del cucire (2018), in which a domestic object — specifically, a dishcloth once belonging to a relative — is transformed into a visual narrative of daily life, of its wear, of its ties. A small fragment of the world that, through the act of sewing, reassembles what time has divided or even torn apart.

D’altra parte, la chiesa museo di Santa Teresa d’Avila accoglie l’installazione luminosa Encantadora, concepita su invito del Teatro di Noto per celebrare la figura di Tina Di Lorenzo. Nel ricostruire la storia dell’attrice teatrale, nota per la sua composta femminilità, Taormina si sofferma sull’aura quasi mitica che la avvolgeva: encantadora, così la chiamavano in America Latina, incantatrice tanto per la voce quanto per la presenza scenica. Per di più, il bianco, leitmotiv di molte tappe della sua esistenza — incluso il letto di morte, da lei voluto circondato da fiori candidi — diventa per l’artista il colore dell’atemporalità, della sospensione, della luce che illumina tutto ciò che ormai si è compiuto, al di là del bene e del male.

Tuttavia, pur ispirata a Tina Di Lorenzo, Encantadora si emancipa dalla narrazione biografica per proporsi come riflessione sull’arte stessa: forza che trattiene, rievoca, riattiva. Suono e luce, eco e candore: attraverso questi elementi, scanditi da un ritmo intermittente e declinati tramite l’alfabeto latino, l’opera interroga il potere dell’arte di trasmettere ciò che ancora parla a noi. Qui, ogni grande immagine è intenzionalmente una folgorazione dell’essere.

Alla luce di tutto ciò, risuona con forza quanto ci ricorda il filosofo della scienza e della poesia francese Gaston Bachelard nel suo saggio La poetica della rêverie, e cioè che «l’immagine poetica può essere intesa come una testimonianza del processo di scoperta da parte dell’animo del proprio mondo: il mondo in cui vorrebbe vivere, il mondo in cui è degno di vivere». Encantadora è proprio questo: un bagliore, una rivelazione illuminante, al tempo stesso fugace, potente e carica di significato.

Ora sia il tuo passo è dunque un invito a procedere con lentezza, a lasciarsi attraversare dai segni, dai suoni, dalle ombre che abitano tanto il paesaggio interiore quanto l’ansimante respiro del mondo. Ed è così che le opere di Rossana Taormina si offrono come dispositivi di risonanza: non raccontano, ma risuonano.
Del resto, come scrive Italo Calvino nelle Lezioni americane: «la leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». Ed è forse proprio in questa leggerezza — che è profondità trasfigurata — che si compie il passo della sua arte: lento, necessario, irripetibile. Un passo che non solo avanza, ma ritorna, si ripete, si approfondisce. Un’eco che ci precede, ci plasma, e ci sospinge sempre più in profondità.

The Church-Museum of Santa Teresa d’Avila houses the luminous installation Encantadora, conceived at the invitation of the Teatro di Noto to honor the figure of Tina Di Lorenzo. In reconstructing the story of the actress — known for her composed femininity — Taormina lingers on the almost mythical aura that enveloped her: encantadora, as she was called in Latin America, an enchantress by voice and presence alike. Moreover, white — a recurring theme throughout her life, including the deathbed surrounded by white flowers — becomes for the artist the color of timelessness, of suspension, of the light that illuminates what has been completed, beyond good and evil.

Although inspired by Tina Di Lorenzo, Encantadora transcends biographical narrative to propose a reflection on art itself: a force that retains, evokes, and reactivates. Sound and light, echo and whiteness: through these elements, articulated by an intermittent rhythm and rendered in Latin script, the work interrogates art’s capacity to transmit what still speaks to us. Here, every grand image is intentionally a lightning flash of being.

In this light, the words of the French philosopher of science and poetry Gaston Bachelard in The Poetics of Reverie resonate powerfully: “the poetic image can be seen as a testimony of the soul’s discovery of its own world: the world it wishes to inhabit, the world it deserves to inhabit.” Encantadora is precisely this: a gleam, an illuminating revelation that is at once fleeting, potent, and saturated with meaning.

Ora sia il tuo passo is thus an invitation to move slowly, to allow oneself to be permeated by the signs, the sounds, the shadows that dwell in both the inner landscape and the panting breath of the world. In this way, Rossana Taormina’s works present themselves as resonance devices: they do not narrate, but resonate.
As Italo Calvino reminds us in his Six Memos for the Next Millennium: “lightness is not superficiality, but a gliding over things from above, not having weights on the heart. “And it is perhaps in this very lightness — which is a transfigured depth — that her art finds its true step: slow, necessary, unrepeatable. A step that not only advances, but returns, repeats, deepens. An echo that precedes us, shapes us, and urges us ever deeper.

Angelo Ruta | Segni Quotidiani

Angelo Ruta | Segni quotidiani

23 novembre 2024 – 04 maggio 2025

Fondazione Teatro Garibaldi Modica-Ex Convento del Carmine, Modica (RG).

 

a cura di Tonino Cannata e Paolo Nifosì

 

Progetto After Studio

 

in collaborazione con Lo Magno artecontemporanea, Stamperia Amenta, Galleria Susanna Occhipinti

È un universo fiabesco, onirico e carico di fascino quello di Angelo Ruta, che con le sue opere incanterà da sabato 23 novembre fino a domenica 26 gennaio 2025 gli spazi dell’ex Convento del Carmine di Modica. La mostra del celebre illustratore modicano, intitolata “Segni quotidiani” e organizzata dalla Fondazione Teatro Garibaldi di Modica, in collaborazione con il quotidiano La Sicilia, “Domenico Sanfilippo Editore” – DSE Pubblicità, art direction e coordinamento organizzativo di After Studio, rappresenta un viaggio emozionale nel mondo immaginifico dell’artista, le cui opere popolano regolarmente le pagine de “la Lettura”, supplemento culturale del “Corriere della Sera”. “Segni quotidiani” è un’esposizione raffinata e poliedrica, che raccoglie oltre cento illustrazioni realizzate da Ruta negli ultimi vent’anni e pubblicate su giornali, libri e piattaforme web. Le opere, suddivise per temi, come pace e guerra, voci di donna, tempo, natura, psiche e libri, condurranno il visitatore in un universo fiabesco e surreale, dove il segno grafico e il colore si fondono in un racconto visivo carico di partecipazione emotiva, che si muove tra suggestioni e sogni, e attraversa le contraddizioni della quotidianità. Il segno di Ruta si fa parola, e nel suo sentire, con leggerezza, viene compreso da grandi e piccoli. Accanto alle illustrazioni editoriali, sarà possibile ammirare una ricca sezione grafica con calcografie, serigrafie e manifesti realizzati. A rendere ancora più coinvolgente l’esperienza, anche applicazioni scenografiche e video, che consentiranno al pubblico di immergersi nei mondi immaginati dall’artista.

“Angelo Ruta racconta, tramite immagini da fiaba – commentano il presidente della Fondazione Maria Monisteri e il sovrintendente, nonché ideatore della mostra, Tonino Cannata –  la società contemporanea con un linguaggio semplice e comprensibile, che coinvolge sia gli adulti che gli adolescenti e i bambini, con una grazia non priva di sottile ironia. Il segno che circoscrive i colori ci porta in un mondo incantato e surreale, carico di partecipazione emotiva e di piacere affidati all’intelligenza, al pensiero, al complesso vissuto di ciascuno di noi”.

“L’artista modicano affronta una varietà di temi – aggiunge Paolo Nifosì, storico dell’arte e tra i curatori del catalogo della mostra – che sono specchio della varietà degli accadimenti nel mondo, della complessità tra indagine sul pensiero e sulla vita che quel pensiero determina. E le sue immagini di pensieri e di riflessioni diventano racconti unici”.

Nato a Ragusa nel 1967 e formatosi a Milano presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Angelo Ruta è un artista poliedrico che spazia dall’illustrazione editoriale al design, fino al teatro e al cinema. Collabora con numerosi editori italiani e stranieri di libri per ragazzi. Oltre ai libri, ha applicato l’illustrazione alla comunicazione, alla pubblicità e agli oggetti d’arredo. Ha realizzato spettacoli teatrali e film. La mostra “Segni quotidiani” è realizzata in collaborazione con Lo Magno Arte contemporanea, Galleria Susanna Occhipinti, Amenta incisioni. Testi del catalogo a cura di Paolo Nifosì, Pierenrico Ratto,Walter Fochesato, Patrizia Zerbi, Giancarlo Sammito. Progetto espositivo Sergio Iacono, progetto grafico Marco Lentini. Con il patrocinio e il sostegno della Regione Sicilia, del Comune di Modica, dell’Assemblea Regionale Siciliana e del Libero Consorzio Comunale di Ragusa. Sponsor sono Banca Agricola Popolare di Sicilia, Ceramiche Esagono, Digifon laboratorio dell’udito, Cosmaful, Agorà tessuti per l’arredamento. La mostra sarà visitabile da martedì a domenica, dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Info sul sito web www.fondazioneteatrogaribaldi.com.

21 novembre 2024

ufficio stampa

Carmelo Saccone per MediaLive

Angelo Ruta’s fairytale-like, dreamlike, and captivating universe will enchant the spaces of the former Convent of Carmine in Modica with his works from Saturday, November 23, until Sunday, January 26, 2025. The exhibition by the celebrated Modican illustrator, entitled “Segni quotidiano” (Daily Signs), is organized by the Fondazione Teatro Garibaldi di Modica in collaboration with the daily newspaper La Sicilia, “Domenico Sanfilippo Editore” – DSE Pubblicità, art direction, and organizational coordination by After Studio. It represents an emotional journey into the imaginative world of the artist, whose works regularly grace the pages of “la Lettura,” the cultural supplement of the Corriere della Sera. “Segni quotidiano” is a refined and multifaceted exhibition, bringing together over one hundred illustrations created by Ruta over the past twenty years and published in newspapers, books, and online platforms. The works, organized by themes such as peace and war, women’s voices, time, nature, the psyche, and books, will lead the visitor into a fairytale and surreal universe, where graphic design and color merge in a visual narrative charged with emotion, moving between suggestions and dreams, and navigating the contradictions of everyday life. Ruta’s style becomes words, and in her lightheartedness, she is understood by both adults and children. Alongside the editorial illustrations, visitors will be able to admire a rich graphic section featuring copperplate engravings, silkscreen prints, and posters. Making the experience even more engaging are scenographic and video applications, allowing the public to immerse themselves in the worlds imagined by the artist.

“Angelo Ruta uses fairytale images,” comment Foundation President Maria Monisteri and the superintendent and exhibition creator Tonino Cannata, “to describe contemporary society in a simple and understandable language that engages adults, adolescents, and children alike, with a grace not devoid of subtle irony. The lines that define the colors transport us to an enchanted and surreal world, charged with emotional participation and pleasure, entrusted to the intelligence, thought, and complex experiences of each of us.”

“The Modica artist addresses a variety of themes,” adds Paolo Nifosì, art historian and one of the curators of the exhibition catalog, “which reflect the variety of events in the world, the complexity of investigating thought and the life that that thought determines. And his images of thoughts and reflections become unique stories.”

Born in Ragusa in 1967 and trained at the Brera Academy of Fine Arts in Milan, Angelo Ruta is a multifaceted artist whose work spans editorial illustration, design, theater, and film. He collaborates with numerous Italian and international publishers of children’s books. In addition to books, he has applied illustration to communications, advertising, and home furnishings. He has created theatrical productions and films. The exhibition “Segni quotidiano” is organized in collaboration with Lo Magno Arte contemporanea, Galleria Susanna Occhipinti, and Amenta Incisioni. Catalog texts by Paolo Nifosì, Pierenrico Ratto, Walter Fochesato, Patrizia Zerbi, and Giancarlo Sammito. Exhibition design by Sergio Iacono, graphic design by Marco Lentini. With the patronage and support of the Region of Sicily, the Municipality of Modica, the Sicilian Regional Assembly, and the Free Municipal Consortium of Ragusa. Sponsors are Banca Agricola Popolare di Sicilia, Ceramiche Esagono, Digifon hearing laboratory, Cosmaful, and Agorà furnishing fabrics. The exhibition will be open Tuesday through Sunday, from 4:00 PM to 8:00 PM. Information is available on the website www.fondazioneteatrogaribaldi.com.

November 21, 2024

Press Office

Carmelo Saccone for MediaLive

Metaverso, 2024, acquerello e matite su carta, cm 18 x 30
Rosaspina, 2010, acquerello e matite su sindone di carta, cm 112 x 68
Cervello Staccato
2024, acquerello e matite su carta cm 38.8 x 23
Il volo delle libertà
2023, acquerello e matite su carta, cm 29.7 x 17

Investec Cape Town Art Fair 2025

Investec Cape Town Art Fair 2025

12^ edizione

Cape Town International Convention Centre (CTICC)

21-23 febbraio 2025

Lo Magno artecontemporanea-Stand D3

Artists: Ignazio Cusimano Schifano, Emanuele Giuffrida, Rossana Taormina, William Marc Zanghi.

Le eccellenze siciliane protagoniste in Sudafrica: la galleria Lo Magno di Modica debutta in una prestigiosa fiera internazionale

Modica – Lo Magno artecontemporanea, rinomata galleria d’arte contemporanea con sede a Modica e Scicli, annuncia con entusiasmo la sua prima partecipazione a Investec Cape Town Art Fair, la più prestigiosa fiera d’arte del continente africano, che si terrà a Città del Capo, Sudafrica, dal 21 al 23 febbraio 2025. La fiera è organizzata da Fiera Milano Exhibitions Africa, parte del Gruppo Fiera Milano, leader mondiale nel settore fieristico. Grazie alla loro esperienza, ICTAF si è affermata come un evento imprescindibile per il mercato dell’arte globale. Con oltre 120 gallerie provenienti da tutto il mondo, tra le più importanti e influenti del panorama artistico internazionale, la manifestazione offre una vetrina d’eccezione per il dialogo tra culture e linguaggi creativi.

Fondata con l’obiettivo di promuovere artisti emergenti e affermati del panorama contemporaneo, la galleria Lo Magno ha costruito negli anni un’identità forte, con una programmazione di eventi attenta e una rete internazionale sempre più solida. L’invito a esporre alla 12^ edizione di ICTAF segna un importante traguardo, che per la prima volta porta la propria visione artistica oltre i confini europei per confrontarsi con il mercato africano, in forte crescita e ricco di fermento culturale.

Per questa occasione speciale, allo stand D3, Lo Magno presenterà una selezione di opere di Ignazio Cusimano Schifano, Emanuele Giuffrida, Rossana Taormina e William Marc Zanghi, mettendo in evidenza il legame tra la ricerca artistica contemporanea e le tematiche globali che attraversano le diverse culture. Puntando su un linguaggio visivo innovativo, le opere esposte mirano a creare connessioni tra la tradizione mediterranea e le dinamiche artistiche del continente africano.

Sicilian Excellence Takes Center Stage in South Africa: Lo Magno Gallery from Modica Debuts at a Prestigious International Art Fair

Modica – Lo Magno artecontemporanea, a renowned contemporary art gallery based in Modica and Scicli, is thrilled to announce its debut at Investec Cape Town Art Fair (ICTAF), the most prestigious art fair on the African continent. The event will take place in Cape Town, South Africa, from February 21 to 23, 2025. Organized by Fiera Milano Exhibitions Africa, part of the global exhibition leader Fiera Milano Group, ICTAF has established itself as a key event in the international art market. With over 120 leading galleries from around the world, the fair provides an exceptional platform for dialogue between cultures and creative languages.

Founded with the mission of promoting both emerging and established contemporary artists, Lo Magno Gallery has built a strong identity over the years, characterized by a carefully curated exhibition program and an increasingly solid international network. The invitation to exhibit at ICTAF’s 12th edition marks a significant milestone, as the gallery takes its artistic vision beyond Europe for the first time to engage with the rapidly growing and dynamic African art market.

For this special occasion, Lo Magno will present a curated selection of works by Ignazio Cusimano Schifano, Emanuele Giuffrida, Rossana Taormina, and William Marc Zanghi, highlighting the connection between contemporary artistic research and global themes that transcend cultural boundaries. By embracing an innovative visual language, the selected works aim to foster connections between Mediterranean traditions and the evolving artistic landscape of Africa.

A rafforzare ulteriormente questa visione di internazionalizzazione delle eccellenze siciliane, la storica azienda modicana Bonajuto, simbolo della tradizione dolciaria locale, sarà sponsor di un evento esclusivo all’interno della fiera, dedicato alla diffusione del valore Sicilia raccontandolo in due delle sue forme più raffinate: quella culinaria e quella artistica.

Questa sinergia tra arte e alta gastronomia, tra Lo Magno e Bonajuto, vuole essere un segnale concreto dell’impegno nel portare nel mondo il meglio della cultura, della creatività e del saper fare siciliano, dimostrando come tradizione e innovazione possano dialogare su scala globale.

“Siamo entusiasti di partecipare a Investec Cape Town Art Fair 2025 e di avere l’opportunità di far conoscere il nostro lavoro a un nuovo pubblico internazionale. Il Sudafrica rappresenta un crocevia culturale affascinante, e crediamo che il dialogo tra le nostre proposte artistiche e il contesto locale possa generare riflessioni significative”, afferma Giuseppe Lo Magno.

Lo Magno, con il supporto di Bonajuto, sarà l’unica galleria a rappresentare la Sicilia in ICTAF, confermando il suo impegno nel portare avanti un dialogo interculturale e nell’esplorare nuove prospettive nel mercato globale dell’arte contemporanea, rafforzando al tempo stesso la visibilità delle eccellenze modicane e siciliane nel mondo.

Further strengthening this vision of internationalizing Sicilian excellence, the historic Modica-based confectionery brand Bonajuto, a symbol of local artisanal tradition, will sponsor an exclusive event within the fair. This initiative will showcase the essence of Sicily through two of its most refined expressions: culinary craftsmanship and artistic creativity.

This synergy between Lo Magno and Bonajuto, bridging art and haute cuisine, serves as a testament to their commitment to sharing Sicilian culture, creativity, and craftsmanship on a global scale—demonstrating how tradition and innovation can engage in a meaningful dialogue across borders.

“We are excited to participate in Investec Cape Town Art Fair 2025 and to have the opportunity to introduce our work to a new international audience. South Africa represents a fascinating cultural crossroads, and we believe that the dialogue between our artistic proposals and the local context can generate significant reflections,” says Giuseppe Lo Magno.

As the only Sicilian gallery participating in ICTAF, Lo Magno, with the support of Bonajuto, continues its mission of fostering intercultural exchange, exploring new opportunities in the global contemporary art market, and enhancing the international visibility of Modica’s and Sicily’s finest artistic and cultural contributions.

Daniele Cascone | Oggetti casuali con persone

“Oggetti casuali con persone” di Daniele Cascone: l’arte del quotidiano

“Oggi ho sentito oscuramente farmi festa gli oggetti della mia stanza, dirmi la loro gratitudine perché, esistendo e guardandoli io, esistono essi.”
Questa frase di Gesualdo Bufalino, come sottolinea Jasmina Trifoni nel testo della mostra, sembra sintetizzare perfettamente il cuore di “Oggetti casuali con persone” di Daniele Cascone. Due autori legati non solo dalla Sicilia, ma da una visione che unisce il Barocco al surreale, trasformando l’ordinario in straordinario.

L’evento si inaugura all’interno di uno dei gioielli del Barocco siciliano, Palazzo Beneventano, a Scicli, sabato 8 febbraio alle ore 19.00. Questo storico edificio, con la sua ricchezza architettonica e decorativa, rappresenta una cornice ideale per accogliere le raffinate opere di Daniele Cascone. Le sale del Palazzo, intrise di storia e cultura, esaltano le composizioni dell’artista, in cui oggetti e persone convivono in scenari che richiamano il chiaroscuro caravaggesco, le vanitas olandesi e il nostro immaginario contemporaneo.

“Oggetti casuali con persone” rientra nel progetto Bassi Beneventano, ideato da Lo Magno artecontemporanea e dalla Stamperia Amenta, che insieme valorizzano l’arte contemporanea in dialogo con i luoghi storici e simbolici del territorio.

Le fotografie di Cascone, curate nei minimi dettagli, giocano con il sottile confine tra sensualità, sacralità e memoria. L’artista celebra il valore estetico del quotidiano, invitandoci a scoprire il nostro personale legame con ciò che osserviamo.

cralità e memoria. L’artista celebra il valore estetico del quotidiano, invitandoci a scoprire il nostro personale legame con ciò che osserviamo.

Daniele Cascone | Oggetti casuali con persone

testo a cura di Jasmina Trifoni

Opening 08/02/2025 ore 19.00

Bassi Beneventano, Palazzo Beneventano, P.zza A.Ficili 1, 97018, Scicii (RG)

Visite fino al 08 marzo 2025, dal martedì al sabato 10-13 e 17-20

Per informazioni:

info@bassibeneventano.it

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JASMINA TRIFONI

Oggetti casuali con persone

 

 

Oggi ho sentito oscuramente farmi festa gli oggetti della mia stanza, dirmi la loro gratitudine perché, esistendo e guardandoli io, esistono essi”. Non è un caso, forse, che Gesualdo Bufalino – autore, tra il molto altro, di questa frase – e Daniele Cascone – che ha immaginato, composto in raffinati tableaux e, soltanto infine, scattato le fotografie riunite nella mostra “Oggetti casuali con persone” – condividano l’appartenenza allo stesso territorio geografico così come allo stesso spazio culturale e immaginario del Barocco siciliano.

E, sebbene quest’ultimo sia ormai un’espressione così abusata da essere stata svilita in slogan, è, nel caso di entrambi, da intrecciare con un originalissimo sentire verso il valore estetico e concettuale del surreale.

Una dote, anche questa, che i siciliani più illuminati (e illuminanti) sanno elevare ad arte. La citata frase di Bufalino è racchiusa nel libro Bluff di Parole che, nell’introduzione, lui stesso aveva descritto come una miscellanea di citazioni (…), macerie di diario, pensieri a gogo.

E ne consigliava una lettura casuale e vagabonda, “come chi spera di raccogliere dalle gramigne di un prato, non dico il semplice dalle miracolose virtù, ma qualche fungo mangereccio, un fiore da regalare”.

Di nuovo, non potrebbe essere più calzante anche la modalità, o meglio l’inclinazione alla fantasia, per gustare ciascuna delle potenti immagini di questa mostra. Si riconosceranno, così, le numerosissime citazioni dalla storia dell’arte, che è materia degli studi e della passione di Daniele Cascone e che vanno dalla pittura rinascimentale all’uso della luce che rimanda al Caravaggio.

Da una sensualità (negli oggetti, prima ancora, e sorprendentemente, che nelle persone) e alla sessualità dei dipinti orientalisti di Ingres, a un rimando al sacro, nelle persone che diventano avatar contemporanei di un Cristo piangente o di un San Sebastiano, e negli oggetti, tutti accuratamente messi in scena che, nel loro insieme, rimandano alle vanitas delle opere della pittura olandese del XVII secolo, quelle che alludevano alla caducità della bellezza e all’effimera condizione umana.

A un’osservazione attenta, però, tutto ciò diventa “altro”.

E svela – in questa serie più che nei precedenti lavori di Cascone – un gusto per il gioco, e il divertimento, a un livello più sottile di ciò che appare a un primo sguardo, in queste intelligenti composizioni di oggetti casuali in ambienti in cui la notte sembra eterna.

Per far vivere queste fotografie, bisogna considerarle un rebus enigmistico, un roman à clef, individuando, tra i molti della composizione, l’oggetto (di nuovo, casuale) che parla in un modo unico a ciascuno di noi.

Che sentiamo nostro, perché era presente lì, nelle nostre case di famiglia, nei nostri desideri, nei nostri ricordi sepolti chissà dove. Un fiore, insomma, che Bufalino definiva da regalare.

Sull’artista…

Daniele Cascone (Ragusa, 1977) inizia il suo percorso artistico nel 2001. Sperimenta parecchio, mescolando le tecniche digitali con gli strumenti più tradizionali. Si interessa di fotografia, di stop-motion e di video.

La sua attività lo porta a fondare diversi progetti sulle arti visive, tra cui il web magazine «Brain Twisting». Contemporaneamente, inizia a esporre sia in Italia, sia all’estero e i suoi lavori sono presenti in numerose pubblicazioni di settore.

Alla fine del 2008 il mezzo fotografico diventa predominante nella sua ricerca artistica, per la quale si avvale dei set in studio dove poter mettere in scena le situazioni che caratterizzano le sue opere.

La sua è una costante ricerca di un equilibrio tra impulso creativo e tecnica di esecuzione, necessaria per esplorare temi come l’uomo, l’esistenza, il subconscio e il simbolismo.

Coinvolti in un’insolita mostra di fine anno

Coinvolti in un’ insolita mostra di fine anno

a cura di Lo Magno artecontemporanea

Lo Magno artecontemporanea inaugura un nuovo progetto collettivo “Coinvolti in un’insolita mostra di fine anno”, giorno 28 dicembre alle ore 19 presso la propria sede di Modica (via Risorgimento 91-93).

Chiara citazione di una capostipite del cinema italiano dello scorso secolo, Lina Wertmüller (abbreviandone il nome), “Coinvolti in un’insolita mostra di fine anno” oltrepassa i confini del contenuto disegnato da un titolo, proprio come le opere filmiche della regista simbolo della femminilità dietro la cinepresa, hanno sempre amplificato il loro essere fuori dall’etichetta-titolo.

Sulla via dell’incipit che Lo Magno porta avanti, la cooperazione e contaminazione come segno produttivo e indispensabile in una struttura artistica, i 13 artisti in mostra, per la maggior parte provenienti da altre realtà, esploreranno un dialogo che inizia proprio da questa esperienza, celebrando così alcune tra le collaborazioni collaterali alla galleria durante il 2024: l’incontro come studio e approfondimento di un lessico artistico comune o accomunato.

Pittura, fotografia, scultura, installazioni, in galleria: Andrea Cerruto, Krizia Galfo, Nanni Licitra, Marco Mangione, Andrea Mangione, Tamara Marino & Simon Troger, Giuseppe Minnella, Lorenzo Montinaro, Dumitrita Razlog, Lola Schnabel, Samantha Torrisi, Anna Tusa.

Artisti già affermati nel panorama nazionale ed internazionale insieme in questa “insolita” collettiva, dove avremo l’opportunità di vedere a parete opere di artisti fuori dal loro comune posto, dalla propria galleria di riferimento o dal proprio luogo di produzione.

Partendo dalla realtà, ogni artista sceglie in che modo riscriverne i tratti, in che modo rappresentare la dimensione che ha scelto di accogliere, cosa mescolare e cosa evitare, proprio per questo “coinvolti in un’insolita mostra di fine anno” rende luogo ciò che si è mescolato e dimensione ciò che si è progettato.

Coinvolti in un’ insolita mostra di fine anno

Opening: 28 dicembre ore 19.00

Periodo: 29 dicembre – 28 febbraio

Visite: martedì/venerdi ore 17/20 ; sabato ore 10/13

Roma Arte in Nuvola 2024

Lo Magno artecontemporanea –  Roma Arte in Nuvola

21 – 24 novembre 2024

Piano forum (piano terra) stand G34

Centro congressi  “La Nuvola” – Viale Asia 40/44, Roma.

Con noi gli artisti: Ignazio Cusimano Schifano, Emanuele Giuffrida, Rossana Taormina.

Un progetto collettivo realizzato in occasione della prima partecipazione della galleria alla manifestazione romana che quest’anno giunge alla 4^edizione.

Ignazio Cusimano Schifano (Palermo, 1976)

FICUZZA*

cosa non abbiamo capito, cosa non abbiamo compreso di loro?

Così chiedeva la grande quercia secolare durante le “residenze” periodiche di Ignazio al bosco di Ficuzza (Palermo).

Un luogo in cui l’artista vive un’esperienza legata alla metafisica e che, come in una sorta di grande puzzle da ricomporre, narra l’incontro con una realtà altra in cui protagonista è un albero annoiato dalla sua immobilità che memorizza tutti i vissuti del prato circostante: Matrimoni singolari, funerali insoliti, disparate liti, e le condivide.

Un dialogo mistico che si esplicita in opere su carta in cui predilette sono tecniche miste legate al ‘700-’800.

Esperienze si declinano in tratti decisi, che eliminano le distanze tra idealizzazione e realizzazione. Un impeto di espressione in cui si manifesta l’intimità dell’artista.

Un racconto in cui si fondono pura serenità, data dal contatto con la natura, ed inflessioni tematiche,dovute al contatto con il mondo sociale e con l’universo dell’arte contemporanea.

Cronologia di emozioni su carta, Ficuzza rappresenta il susseguirsi degli istanti in cui affacciarsi alla realtà significa avere urgenza di essere artista.

*La riserva naturale orientata Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago è un’area naturale protetta situata nei comuni di Corleone, Godrano, Marineo, Mezzojuso e Monreale, nella città metropolitana di Palermo

Emanuele Giuffrida (Gela, 1982)

Erano gli anni novanta ed Emanuele Giuffrida si trovava a crescere in una cittadina dell’estremo sud siculo chiamata Gela, in provincia di Caltanissetta.

Dato biografico necessario per comprendere il lavoro dell’artista, perché è proprio da qui che inizia la storia della suo progetto artistico, dalle rielaborazioni dei vissuti d’infanzia: The Playroom Scenario, The White Sheet, The Outside Circus, cicli pittorici che Emanuele abbraccia e che, come tante declinazioni di uno stesso vissuto, ci rimandano immediatamente a lui, alla sua pittura, definita a volte hopperiana, a volte malinconica, ma che per l’artista si realizza in una potente forma di rivalsa estetica. Memoria che fa da guida ad una pittura solida, piena, gestita perfettamente come fosse continuazione del suo essere nel mondo.

Campi semantici propri affidati ad un tratto pittorico riconoscibile e puro, quasi incontaminato nel tempo .

Una continua ricerca che si nutre della sua intimità ma che si manifesta in un dialogo con il contemporaneo deciso, autentico e dal forte impatto estetico.

Rossana Taormina (Partanna, 1972)

DERIVA

“cosi gentile e inafferabile, impermeabile alla volgarità” cantava De Gregori riferendosi a quel movimento che, in maniera apparentemente lenta e superficiale, spinge sempre nella stessa direzione diventando corrente e portando ad uno scostamento di idee, modi, spazi, tempi, vita.

Deriva nasce da un’esigenza fondamentale nella produzione dell’artista: partendo dalla pratica dell’objet trouvé, riscrivere spazio e tempo di un oggetto, a stretto contatto con la carica mnestica di questo.

Plasmare una nuova memoria lavorando con la dimensione spazio-temporale è condizione fondamentale della deriva che, grazie al medium dell’acrilico e al supporto di vecchie carte nautiche, diventa nuova geografia a servizio di un estetica contemporanea.

Art Verona 2024

“Io non so come è la realtà. Ci sfugge, mente di continuo.
Io diffido sempre di ciò che vedo,
di ciò che un’immagine ci mostra, perchè immagino ciò che c’è al di la.
ciò che c’è dietro ad un’immagine non si sa”

M. Antonioni

 

Blow-up è la parola chiave che segna l’incontro tra una delle più belle opere in pellicola di Michelangelo Antonioni (Blow-up 1966) e la più recente ricerca artistica di Giovanni Viola. Il punto di convergenza è la riflessione che ambedue dedicano alla percezione stratificata della realtà, da parte di uno sguardo che, nel cinema come nella vita reale, vuole spesso provare a superare la barriera dell’immediata evidenza. Dall’ occhio del regista, la chiara e limpida visione di un parco londinese, teatro dell’abbraccio di due amanti, nasconde la terribile verità di un delitto che di li a poco si consumerà; così come nel lavoro di Viola, la limpidezza di uno specchio d’acqua filtra l’indefinita visione di un fondale scuro.
Sono piani di visione che, riproposti sullo schermo così come sulla superficie di un dipinto, creano un complesso gioco di stratificazioni capace di restituire a chi guarda un’illusione di realtà, nel primo caso con valenza narrativa e nel secondo con impatto fortemente estetico.
Ma è possibile l’approdo ad una visione autentica del reale o il destino dello sguardo è di rimanere chiuso entro lo spazio creato dall’illusione?

Fuggire da un illusione o da una rappresentazione della realtà, creata su pellicola o su tela, per tuffarsi dentro la verità stessa delle cose sensibili, sconta pur sempre il limite derivante dalla nostra percezione, la quale è in grado di cogliere il mondo che le sta fuori solo per piccole fette: la serie di innumerevoli attimi che insieme costituiscono il presente.
E così la successione degli attimi genera il senso del tempo, quella distinzione tra presente, passato e futuro che Albert Einstein definiva un’ostinata illusione di cui rimane preda l’essere umano per un mistero difficile da penetrare. Seguiamo il fluire del tempo nell’infinita variazione di forme e colori di uno specchio d’acqua marina, consapevoli che gli innumerevoli istanti di questo spettacolo sono tutti ugualmente carichi di presente, assoluti come l’intera pellicola o la singola rappresentazione pittorica che tenti di coglierne l’essenza.

IL TEMPO.. UN’ILLUSIONE DI COSCIENZA

Trasparenze nel tempo…

Plastiche Trasparenze…

Visione di superficie

Da BLOW-UP