Categoria: Mostre

NIENTE DA VEDERE

“Niente da Vedere”: a Palazzo Beneventano a Scicli Lo Magno artecontemporanea inaugura un nuovo viaggio artistico tra storia e contemporaneità

 

SCICLI – Venerdì 8 marzo i bassi del maestoso Palazzo Beneventano di Scicli apriranno le porte a un’affascinante esposizione che, come un ponte tra passato e presente, intesserà un dialogo tra diverse epoche e lo farà sul filo conduttore dell’arte contemporanea.

A cura di Lo Magno artecontemporanea, la mostra “Niente da vedere” si inserisce nella complessa identità di questo storico edificio riconosciuto patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, un luogo unico e suggestivo che, fuso di stili ed epoche, testimonia la ricchezza della sua storia.

Fucina di bellezza e arte, denso di meraviglie da osservare e vivere, il titolo “Niente da vedere” vuole proprio essere un’ironica dichiarazione sulle molteplici sfaccettature di questo luogo, una dichiarazione che si svela nel connubio tra il racconto che di sé fa il progetto artistico “Bassi Beneventano” e l’arte contemporanea esposta e che porta la firma degli artisti

 

Simphiwe Buthelezi

Andrea Cerruto

Giuseppe Colombo

Ignazio Cusimano Schifano

Emanuele Giuffrida

Giovanni Iudice

Rossana Taormina

Ivan Terranova

Samantha Torrisi

Giovanni Viola

William Marc Zanghi

 

Gli stessi saranno anche i protagonisti dei progetti “Lo Magno artecontemporanea” che, nel biennio ’24-’25 , con le loro opere contribuiranno a creare un affascinante “trailer” di risorse e collaborazioni della galleria.

Quello proposto durante la mostra sarà un viaggio artistico che inizierà con uno scenario visivo unico, l’esterno del prestigioso edificio che affascina con i suoi esterni tardo barocchi, mascheroni, teste di saraceni e decorazioni sontuose. Il viaggio proseguirà internamente, attraverso i soffitti che rivelano affreschi che narrano il periodo fascista, quando i bassi del palazzo divennero il cuore amministrativo della città di Scicli. Sarà poi la bellezza delle opere presentate l’anello di congiunzione che, fuori dagli schemi, darà senso al tempo. Ognuno degli undici artisti in mostra porterà il proprio linguaggio artistico e la propria visione unica. Pitture e tessuti lavorati e ricamati, installazioni fotografiche e manufatti realizzati con materiali provenienti da terre lontane, saranno tutti tasselli di una narrazione visiva che attraverso l’opera presentata si fonderà armoniosamente con la storia di Palazzo Beneventano che da quasi un anno ospita ____ il progetto artistico “Bassi Beneventano” nato dall’unione di intenti tra la galleria d’arte Lo Magno e la stamperia d’arte Amenta. “Niente da vedere” è apparenza e sostanza; è forma e colore; è passato e presente; è stasi e movimento. Celebra l’estetica contemporanea ma sottolinea l’importanza di preservare e valorizzare il patrimonio storico e architettonico dei luoghi che sono memoria e cuore di una città. È una vetrina per gli artisti, ma anche un’occasione per esplorare la bellezza intramontabile di un luogo che custodisce gelosamente infiniti significati e continua a ispirare e a raccontare la sua storia anche attraverso l’arte contemporanea.
Apertura venerdì 8 marzo alle ore 19.00. L’esposizione è ospitata presso Bassi Beneventano a Scicli (Rg), in Piazzetta Ficili,1 e sarà visitabile fino a domenica 14 aprile 2024, dal lunedì al sabato 10/13 e 16/20.

 

Sponsor Ghibli Solutions

 

Si ringraziano Marina Mottin e la SMAC Gallery di Cape Town per il prezioso apporto

 

ufficio stampa

Michele Barbagallo per MediaLive

english version

“NOTHING TO SEE”: at Palazzo Beneventano in Scicli Lo Magno artecontemporanea inaugurates a new artistic journey between history and contemporaneity

 

SCICLI – On Friday 8 March the roots of the majestic Palazzo Beneventano in Scicli will open the doors to a fascinating exhibition which, like a bridge between past and present, will weave a dialogue between different ages using the beauty of contemporary art.

Curated by Lo Magno artecontemporanea, the exhibition “NOTHING TO SEE” is part of the complex identity of this historic building recognized as a World Heritage Site by UNESCO, a unique and evocative place. The mix of styles and ages testifies to the richness of its history.

Hotspot of beauty and art, full of wonders to observe and to experience, the title “NOTHING TO SEE” is intended to be an ironic declaration on the many facets of this place.

There are eleven artists involved and they will be the protagonists of the Lo Magno artecontemporanea’s projects in the next two years:

 

Simphiwe Buthelezi

Andrea Cerruto

Giuseppe Colombo

Ignazio Cusimano Schifano

Emanuele Giuffrida

Giovanni Iudice

Rossana Taormina

Ivan Terranova

Samantha Torrisi

Giovanni Viola

William Marc Zanghi

 

The exhibition will be an artistic journey that will begin with a unique visual scenario: the exterior of the prestigious building that fascinates with its late Baroque facate, masks, Saracen heads and sumptuous decorations.

The journey will continue internally, through the ceilings that reveal frescoes that narrate the fascist period, when the roots of the building became the administrative heart of the city of Scicli.

A the end the beauty of the contemporary works presented will give meaning to time.

Each of the eleven artists on display will bring their own artistic language and a unique vision.

Paintings and embroidered fabrics, photographic installations and artefacts made with materials from distant lands. All works will be pieces of a visual narrative will blend harmoniously with the history of Palazzo Beneventano.

The Palace hosted the artistic project “Bassi Beneventano” for almost an year. Bassi Benevantano born from the union of intent between the Lo Magno gallery and the Amenta art printing. “NIENTE DA VEDERE” is both appearance and substance; shape and color; past and present; stasis and movement.

It celebrates contemporary aesthetics but underlines the importance of preserving and enhancing the historical and architectural heritage of the places that are the memory and heart of a city.

It is a showcase for artists, but also an opportunity to explore the timeless beauty of a place that jealously guards infinite meanings and continues to inspire and tell its story through contemporary art.

Opening: Friday 8 March at 7.00 pm.

The exhibition can be visited until Sunday 14 April 2024 (Monday-Saturday 10a.m./13p.m, – 16/20 p.m)and is hosted at Bassi Beneventano in Scicli (Rg), in Piazzetta Ficili,1.

Sponsor Ghibli Solutions

 

Thanks to Marina Mottin and the SMAC gallery of Cape Town for their precious contribution

Press office

Michele Barbagallo per MediaLive

AFTER THE HUMAN COLONIALISM

Samantha Torrisi, Untitled, 2023, olio su tela, 40x40 cm

 

 

 

 

 

 

 

Ivan Terranova, Frame da video-installazione Fabula

AFTER THE HUMAN COLONIALISM

SAMANTHA TORRISI – IVAN TERRANOVA

 

a cura di Valeria D’Amico e Giuseppe Lo Magno

30/12/2023 – 29/02/2024

 

Le ricerche di Samantha Torrisi ed Ivan Terrannova sembrano incontrarsi a dialogare più volte in diversi luoghi (aspetti) e in diversi nonluoghi (Marc Augé). La zona d’interesse più esplicita in questo progetto è l’insieme di istanti che ambedue dedicano, ognuno con propria sintesi, alla cura del proprio sguardo verso un concetto di rapporto con la natura intimo e delicato, che si scontra con una realtà tangibile fatta spesso di abuso e cannibalizzazione di questa.

L’antropizzazione del territorio è sempre più evidente, così come lo è il limite del ragionamento del sistema socioeconomico e culturale che prova a trovare soluzioni concrete strumentalizzando spesso teorie ecologiste e di sostenibilità, aggiustamenti marginali in una materia che, se non gestita da un punto di vista altĕro, finisce sempre per rientrare nella stessa logica di partenza, ottenendo risultati parziali ed incompleti.

Interessante al riguardo l’intervento del filosofo Roberto Mancini in un convegno di quest’anno: «Voi sentite sempre queste tre parole: sostenibilità, innovazione, inclusione. Sono parole che mentono perchè sono come delle pezze che il sistema attuale ci offre per dire che si aggiusteranno le contraddizioni».

Sembrerebbe quindi essenziale mettere in discussione il nostro sistema sociale, la nostra cultura, i fondamenti del nostro stare al mondo. Non si tratta di fare qualche aggiustamento ma di provocare una conversione di base del comportamento sociale. Continua Mancini: «serve la generazione di un altro modo di stare al mondo, una nuova nascita.». (*1)

After the Human Colonialism coinvolge i giovani della classe 4L indirizzo grafico del Liceo Leonardo di Brescia che, prendendosi cura del progetto grafico della mostra, hanno avvalorato il lavoro della galleria e scardinato principi estetici usuali. L’esposizione vuole dare spazio ad un’idea semplice: amore per la natura. Motto universale che in questo periodo storico ci chiede un’inversione nella banalizzazione del concetto: un rientro al valore semplice. Prendersi cura del modo in cui stare al mondo.

A tal proposito “Leonardo Caffo” filosofo e scrittore in un interessantissimo articolo per Exibart sostiene che “l’ambientalismo oggi è lo specchio inverso del problema che tenta di risolvere: se da un lato si è distrutto perché ci si è sentiti troppo importanti, dall’altro si vuole salvare tutto proprio perché è a rischio la nostra importanza. È per questo che il compito dell’ecologia fallisce: tende a caricare di antropocentrismo tutto, anche il suo presunto opposto”. (*2)

Ed è proprio il termine specchio che trova un posto essenziale nella traduzione del lavoro di Samantha Torrisi.

Come ben sintetizza Mario Gerosa: «Il mondo rappresentato nei quadri, che vivono come dietro lo

specchio, in una dimensione propria, dove tutte le leggi fisiche sono sovvertite». (*3)

I paesaggi trasfigurano i propri confini in un movimento che a volte evoca le tecniche usate da Gerhard Richter e altre sembra attingere da una ripresa di Michelangelo Antonioni nella pellicola Blow-Up. L’artista, legata alla origini del suo percorso alla grammatica cinematografica, ancora oggi non ne nasconde il riverbero: l’indefinito dell’effetto video evocato dall’evanescenza delle ambientazioni, dal filtro estetico che crea tra l’immagine (reale o irreale) di riferimento e chi la guarda. Un percorso del quale oggi si apprezza il pieno possesso di un incisiva dinamicità e una padronanza simbolica.

Il tema del bosco affrontato in questo progetto fa parte della più recente produzione dell’artista. L’archetipo della selva fugge dai parametri di una riproduzione ovvia e diventa strumento per affrontare la trascendenza contemplativa a cui naturalmente tendiamo. Sovente nel bosco di Samantha, si possono incontrare segni-simbolo che, in una sorta di tacito “Grido dei Popoli”, ricordano in maniera poetica e femminile la grettezza dell’antropizzazione dei luoghi incantati da lei descritti: macchie o segni grafici (Dove Finisce l’Erba, 2022, olio su tela, 120×100), disturbi visivi che suggeriscono una presenza umana che turba la perfezione e gli equilibri della natura, strade e fili della corrente che diventano linee grafiche solo accennate (Untitled, 2023, olio su tela, 40x40cm).

Una narrativa votata ad un fine a perdita d’occhio dove le opere oltrepassano i propri perimetri divenendo infiniti spazi di storia osservabili da dietro uno specchio, da dove ci è consentito solo fermarci per la contemplazione.

I motivi per cui prendersi cura del discorso antropocentrico sono diversi e alimentano la riflessione, la produzione e l’azione, in un ecosistema corale nel quale arte, filosofia, moda ed interi sistemi socioeconomici fanno i conti con una necessaria inversione di rotta: una mitigazione tra obiettivi economici e risultati eco-sostenibili.

Nel frattempo si approda a nuove patologie come l’eco-ansia o disturbi depressivi da accelerazione del tempo che, percepito spesso come una mancanza, entra in conflitto con la funzionalità richiesta all’uomo dall’apparato sociale. Ed è proprio questa una delle carenze che allontana dal sereno rapporto con la natura: la mancanza di capacità di contemplazione e di partecipazione al naturale flusso delle cose per inseguire, invece, ritmi frenetici e discordanti.

Chi sopravvive è testimone della banalità del male. Ivan Terranova attraverso “Fabula”, in maniera profonda ed esplicita, ci conduce in un viaggio verso le origini, verso un incontro primordiale tra l’essere umano contemporaneo e la Natura.

Il progetto nasce da letture e ricerche scientifiche sulla scomparsa del lupo siciliano (Canis Lupus Cristaldii), il cui ultimo esemplare è stato abbattuto circa cento anni fa.

Una scomparsa determinante tanto per gli equilibri eco-sistemici, quanto per la perdita di un patrimonio storico/culturale. Il lupo, figura di rilievo negli epiloghi di molte fiabe destinate all’occidente, madre nella tradizione mitologica romana, lupa insaziabile nella novella di Giovanni Verga, compagna di vita per la giovane Mononoke nella pellicola di Hayao Miyazaki, è ancora oggi considerato il simbolo di un’anima selvaggia, di uno status vincente, di forza incondizionata.

Racconta l’artista: «da ragazzino avevo un poster con un lupo e sotto una frase di Henry David Thoreau, “In the wild is the preservation of the world”, un concetto importante che ho riscoperto insieme a tutti gli autori del proto-ambientalismo americano».

Così inizia una ricerca video-fotografica sulla presenza o assenza della specie del lupo e sulle relazioni e interazioni tra natura e cultura, tra il mondo animale che in maniera istintiva aderisce alla vita e il mondo razionale dell’uomo che sceglie di modularla a seconda delle proprie esigenze.

Dopo una serie di escursioni e lunghi tracciamenti, l’artista sceglie diverse aree dell’Appennino siciliano dove posiziona delle foto-trappole (strumenti usati dai cacciatori e dai biologici per mappare le specie). Gli strumenti hanno ripreso immagini meccaniche per più di un anno.

Quello che il lavoro di ricerca ha restituito sono immagini e video di una dimensione notturna non ancora interamente domata, un tempo ancestrale, una cine-isola che ci proietta in luoghi utopicamente condivisi da tutta la comunità dei viventi, uomini e animali.

Una video-installazione che evoca concetti archetipici e che rompe istantaneamente la sensazione di cecità contemporanea con un gioco di sguardi che si innesca da dietro a oltre lo schermo. Monitor a tubo catodico e proiezioni riproducono una serie di momenti di vita dei tantissimi animali che abitano questi luoghi.

 

Art. 9 Principi fondamentali – Costituzione della Repubblica italiana

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

L’ultimo comma è stato aggiunto grazie alle modifiche apportate dalla legge costituzionale dell’11 febbraio 2022, n.1.

 

Samantha Torrisi e Ivan Terranova estetizzano una parte della loro Sicilia con amore smisurato.

Tipico per chi fa arte da queste parti. Il discorso sul territorio è quasi un rito. Una verticalità che tiene salde le radici e genera una spinta verso il cielo.

After the Human Colonialism non vuole fare denuncia ma proporre piccoli “tips” per una riflessione sull’antropocentrismo ma soprattutto creare una rappresentazione energica di quello che i giovani del nostro territorio producono anche come reazione al contesto socio-culturale e ambientale.

 

(*1) Roberto Mancini: “Quanta fretta ma dove corri? Incontro con il filosofo Roberto Mancini”. Icaro Tv. Youtube

(*2) Leonardo Caffo: "A chi importa se il mondo brucia". Exhibart 121-settembre-ottobre 2023

(*3) Mario Gerosa: "Gli specchi di nebbia di Samantha Torrisi". AD Italia-31 ottobre 2019

 

▶▶ About Samantha Torrisi

▶▶ About Ivan Terranova

 

 

Parte 2

LEGAMBIENTE

L’estate 2023 ha segnato in modo particolare tutto il territorio nazionale: violenti nubifragi al nord della penisola; alluvioni nelle Marche e in Emilia Romagna; endofagia dei campi e delle zone boschive in Sicilia a causa degli incendi.

Legambiente Sicilia, oggi l’associazione ambientalista più diffusa sul nostro territorio, ispirata ai grandi valori di tutela e valorizzazione della natura, promuove ideali di democrazia e di lotta pacifica, coordina campagne di analisi, denuncia e informazione che costantemente fotografano lo stato di salute del nostro territorio con un programma di azioni contro i mutamenti climatici e a favore del risparmio energetico e delle fonti alternative e rinnovabili.

L’associazione accompagna il progetto Lo Magno artecontemporanea mettendo in luce i punti focali del loro lavoro sul campo, fornendo approfondimenti sull’attività odierna e attiva degli addetti di settore sulla base di elaborati sia documentali che di analisi dello specifico contesto regionale.

È il presidente del Circolo Legambiente di Modica – Giorgio Cavallo – che ci mette al corrente dell’attuale impegno riguardo l’emergenza incendi.

L’iniziativa di cui prendiamo nota qui è “Sicilia messa a fuoco”, campagna di sensibilizzazione e azione per fermare gli incendi in Sicilia.

Di seguito le proposte, indirizzate innanzitutto alle istituzioni regionali, per richiedere alcune misure urgenti per contrastare alcuni comportamenti che sono alla base di numerosi incendi nelle aree rurali.

In sintesi alcuni punti:

– Campagne di sensibilizzazione sul tema della conservazione della biodiversità.

– Attività di formazione per amministratori, tecnici e operatori per una riqualificazione dei diversi settori interessati.

– Rendere obbligatoria la redazione dei piani di gestione forestale sostenibile, sia come condizione per l’utilizzo della manodopera che per l’accesso ai fondi pubblici, avviando l’elaborazione di una strategia forestale mai definita nella nostra Regione.

– Aumentare il controllo del territorio, anche con funzione deterrente mediante l’uso di forze armate nelle situazioni più critiche e nei periodi a più alta pericolosità (allerte incendi).

– Potenziare l’attività di commissariamento avviata dalla Regione nei confronti dei Comuni inadempienti alla redazione del catasto degli incendi ed avviare ispezioni per verificare se negli anni i terreni distrutti dal fuoco siano stati utilizzati per percepire contributi comunitari nel settore zootecnico e forestale o se aree percorse dal fuoco con formazioni vegetali diverse dal bosco siano state, negli anni successivi, oggetto di trasformazioni agrarie o edilizie.

– Potenziare le attività di manutenzione dello spazio rurale e attuare una gestione forestale sostenibile, quali indispensabili azione di prevenzione antincendio

– Introdurre il divieto tutto l’anno dell’uso del fuoco in pieno campo a partire dalle stoppie e dagli incolti, pratica arcaica e ambientalmente dannosa a prescindere dal rischio incendi.

– Estendere il divieto di pascolo e caccia per 10 anni su tutte le aree con vegetazione naturale e agraria percorse dal fuoco mentre attualmente il divieto riguarda solo i boschi. Estendere il divieto di caccia per 10 anni su tutte le aree percorse dal fuoco mentre attualmente il divieto riguarda per legge solo i boschi.

– Aumentare il controllo sociale su questo fenomeno, rendendo pubblici i dati, coinvolgendo i cittadini nella mappatura e nel monitoraggio.

– Prevedere la nomina obbligatoria in ogni Comune di un responsabile analogamente a quanto previsto per il contrasto all’abusivismo edilizio con sanzioni per le inadempienze a carico dei funzionari e delle amministrazioni.

Iniziative a livello nazionale:

– L’inasprimento delle sanzioni penali e il potenziamento degli strumenti per il perseguimento dei

reati connessi con gli incendi;

– Potenziare in Sicilia la presenza dei Carabinieri Forestali e quella dei Vigili del Fuoco;

– Affidare la gestione dei mezzi aerei per lo spegnimento solo allo Stato, al fine di scongiurare

interessi privati non leciti in questo settore.

Si aggiunge infine: La gestione degli incendi riguarda anche la ricostituzione post-incendio. Le

soluzioni devono basarsi sulla conoscenza scientifica e sulla comprensione delle dinamiche

ecologiche del bosco e degli ambienti naturali.

Si ringraziano: Legambiente Sicilia; il Liceo Leonardo di Brescia e i ragazzi della 4L: Filippo Augelli, Greta Bertocchi, Asia Bonomi, Davide Botti, Abigail Dalisay, Lisa Foti, Alessandra Ivanyuk, Maccabelli Luca, Angelica Marci, Rey Nicoli.

 

Valeria D'Amico

LO MAGNO artecontemporanea

MODICA via Risorgimento 91-93

www.lomagnoartecontemporanea.it | +390932763165

@ # lomagnoartecontemporanea | info@lomagnoartecontemporanea.it

SCICLI Palazzo Beneventano Piazzetta Ficili 1 | +393396176251

lomagno@bassibeneventano.it | www.bassibeneventano.it

@ # bassibeneventano

Piero Guccione. Dolore e Meraviglia

ARTE: sull’Etna, a Linguaglossa, in mostra “Piero Guccione. Dolore e meraviglia”.

Lo sguardo del più leopardiano fra gli artisti del Novecento sulla Natura e gli infiniti della Sicilia

 

Linguaglossa (CT), 09 dicembre 2023 – Dal 10 dicembre e fino al 31 marzo 2024 il Museo Regionale Francesco Messina – Salvatore Incorpora di Linguaglossa ospita la mostra “Piero Guccione. Dolore e meraviglia”.

Si inaugura sabato 9 dicembre alle ore 11.30.

Un progetto della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Catania, guidata dall’architetto Donatella Aprile, dal titolo “SGUARDI – PAROLE – SUONI per un MUSEO CONDIVISO e Laboratorio per il cambiamento” concepito per promuovere e valorizzare quello che è attualmente l’unico museo regionale dedicato all’Arte Contemporanea della Sicilia orientale.

Una iniziativa accolta, promossa e finanziata dall’Assessorato dei Beni Culturali – Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana. La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione – di cui è presidente la figlia dell’artista, Paola, che sarà presenta all’inaugurazione – e con il Comune di Linguaglossa. L’allestimento è stato curato da Lo Magno artecontemporanea.

Ventisei le opere del maestro di Scicli esposte a Linguaglossa: si tratta di undici oli e tecniche miste e 15 pastelli, realizzati dal 1975 al 2008 e provenienti da collezioni private. Il titolo è ispirato ad una citazione di Aristotele che il pittore fa sua, come riflessione e denuncia, per ricordare come “il dolore e la meraviglia” siano alla base della Filosofia ma anche della Pittura.

Guccione è stato definito il più “leopardiano” fra gli artisti del Novecento per gli echi di solitudine e di infinito che evocano le sue opere – dove l’abisso del mare trascolora nell’immensità del cielo. Ea scorrere le opere di questa esposizione di Linguaglossa, tutto sembra accostarlo al poeta di Recanati, alla sua vibrante e commossa percezione della bellezza – e del dolore, quando questa meraviglie è violata dall’Uomo – del Creato. Che in Sicilia si declina in tenui azzurri di cieli e mari, nel giallo vivo di campi di grano e frondosi carrubi, nelle lune solitarie – anche qui – appese al margine di una tela, sospese tra la malinconia di un vespro e un misteriosa alba sulla spiaggia. Un paesaggio, quello che Guccione trasferisce sulla tela, cui non è estranea neanche l’Etna, la “muntagna”, che il maestro rievoca in un pastello su carta del 1995 con il suo cocuzzolo innevato e visibile, nel nitore di certe mattine invernali, anche a chilometri di distanza dall’altopiano della campagna iblea.

Completano la mostra una video intervista a cura di Vincenzo Cascone (maggio 2009) e una sezione documentale – a cura dell’Archivio Piero Guccione – con una toccante lettera autografa – dattiloscritta e piena di ritocchi e minuziose correzioni – di Gesualdo Bufalino indirizzata all’amico Piero, del quale era profondo estimatore. In una lettera del maggio 1995 – Bufalino sarebbe scomparso in un tragico incidente l’anno dopo – lo scrittore di Comiso dice: “Questo mi pare il senso della tua arte, che unisce insieme la pietà per un mondo offeso dall’uomo e una sete insaziabile d’innocenza”. Alla mostra – il cui progetto di allestimento è curato da Rocciamadre Architettura – è dedicato un catalogo, in lavorazione, con una raccolta di saggi antologici e un intervento del critico d’arte Anthony Molino che sarà presentato nelle prossime settimane.

Visite tutti i giorni, dalle 9.30 alle 18. Ingresso gratuito.

INFO: Comune di Linguaglossa tel. 095643677 e 376 0343472;

Soprintendenza BBCC Catania tel. 096 7472229.

 

Ufficio stampa

Carmela Grasso | info@melamedia.it |melagrasso@gmail.com | cell. 349 2684564

PIERO GUCCIONE_BIOGRAFIA

Piero Guccione nasce il 5 maggio 1935 a Scicli, piccola città della fascia sud-orientale della Sicilia, inprovincia di Ragusa. Dopo il diploma all’Istituto d’arte di Catania, nel 1954 si trasferisce a Roma, dovefrequenta i pittori neorealisti della Galleria Il Pincio a Piazza del Popolo. Il 23 aprile 1960 tiene la prima mostra personale alla Galleria Elmo di Roma, presentata dal critico d’arte Duilio Morosini. Dal 1961 al 1964 frequenta il gruppo “Il pro e il contro” formato anche dagli artisti Attardi, Gianquinto e Vespignani. Nel 1966 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia e diventa assistente di Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma, in seguito titolare di cattedra fino al 1969. Alla fine degli anni Sessanta costruisce una casa estiva tra Punta Corvo e Baia di Sampieri, lembo estremo della Sicilia Orientale, dove i suoi soggiorni si fanno sempre più frequenti e prolungati. Nel 1971 la città di Ferrara gli dedica la prima antologica a Palazzo dei Diamanti e l’anno successivo espone nuovamente alla Biennale, dove torna anche nel 1978, 1982, 1988

e nel 2011. Nel 1973 Leonardo Sciascia, presentando una sua mostra a Palermo, utilizza il termine platitude per definire la sua cifra stilistica «come una fuga dalle sensazioni, e cioè dal tempo, per andare (e restare) oltre il tempo». Nel 1979 rientra in Sicilia, sull’altopiano modicano, dove trascorrerà il resto della vita e dove creerà i famosi mari assoluti, densi di una metafisica lirica, i suoi pastelli d’una illimitatezza neoleopardiana, i suoi poetici d’après. Diviene così, negli anni, il riferimento dei pittori del “Gruppo di Scicli”. Con la fine degli anni Settanta, arrivano le prime affermazioni personali all’estero, in particolare a Parigi e negli Stati Uniti. Nel 1985 il Metropolitan Museum of Art di New York presenta una sua antologica di grafica. Nel 1988 la Biennale di Venezia gli dedica nel Padiglione italiano una sala personale. Accademico di San Luca dal 1995, riceve il Premio Speciale per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel

1999 e la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana come benemerito dell’arte e della cultura nel 2004. Le sue opere sono nelle collezioni del Senato della Repubblica Italiana e al Metropolitan Museum di New York. Piero Guccione si spegne il 6 ottobre 2018, a ottantatré anni, nella sua amata casa- studio di Quartarella nella campagna modicana.

Estratto dal testo critico di Anthony Molino

 

“Se è vero che il dolore e la meraviglia – come vuole Aristotele – sono all’origine della filosofia, figuriamoci per la pittura.” Così diceva Piero Guccione, in una intervista del 1998, evidenziando ciò che per lui era l’antinomia per eccellenza che informava e permeava la sua opera pittorica. Pittore di spazi e luce il cui ricorso alla figurazione era spesso un pretesto per traslare la pittura verso i lidi della filosofia, i
cui quadri “vanno visti e poi letti” secondo il critico Domenico Porzio, l’arte di Guccione oscilla tra una tradizione visiva che parte da antenati illustri come Antonello da Messina per arrivare a sodalizi improbabili con artisti a lui contemporanei quali Ettore Spalletti e Valentino Vago, le cui ricerche ambivano parimenti a ciò che chiamerei un azzurro assoluto. Era, Guccione, un acrobata in tensione, la cui arte si alimentava, e si muoveva, non solo tra dolore e meraviglia – raccordo emozionale che attraversa tutta la sua opera – ma anche tra movimento e memoria, tra l’esatto e l’infinito. Di fronte ai suoi orizzonti, infatti, come non pensare
a L’Infinito di Leopardi, con cui il pittore condivide l’esperienza – e l’invito – di sondare quell’immensità dove il “pensier s’annega” e il naufragar è dolce? Orizzonti silenti dove dolore e meraviglia, oblio e stupore, convivono in una sinergia che la pittura di Guccione esalta in ogni suo minimo particolare, e che suggeriscono legami con altri poeti come l’Ungaretti de Il porto sepolto, o Il sentimento del tempo.
Nell’ambito del progetto “Sguardi, Parole e Suoni per un Museo Condiviso”, il Museo Regionale Francesco Messina-Salvatore Incorpora di Linguaglossa, in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione e Lo Magno Artecontemporanea, è lieto di presentare questa mostra antologica dedicata ad un Maestro la cui pittura si configura come un vertice imprescindibile per l’arte europea del ‘900. Figura schiva, estranea alle avanguardie e alle operazioni che hanno gettato le basi di ciò che oggi chiamiamo “mercato” e “sistema” dell’arte, Guccione è rimasto fedele non soltanto alla sua “Sicilia” (Sicilia come topos, come mito oltreché terra e storia insanguinate) ma ad una idea controcorrente di pittura che lui stesso riassume così: Se dipingessi il mare come si dipinge il mare, se dipingessi il nero come si dipinge il nero, finirei col dipingere un quadro, mentre io vorrei che questa immagine fosse una pura emozione. Ed è la pura emozione, tra dolore e meraviglia, che questa mostra insegue e auspica di generare in chi si avvicina e vorrà approfondire l’opera di Piero Guccione.

Anthony Molino

Il Canto della Sera, 1995, pastello su carta
La Linea del Mare, 1997, olio su tela

ArtVerona 2023

ArtVerona 2023 | 13- 15 ottobre

Lo Magno artecontemporanea

Padiglione 12 stand 5

Ignazio Cusimano Schifano & Emanuele Giuffrida

 

 

MODICA- Lo Magno artecontemporanea presenterà una bipersonale degli artisti Ignazio Cusimano Schifano ed Emanuele Giuffrida alla 18^edizione di ArtVerona 2023, in programma a Veronafiere dal 13 al 15 ottobre, con preview riservata il 12 ottobre.

“Valorizzare e promuovere il sistema dell’arte italiano con rinnovate sinergie e risorse” con la direzione artistica di Stefano Raimondi, ArtVerona conferma la propria ineccepibile presenza all’interno dell’universo del contemporaneo con una selezione di 135 gallerie partecipanti e sei sezioni espositive oltre alle editorie e agli spazi no profit.

La galleria modicana, nota per l’indagine e la sperimentazione dei movimenti artistici del terriotorio siciliano, esporrà allo stand 5 del padiglione 12 – INNOVA, sezione dedicata all’approfondimento della ricerca sui linguaggi contemporanei.

A parete, in dialogo, ci saranno i lavori di due artisti, entrambi palermitani, che da tempo collaborano con la realtà Lo Magno: Ignazio Cusimano Schifano ed Emanuele Giuffrida

Emanuele Giuffrida | Reconaissence Patterns

“Hai presente il fenomeno della pareidolia? È un fenomeno subcosciente che crea l’illusione di similitudine tra un oggetto dalla forma a noi nota e uno dalla forma casuale. Ecco. Per me è un ossessione da sempre”

Emanuele Giuffrida (Gela, 1981), artista poetico ed introspettivo, si racconta attraverso un percorso tra le sue “illusioni subconscie”. Una pareidolia forzata, densa di significanti per la vita dell’artista, che, per rendere ancora più leggibile il processo creativo prende in prestito un termine dal suo più comune uso nel linguaggio scacchistico: “Reconaissence Patterns”: applicazione per schemi o modelli visivi

Gela anni ‘90: “Ricordo da bambino, nei telegiornali locali, immagini di sagome distese per terra coperte da un lenzuolo bianco, era quasi all’ordine del giorno. Persino attraverso il finestrino della fiat 500 di mio papà, la sera, di ritorno a casa, assistetti a una scena simile; Tant’è che a scuola elementare, illustrando un dettato della maestra sull’argomento mafia, disegnai due figure in moto col casco che sparavano ad un uomo già avvolto in un lenzuolo fluttuante”.

Esperienze infantili rielaborate, trovano una bizzarra analogia con immagini legate ai linguaggi classici della pittura e della scultura – Le pieghe del lenzuolo bianco alludono al paragone con il panneggio delle vestigia delle statue greco-romane; restituendone prepotentemente un valore estetico, come fosse un’opera di rivalsa.

In mostra anche una serie di carte dedicata alla morte di Salvo Lima, soggetto scelto non per idiolatria o tributo a immagini di false divinità, ma per rendere chiaro il proprio intento di libertà all’interno di contenuti vissuti legati alla propria terra.

Tutto – per Emanuele – può essere veicolo di estetica ridondante, strutturalismo che trova sede nelle tragedie più contemporanee

Ignazio Cusimano Schifano | About Flowers

“ (…) Un rinovellarsi che trova il suo aspetto più pregnante in un moto dell’anima, in un’aspirazione che si fonda su di un motto semplice altresì universale: ricominciare dai fiori. Ricominciare lontano dai trabocchetti, dagli artifizi, dalla lusinga delle illusioni. Ricominciare lontano dalla morte della coscienza poetica. Ricominciare dalla Bellezza di cui i fiori sono un frammento nel creato”. Dal testo critico di Serena Ribaudo

Ignazio Cusimano Schifano (Palermo, 1976) inizia il progetto About Flowers nel luglio di quest’anno, inaugurando con la sua personale gli spazi di “Bassi Beneventano”, seconda sede per Lo Magno artecontemporanea.

Impulsivo e geniale, Ignazio, trova amore nel proprio fare, nell’essenza delle proprie azioni, tacitamente si lascia guidare da quello che è un naturale processo interiore.

Ogni tratto diventa espressione di una parte del proprio sé, donata con genuina voglia di condivisione di un tempo intimo e anacronistico con riferimento alla sua precedente professione di restauratore di pregio. Questa emerge sempre come una sorta di sigillo e da spazio al sentimento dell’antico come principio fondante di tutte le cose. Ad esso si sposa uno sguardo attento, inquieto, difforme, sulla realtà -esteriore ed interiore- che costituisce la ragione più profonda e più vera del suo fare pittura.

About Flowers ha segnato un momento estremamente significativo nel percorso di vita e d’arte di Ignazio Cusimano Schifano, un genuino processo di rinascita che inizia circa un anno fa nella prestigiosa esperienza di residenza artistica presso il Museo Trame Mediterranee-Fondazione Orestiadi di Gibellina, rinascita continuata con esiti fortunati per pregevolezza e risultati artistici nella sua produzione più recente che costituisce la totalità delle opere in mostra.

English

ArtVerona 2023 | 13- 15 October

Lo Magno artecontemporanea

Pavillon 12 booth 5

Ignazio Cusimano Schifano & Emanuele Giuffrida

 

MODICA – Lo Magno artecontemporanea will present a bipersonal exhibition of the artists Ignazio Cusimano Schifano and Emanuele Giuffrida at the 18th edition of ArtVerona 2023, scheduled at Veronafiere from 13 to 15 October, with a reserved preview on 12 October.

“Enhancing and promoting the Italian art system with renewed synergies and resources” with the artistic direction of Stefano Raimondi, ArtVerona confirms its impeccable presence within the contemporary universe with a selection of 135 participating galleries and six exhibition sections in addition to publishing houses and non-profit spaces.

Lo Magno gallery, known for the investigation and experimentation of the artistic movements of the Sicilian territory, will exhibit at booth 5 of pavilion 12 – INNOVA, section dedicated to the in-depth research on contemporary languages.

The dialogue will be between two artists, both from Palermo, who have long collaborated with the Lo Magno reality: Ignazio Cusimano Schifano and Emanuele Giuffrida

 

Emanuele Giuffrida | Reconaissence Patterns

Do you know the phenomenon of pareidolia? It is a subconscious phenomenon that creates the illusion of similarity between an object with a shape known to us and one with a random shape. There! It’s always been an obsession for me.”

Emanuele Giuffrida (Gela, 1981), a poetic and introspective artist, tells his story with a journey through his “subconscious illusions”.

A forced pareidolia, full of meanings for the artist’s life. Emanuele borrows a term from its most common use in chess language: “Reconaissence Patterns” to make the reading of his creative process easier. The meaning is: application for patterns, simile for visual patterns, structures that tend to repeat.

Gela 90s: “When I was child, I remember images of silhouettes lying on the ground covered by a white sheet broadcaasted by the TV news of my city. I witnessed a similar scene even through the window of my dad’s Fiat 500, on the way home in the evening. When I was in elementary school, illustrating a teacher’s dictation on the subject of the mafia, I drew two figures on motorbikes with helmets shooting to a man already wrapped in a floating sheet.”

Reworked childhood experiences find a bizarre analogy with images linked to the classical languages of painting and sculpture – The folds of the white sheet allude to the similarity with the drapery of the remains of the Greek-Roman Statues -; forcefully restoring an aesthetic value as if it were a work of revenge.

On display there will be a series of papers dedicated to the death of Salvo Lima. The subject was chosen not for idiolatry or tribute to images of false divinities, but to make clear one’s intent for freedom within lived contents linked to one’s land.

Everything – for Emanuele – can be a vehicle of redundant aesthetics, structuralism that finds its home in the most contemporary tragedies

 

Ignazio Cusimano Schifano | About Flowers

“(…) A renewal that finds its most significant aspect in a movement of the soul, in an aspiration that is based on a simple yet universal motto: starting again from the flowers. Starting again away from pitfalls, from artifices, from the lure of illusions. Starting again far from the death of poetic consciousness. Starting again from the Beauty of which flowers are a fragment in creation “ Serena Ribaudo

Ignazio Cusimano Schifano (Palermo, 1976) began the About Flowers project in July this year, inaugurating with his solo exhibition the spaces of “Bassi Beneventano”, the second headquarters for Lo Magno artecontemporanea.

Both Impulsive and brilliant, Ignazio finds love in what he does, in the essence of his actions, he tacitly lets himself be guided by what is a natural internal process.

Each stroke becomes an expression of a part of his self given with a genuine desire to share an intimate and anachronistic time. This time is linked to his previous profession as a prestigious art conservator which always emerges as a sort of seal on his previous profession as a prestigious restorer and consequently the feeling of the ancient as the founding principle of all things.

It is combined with an attentive, restless, dissimilar look at reality – external and internal – which constitutes the deepest and truest reason for his painting.

About Flowers marked an extremely significant moment both in the life and art journey of Ignazio Cusimano Schifano, a genuine process of rebirth that began about a year ago in the prestigious experience of artistic residency at the Museo Trame Mediterranee-Fondazione Orestiadi in Gibellina, rebirth continued with successful results in terms of excellence and artistic results in his most recent production which constitutes the totality of the works on display.

MODICA via Risorgimento 91-93

www.lomagnoartecontemporanea.it | +390932763165

@ # lomagnoartecontemporanea | info@lomagnoartecontemporanea.it

SCICLI Palazzo Beneventano Piazzetta Ficili 1 | +393396176251

lomagno@bassibeneventano.it | www.bassibeneventano.it

@ # bassibeneventano

INTO BASSI BENEVENTANO

INTO

BASSI BENEVENTANO

               RACCONTI ANACRONISTICI

 

 

VISITA GUIDATA A CURA DI

LO MAGNO ARTECONTEMPORANEA

E STAMPERIA D’ARTE AMENTA

 

Bassi Beneventano,  è uno spazio in cui la stamperia d’arte Amenta e la galleria Lo Magno artecontemporanea convivono all’interno dei “bassi” (sotto i piani nobiliari) di Palazzo Beneventano a Scicli, capolavoro artistico e patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Bizzarro appariscente e drammatico, il barocco siciliano trova una delle sue massime espressioni in questo luogo che, dal 9 giugno di quest’anno, ospita le due realtà già affermate sul territorio ibleo.

Un progetto d’arte al quadrato, uno spazio espositivo unico e “vivo” nel quale ammirare il percorso artistico allestito e vedere dal vivo le varie fasi del laboratorio incisorio sempre in attività.

Un luogo di scambio, di crescita e di contaminazione nel quale vivere l’arte attraverso le opere e il meticoloso lavoro che sta dietro ogni incisione.

Sabato 7 ottobre 2023, dalle ore 17, In occasione della 19° giornata del contemporaneo promossa da AMACI Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, Lo Magno Giuseppe, direttore artistico e Loredana Amenta tecnico stampatore coinvolgeranno i visitatori nell’approfondimento del loro ambizioso progetto a Scicli nato dal comune desiderio di valorizzazione dei talenti e del terrirorio siciliano.

Sarà proprio il terriorio, origine e punto di forza delle due realtà, ad essere protagonista di questo storytelling: arte contemporanea e artigianato contenuto in uno dei più bei siti simbolo del barocco siciliano e della restante storia fin’oggi.

 

Palazzo Beneventano

Piazzetta Ficili 1, Scicli (RG)

info@bassibeneventano.it

IGNAZIO CUSIMANO SCHIFANO | ABOUT FLOWERS

ABOUT FLOWERS

a cura di Serena Ribaudo

Bassi Beneventano ospita dal 6 Luglio About Flowers, mostra personale di Ignazio Cusimano Schifano a cura di Serena Ribaudo. About Flowers è la prima mostra con cui si inaugurano i nuovi prestigiosi spazi di Scicli “Bassi Beneventano” ubicati all’interno di Palazzo Beneventano insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’ Unesco e definito da Sir Anthony Blunt il più bel palazzo barocco di Sicilia.

La bellezza sfolgorante di Palazzo Beneventano, forte, sfacciata, caratterizzata da apparizioni fantastiche e da forme bizzarre è dunque già nota nel mondo e ben si presta ad ospitare questo nuovo importante spazio riferimento per la cultura siciliana e nazionale. Bassi Beneventano nasce dal sodalizio di due importanti realtà che danno vita ad un progetto veramente encomiabile per unità d’intenti e per desiderio di valorizzazione dei talenti e del territorio siciliani. Si tratta della Stamperia d’Arte Amenta -tra le pochissime stamperie d’arte in Italia- portata avanti con passione da Loredana Amenta e della Lo Magno artecontemporanea che con questa seconda sede, dopo quella di Modica, si prefigge un ampliamento della propria mission. Lo Magno artecontemporanea nel 2022 ha celebrato i suoi 30 anni di attività con un group show che ha visto proprio tra i protagonisti Ignazio Cusimano Schifano. About Flowers segna un momento estremamente significativo nel percorso di vita e d’arte di Ignazio Cusimano Schifano, un genuino processo di rinascita iniziato circa un anno fa nella prestigiosa esperienza di residenza artistica presso il Museo Trame Mediterranee-Fondazione Orestiadi di Gibellina, rinascita continuata con esiti fortunati per pregevolezza e risultati artistici nella sua produzione più recente che costituisce la quasi totalità delle opere in mostra. Scrive la curatrice Serena Ribaudo: “ (…) Un rinovellarsi che trova il suo aspetto più pregnante in un moto dell’anima, in un’aspirazione che si fonda su di un motto semplice altresì universale: ricominciare dai fiori. Ricominciare lontano dai trabocchetti, dagli artifizi, dalla lusinga delle illusioni. Ricominciare lontano dalla morte della coscienza poetica. Ricominciare dalla Bellezza di cui i fiori sono un frammento nel creato. Un frammento innocente e misterioso al contempo. Ricominciare dal riconnettersi ad una sempiterna energia creatrice e ricreatrice, con una radice primitiva e vitale”. Nell’opera di Ignazio, e pertanto in quelle presenti in mostra, emerge sempre come una sorta di sigillo la sua precedente professione di restauratore di pregio e di conseguenza il sentimento dell’antico come principio fondante di tutte le cose. Ad esso si sposa uno sguardo attento, inquieto, difforme, sulla realtà -esteriore ed interiore- che costituisce la ragione più profonda e più vera del suo fare pittura. Attraverso le sue opere su tela e su carta, sempre impregnate della sua delicata e potente poesia, Cusimano Schifano in About Flowers e per Bassi Beneventano costruisce un percorso affascinante che invita il fruitore allo stupor e all’investigare i misteri pittorici e di natura.

 

LO MAGNO artecontemporanea

tel : +39 0932763165 | +393396176251
           

RACCONTO DI UNO STUDIO VISIT

DI SERENA RIBAUDO

Arrivo in studio da Ignazio Cusimano Schifano. Ignazio apre l’imponente portone esterno e mi accoglie col consueto garbo gentile che caratterizza la sua persona. Lo studio di Ignazio è seminterrato; entro, ho quasi la sensazione di accedere ad una grotta alchemica dove il mago impasta i suoi colori, partecipa ad una realtà in ardita trasmutazione, officia l’Opus Magnum. Ignazio ed io ci accomodiamo, facciamo un po’ di chiacchiere. Ci confrontiamo su quali siano le qualità di un buon caffè; Ignazio mi parla dei suoi anni londinesi, della sua precedente professione di restauratore svolta con infaticabile passione per lungo tempo; mi parla del sentimento dell’antico come segreto principio di tutte le cose. C’è in Ignazio un pudore, ed una naturale necessità insieme, nel disvelare l’amoroso sentimento che lo porta alla pittura. Raccolgo con il mio occhio interiore, come in un’istantanea, le prime opere che si offrono al mio sguardo; e poi i pennelli, le carte al muro, le tele, le bombolette spray, le latte, tutti quegli strumenti eroici appartenenti ad un moderno anacoreta votato alla religio della pittura. C’è anche un mazzo di fiori disposto all’angolo come un’icona votiva. E tutto nel caos mi pare Perfetto. Ogni cosa è pervasa da un’energia frenetica ed al contempo. silenziosa, sembra anticiparmi le inquiete e poetiche visioni di quest’artista. Accedo alla terza stanza dello studio-grotta. E rimango sinceramente colpita da una grande opera disposta alla mia destra:

Autoritratto a Poggioreale. Ignazio mi racconta che quest’opera nasce nel solco della recente esperienza artistica a Gibellina che la residenza presso la Fondazione Orestiadi ha per lui rappresentato la fine di una crisi mistica, di un inverno che ha sancito l’inizio di una rinnovata presenza a sé stesso, di un nuovo battito, di un’essenziale, spontanea ed al contempo antica percezione delle cose del mondo. Un rinovellarsi che trova il suo aspetto più pregnante in un moto dell’anima, in un’aspirazione che si fonda su di un motto semplice altresì universale: RICOMINCIARE DAI FIORI. Ricominciare lontano dai trabocchetti, dagli artifizi, dalla lusinga delle illusioni. Ricominciare lontano dalla morte della coscienza poetica. Ricominciare dalla Bellezza di cui i fiori sono un frammento nel creato. Un frammento innocente e misterioso al contempo. Ricominciare dal riconnettersi ad una sempiterna energia creatrice e ricreatrice, ad una radice primitiva e vitale. Autoritratto a Poggioreale mi concede di aprirmi uno squarcio, una finestra privilegiata sulla mente poetica di Cusimano Schifano e sulla sua produzione di quest’ultimo anno. Sul suo voler ricominciare dai fiori. L’opera mi appare potente e coraggiosamente poetica. L’autoritratto di Ignazio sfonda il guscio, mostra la sua profonda verità, la sua intima essenza. Rivela una sua propria vita spirituale, una pulsazione. Colgo lo stesso principio informatore in un altro autoritratto, inquieto tra l’immota sospensione e la feroce immediatezza. Quasi una ieratica e solenne testa greca, un Orfeo, un rabdomante. E’ lo stesso rabdomante -quasi estratto dalla sua matrice- che compare nel già citato Autoritratto a Poggioreale. In quest’ultimo altresì mi stupisco della perizia estetica con cui Ignazio fonde singolarmente un meraviglioso tappeto di natura viva (che definirei quasi un nastro di luce e di fiori che pare d’arte giapponese antica, horizontal di grande raffinatezza) con un’ampia superficie di pallida beltà ma priva di ricerca di finezze, aspra, invasa da frammenti raccolti e luccicante di scaglie di vetri. In Cusimano Schifano la materia pittorica è trattata sempre in maniera struggente, la forma sensibile viene ammantata da un vello la cui substantia è vivida, sincera, purificata dalla fiamma di Prometeo. Il colore può essere succoso, umido, si aggroviglia, può avere delle sprezzature, si dibatte. Altre volte è argilloso, calcinato, polveroso, docile, ha la qualità dello scialbo o di un alito, si sfà tenero. Una dialettica di modi che non sfocia nella contraddizione ma che diviene un’intima e necessaria sintesi di verità esperienziali. Ignazio ricompone coi multiformi strumenti offertigli dalla pittura la sua visione interiore e poetica in tutta la ricchezza delle sue parvenze sensibili. Una gestualità automatica, espressiva si compenetra con una dolcezza d’opera antica, con una finezza da Callot, con una grazia viva. Non mi stupisce allora che nella sua produzione più recente superfici che paiono di basalto si iterino ad altre che hanno la compattezza lucida dello smalto ad altre ancora che mi ricordano malinconici velamenti, che posseggono la levità di candida piuma parafrasando Mallarmé. Più mi muovo per lo studio più si rafforza in me la sensazione di un incessante e coraggioso viaggio nella pittura, nella forma, nel colore. Il dialogo artistico e poetico tra Ignazio e me è appena cominciato-

Miraggi Solidi | Angelo Barone

MIRAGGI SOLIDI | ANGELO BARONE

DAL 7 APRILE AL 7 MAGGIO 2023

Lo Magno artecontemporanea | Modica

La fotografia come evocazione e invito allosservazione, ad un lettura della realtà che vada oltre la superficie delle cose e si sforzi piuttosto di comprenderne lessenza: Miraggi Solidi è la chiave del lavoro dell’artista Angelo Barone, condensata in nove opere nella mostra curata da Angela Sanna che la galleria Lo Magno artecontemporanea di Modica ospiterà dal 7 aprile al 7 maggio 2023.

Di origine modicana e da molti anni docente presso lAccademia di Belle Arti di Brera, Angelo Barone è noto prevalentemente come scultore – le prime esposizioni, giovanissimo, con Achille Bonito Oliva e Lea Vergine, quindi il riconoscimento internazionale con personali in Svizzera, Germania e Stati Uniti e la presenza in prestigiose collezioni private, pubbliche e bancarie -, ma con questa mostra sceglie di rendere omaggio al suo primo grande amore, la fotografia, e di esprimere la sua naturale propensione a fonderla alla scultura stessa, così come alla pittura e all’architettura.

L’attenzione verso i luoghi, carattere distintivo della sua ricerca scultorea, permea infatti anche la produzione fotografica dellartista, intesa a evidenziare la portata simbolica, in termini di memoria, delle architetture. Nella concezione dellartista, lo spazio architettonico è infatti memoria consolidata, secolarizzata, in quanto spazio condiviso, vissuto nella socialità.

Le fotografie scelte per la mostra sono le più rappresentative di questo lavoro. È il caso della serie Luoghi endogeni”, in cui lo sguardo dellartista è rivolto al concetto dellautocostruzione, ovvero a quei luoghi (le favelas di San Paolo in Brasile per fare un esempio) che, autogenerandosi secondo regole proprie, propongono unaltra filosofia dellabitare. Nel passaggio dalla tridimensionalità alla bidimensionalità però la traccia fotografica rimane come pura evocazione del luogo, elaborata dal tocco dellartista attraverso la tecnica della vellutazione, che, occultando la visione diretta, invita ad andare a scavare sotto la superficie dellimmagine per assorbirne la realtà. La stessa tecnica, che è al tempo stesso racconto e celamento, la ritroviamo nelle opere dedicate alle casamatte, concetto caro all’artista che in queste architetture basilari e monolitiche, con la loro aderenza totale al principio di funzionalità, riconosce invece il senso di regole massime, rappresentazione concreta di una conoscenza e di una sapienza profonde. Ancora levocazione, o meglio la sottrazione, nella serie dedicata al mosso fotografico, rinnova l’invito a porre attenzione sulle forme, a percepirle oltre la superficie immediata: la perdita di definizione assume così una valenza positiva, costringendo lo sguardo a non fermarsi all’apparenza delle cose ma ancora una volta, nello sforzo di ricostruzione dellimmagine, a ritrovarne lessenza.

«È quasi una metafora della nostra facoltà di osservazione, sempre più inibita e corrotta dal flusso ininterrotto di stimoli visivi» conferma e chiarisce Angela Sanna nel suo testo critico: «Le potenzialità della fotografia, segnatamente questi passaggi dalla focalizzazione alla sfocatura, gli consentono di indagare questo aspetto della percezione per poi rendere limmagine pura superficie attraverso la vellutazione, come procedimento tecnico e poetico che contraddistingue e impreziosisce il lavoro di Angelo Barone».

Nella collezione in mostra anche tre sculture, in forma di colonne interrotte, in una linea di perfetta continuità ideale con questa riflessione sulle forme e lo spazio.

L’opening di “Miraggi solidi” è in programma il 7 aprile alle 19, quando saranno presentate anche 2 edizioni fotografiche di 15 esemplari ciascuna, prodotte per l’occasione.

La mostra, ad ingresso libero, resterà poi visitabile fino a domenica 7 maggio 2023, dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 20. Gli spazi espositivi di Lo Magno artecontemporanea sono in Via Risorgimento 91/93 a Modica.

Si ringrazia Antica Dolceria Bonajuto di Modica

 

LEGGI IL TESTO CRITICO DI ANGELA SANNA

 

Ufficio Stampa

Concetta Bonini | Condire Digitale

tessera OdG n. 068977

concetta@condiredigitale.it

333 7337513

 

LO MAGNO artecontemporanea

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OPERE

RE: ARTEFIERA

RE: ARTEFIERA

Un breve revival dello stand proposto alla 46°edizione di ArteFiera Bologna

 

Dopo il grande successo della manifestazione tenutasi nei padiglioni 25 e 26 del quartiere fieristico di Bologna dal 3 al 5 febbraio 2023, Lo Magno artecontemporanea decide di riproporre il progetto stand nei propri spazi di via Risorgimento 91-93 a Modica.

Per chi non ha avuto la possibilità di godere di una passeggiata tra le vie di Arte Fiera Bologna, dal 18 marzo alle ore 19:00 fino al 1 aprile, Lo Magno artecontemporanea rimette a parete le opere dei quattro artisti presentati in occasione dell’evento.

Emanuele Giuffrida, Giovanni Iudice, Rossana Taormina e William Marc Zanghi, tutti siciliani, connessi dalla continua sperimentazione, dall’instancabile passione che li spinge per osmosi a imprigionare sempre più visioni, a catturare nuovi linguaggi, a generare nuova materia a contatto con nuova materia. Processo energico che la galleria ha voluto sintetizzatare con “By Surfacing”.

 

 

Inaugurazione: sabato 18 marzo ore 19:00

Visite: dal martedì al sabato 10-13 e 17-20 fino al 1 aprile

 

 

Leggi di più sul progetto: BY SURFACING

 

Artisti e Opere:

 

🟣 EMANUELE GIUFFRIDA

 

🟣 GIOVANNI IUDICE

 

🟣 ROSSANA TAORMINA

 

🟣 WILLIAM MARC ZANGHI

 

tel : +39 0932763165 | +393396176251
           

46° edizione Arte Fiera 2023

By Surfacing – Group Exhibition

Lo Magno artecontemporanea

Dal 3 al 5 Febbraio 2023 i padiglioni 25 e 26 del quartiere fieristico di Bologna si vestiranno d’arte per la 46°edizione della Fiera più longeva d’Italia: Arte Fiera Bologna.

 

L’ingresso costituzione, porta di accesso per eccellenza del quartiere, accoglierà visitatori da tutte le parti del mondo. Più di 130 le gallerie partecipanti con la cura e la direzione artistica di Simone Menegoi affiancato dal Managing Director Enea Righi.

Alla sezione Main Section, suddivisa come sempre fra arte storicizzata e contemporaneo, si affiancano tre sezioni curate e su invito: Fotografia e immagini in movimento, Pittura XXI e la nuova arrivata Multipli. Accanto alle sezioni curate, Arte Fiera 2023 vara inoltre un nuovo formato: Percorso: un itinerario che collega un certo numero di stand della Main section secondo un criterio tematico.

Lo Magno artecontemporanea, già presente a Bologna dalla 44°edizione, prenderà posto quest’anno tra le gallerie della Main Section al booth A105 padiglione 25 con la collettiva “By Surfacing”

É il contatto con circostanze determinanti a provocare l’affioramento di nuova sostanza.

4 artisti scrivono su carta e su tela le loro emersioni come reazione all’attuale struttura dell’ambiente socioculturale Emanuele Giuffrida, Giovanni Iudice, Rossana Taormina, William Marc Zanghi instancabili sperimentatori, accomunati dalla stessa area geografica, la Sicilia, manifestano i segni della loro emancipazione artistica.

Ogni artista presenta un nuovo approdo, un nuovo coinvolgimento ideale ed artistico, cicli di lavori che si declinano in grandi tele, sculture, reperti e trasformazioni.

Ciascuno ha costruito il proprio spazio nel mondo dell’arte contemporanea in affinità ad un’esigenza interiore, una materia plastica che, a contatto con le contingenze dell’attuale contesto socioculturale, affiora e ci guida tra i dati culturali di una terra fertile, di grandi letterati e piccoli imprenditori, di gente onesta e sensazionalismo obliterante.

Orari di apertura:

Giovedì 2 febbraio:

10.30 -12.00 Special Preview, stampa e vip gold

12.00 – 17.00 Preview ad invito

17.00 alle 21.00 Vernissage ad invito

 

Venerdì 3 febbraio:

11.00 -12.00 riservato VIP

12.00 – 20.00 apertura al pubblico

 

Sabato 4 e domenica 5 febbraio:

dalle ore 11.00 alle ore 20.00

 

Clicca i nomi per scoprire di più!

MAIN SECTION | PAD.25 | BOOTH A105

 

 

 

tel : +39 0932763165 | +393396176251
   

30 x 30 GROUP SHOW EXHIBITION

30 x 30

GROUP SHOW

LO MAGNO ARTECONTEMPORANEA

1992 | 2022

30: Un numero ad emblema di una storia. Un segno convenzionale che ci permette di

scandire il tempo dietro di noi.

Lo Magno artecontemporanea celebra i suoi 30 anni di attività con la collettiva 30 x 30 mettendo a

parete i nuclei fondamentali della propria vita artistica.

La mostra, curata da Giuseppe Lo Magno e Valeria D’Amico, inaugurerà questo 30 dicembre alle ore 19 presso gli spazi espositivi di Via Risorgimento 91/93 a Modica.

30 gli Artisti in mostra più un omaggio a Piero Guccione. Tra fotografia, pittura, collage e disegno saranno loro a rappresentare la stratificazione strutturale della galleria.

Colori, immagini, emozioni, intenzioni : 30 voci rappresentano il percorso artistico di un’attività nata nel 1992 come piccolo laboratorio artigianale di corniceria ed arrivata ad oggi con larghe prospettive.

L’evento sarà accompagnato dall’analisi del Prof.Salvatore Schembari sul numero 3 e i suoi multipli. Come noto, al numero tre sono attribuiti significati magici e simbolici da tutte le civiltà ed in tutte le epoche. Dal “numero perfetto” descritto da Pitagora in quanto sintesi del pari (due) e del dispari (uno) alla simbologia asiatica della totalità cosmica (cielo – terra – uomo). Passando sicuramente per le triadi divine presenti nelle religioni come la trimurti induista (Brahma, Shiva, Vishnu) e la Trinità del Cristianesimo (Padre, Figlio, Spirito Santo) intimamente rappresentata nel XII sec. da Gioachino Da Fiore su alcune tavole raccolte nel Liber Figurarum. In una di queste vediamo descritta graficamente la triade: la sovrapposizione di 3 cerchi, forme geometriche perfette, di colori diversi, verde per il creatore, azzurro per il figlio disceso dal cielo e il terzo cerchio, quello rosso per lo Spirito Santo che è Amore: Fuoco che si alimenta grazie all’esistenza degli altri due, ci dice Dante. E come non citare la Divina Commedia dove il tre e i suoi multipli hanno un valore simbolico centrale (tre cantiche, trentatre canti, nove gironi infernali).

Ingresso gratuito. Visite dal martedì al sabato 10-13 e 17-20 fino al 30 gennaio 2022

 

Cliccando sul nome dell’Artista accederete ad una scheda. Per ognuno vi è proposta una ricostruzione del legame tra l’artista e la galleria durante questo periodo lungo 30 anni. Imprecisioni o lacune sono frutto di una ricerca complessa e, negli anni che precedono la condivisione sui canali web, difficilmente rintracciabile! Spero comunque in una lettura evocativa e nostalgicamente piacevole!
Valeria D’Amico

 

 

PIERO GUCCIONE

UMBERTO AGNELLO | ROSARIO ANTOCI | FRANCESCO BALSAMO | ORAZIO BATTAGLIA | ALESSANDRO BAZAN | GIOVANNI BLANCO | GIUSEPPE BOMBACI | GIUSI BONOMO | SANDRO BRACCHITTA | DAVIDE BRAMANTE | MARCO BUNETTO | MELISSA CARNEMOLLA | DANIELE CASCONE | ANDREA CERRUTO | GIUSEPPE COLOMBO | IGNAZIO CUSIMANO SCHIFANO | FULVIO DI PIAZZA | EMANUELE GIUFFRIDA  | GIOVANNI IUDICE | GIOVANNI LA COGNATA | FRANCESCO LAURETTA | GIUSEPPE LEONE | FORTUNATO PEPE | GIOVANNI ROBUSTELLI | SOFIA STORNIOLO | ROSSANA TAORMINA | SAMANTHA TORRISI | GIOVANNI VIOLA | WILLIAM MARC ZANGHI

 

 

Trenta per trenta una perfetta combinazione

Salvatore Schembari | 30×30 group show

 

Trenta nella cabala è come il Tre, la perfezione!

Trent’anni sono trascorsi, trent’anni d’arte, di umanità, trent’anni di abnegazione per la nuova figurazione dei due fratelli Lo Magno e del loro Emanuele, minuto ed esile dolce papà (del quale, anche se ora non c’è più traccia sulla terra, pesano, da qualche parte, i 21 grammi della sua anima)…Trent’anni, per inquadrare, riquadrare, montare un susseguirsi di frame sussultanti di trasfigurante materia, di vita e natura.

Trent’anni una porzione di tempo in cui lo spazio è mutevole, cambia alla velocità dei 10.950 giorni vissuti, ampiamente, uno più uno, senza dimenticare gli Otto giorni bisestili da spalmare ancora avanti e indietro lungo il corso emblematico della libertà, del numero Cinque sotteso.

Chissà perché Peppe Lo Magno (nato il 14 marzo del 1971 la cui somma numerologica ci assegna l’Otto come cifra di un suo destino: ovvero custodire un meta-potere, muovere le fila, manipolare perfino sé stesso) mi ha incaricato di scrivere su una mostra figurativa (pittorica, fotografica e le altre tecniche di un progetto contemporaneo, senza sottomissioni all’ideologia del hic et nunc ) invitandomi a soffermarmi di più sullo specifico statuto interpretativo magico-simbolico dell’evento?

Mi ha dato inoltre indicazioni a parlare di una esposizione in cui ogni opera ha una dimensione simbolica e reale di 30 per 30 centimetri; e ancora di trovare un ragguaglio esplicativo su 30 artisti rigorosamente scelti per festeggiare, appunto, un trentennio di visioni dell’arte contemporanea.

Un arco temporale vissuto dalla Galleria Lo Magno forse come possibile via del “risorgimento” di un certo luogo, di una certa città “sorda” e periferica, sita guarda caso al numero 93… Perfette combinazioni per una galleria che segue un proprio dardo sfrecciare in direzione di un cielo azzurro, del firmamento di Piero Guccione; ideali accostamenti che vibrano e si mescolano ad un’ulteriore indagine adeguatamente condotta sulla fatalità occorsa alla stessa sigla della città di Modica, sensibile e intrisa d’utopia, d’intelligenza, un paese in perfetta sintonia ancora con il multiplo di Tre, con il numero Nove, l’arcano universale che si ottiene. Il risultato finale di una smorfia che sommando le vocali e le consonanti s’intona con la comunità una e trina di Modica.

Chissà perché ancora una volta la scelta di Peppe Lo Magno di festeggiare un compleanno, senza conoscere cabale e rune, si nutre di perfette coincidenze: come la data, per esempio, d’inaugurazione del vernissage, decisa per il 30 dicembre 2022, datazione precipua se è vero che la somma di essa si traduce in trina vibrazione numerica. Si riparte dal Tre, da ciò che è funzionale al nostro progetto di lettura e d’interpretazione di questo avvenimento. Certo non vi è una epistemologia che dimostri il fascino dei numeri fuori dal perimetro di una grammatica logica, distante dai poetici processi matematici.

Nonostante ciò, per puro divertimento e gioco, a me piace lo stesso indagare su occorrenze platealmente immaginarie e fantasiose. Lo facevo già fin dall’età di cinque anni.

Non so perché a quella età io abbia sviluppato un sistema sui generis di conoscenza numerica “esoterica” basato sul multiplo di tre e su una pitagorica e cabalistica ciclicità del numero Tre moltiplicato per Tre.

Una sorta di guizzo intuitivo d’agnizione identitaria dell’Universo numerico che ci vibra da sempre e in tutto, attorno a noi umani…Un “pre algoritmo”innato nella mia matrice di spirito che cerca di cum-prendere nei prossimi molli emisferi cerebrali, ciò che non conosciamo, che sappiamo di non conoscere. Con i numeri la matematica ha indagato sui confini di ciò che si può misurare dell’incommensurabile. Io nel mio gioco inconsapevole, forse di pura stoltezza, cerco la benedizione emulando, nel mio cervello, la fulminea inconsapevole poesia d’una misura. Ci provo, come tutti del resto, sapendo per certo che dovrò tornare all’Uno attraverso i cicli vitali del numero Nove. Cicli universali che tendono ineluttabili a navigare, a girare, e girare, e girare nell’infinito spazio dell’universo.

Bene sono stato chiamato ad officiare sui numeri raccontando trenta artisti e la morfologia di questa collettiva 30×30 Group Show, imperniata, per l’appunto, su i zampilli di una corte d’acqua e gli scoppiettii sfavillanti di fuochi d’artificio di una kermesse curata da Valeria D’Amico e Giuseppe lo Magno numero 1 e numero 8 (insieme ci danno ancora una volta per puro caso la tensione dell’universale numero nove, multiplo di tre.

Essi magnificamente provano a districarsi, all’insaputa tra loro, tra chi comanda e chi manipola, fin quando non raggiungono qualcosa di più eclatante delle loro singole vibrazioni. Ecco con queste premesse ci provo anch’io a triangolare un tripudio di note fantasiose sulle 30 opere esposte.

Giudizi apoditticamente sussunti da un serbatoio critico strettamente intrecciato, stavolta, al calcolo numerologico del giorno del mese e dell’anno di nascita di ciascun artista. Effimere sentenze basate sul numero del destino a cui ogni artista tende. Insomma un divertissement annunciato…

La mia idea è quella ora di coniugare il risultato del calcolo ottenuto, svelando a volo d’uccello le doti intrinseche colte in una misura, con un commentario da snocciolare giornaliero, in ordine alfabetico, nell’arco di trenta giorni, su ciascuna opera presentata dai 30 artisti:

Umberto Agnello    numero 4    la perseveranza ciclica, il verde raddoppiato, il nero dimezzato

Rosario Antoci    numero 5    l’inizio, la concretezza, la libertà, il rosso, il verde, l’azzurro

Francesco Balsamo    numero 4    la consapevolezza introspettiva, il blu, l’arcobaleno

Orazio Battaglia    numero 1    l’indipendenza, il rosso con sfumature verde e blu

Alessandro Bazan    numero 9    la caparbietà sontuosa, la libertà assoluta, il verde più azzurro, l’arcobaleno

Giuseppe Bombaci    numero 11    il sogno, l’arancione intriso di verde violaceo

Giusi Bonomo    numero 8    il potere intellettuale, il nero con il rosso e il viola

Giovanni Blanco    numero 3    la perfezione universale, il giallo con la gamma di tutti i colori),

Sandro Bracchitta    numero 1    l’origine del carisma di tutti colori, il blu e il rosso che tende al giallo

Davide Bramante    numero 8    il potere delle multi cromie del nero

Marco Bunetto    numero 6    la sensatezza di un interiore potere, il blu che affonda nel viola, nell’antracite

Melissa Carnemolla    numero 22    il sogno che si concretizza, l’arancione mistico esaltato dal verde bottiglia

Daniele Cascone    numero 4    la pazienza dell’intelligenza e della coscienza, il lilla, il blu azzurrato

Andrea Cerruto    numero 6  la sensatezza di un interiore potere, il blu che affonda nel nero del cielo assolato

Giuseppe Colombo    numero 7    l’artista che universalizza l’artista, tutte le cromie

Ignazio Cusimano Schifano    numero 11    perfettamente solido, il giallo e il nero

Fulvio Di Piazza    numero 6    la pacatezza intima e vigorosa, il blu e l’arancione

Emanuele Giuffrida    numero 1    il vigore dell’utopia, il rosso e il nero

Piero Guccione    numero 1    il firmamento, l’azzurro più azzurro

Giovanni Iudice    numero 3    magistrale comprensione della perfezione, i verdi e i gialli, il nero della matita

Giovanni La Cognata    numero 8    la forza intrinseca dell’artista che si dimette dal reale per raggiungere l’apice della realtà stessa, rosso fuoco, blu e giallo, il colore della notte

Francesco Lauretta    numero 7    la franchezza di un’artista sensibile sovrano, l’azzurro e l’arcobaleno

Giuseppe Leone    numero 1    lo sguardo, l’isola trina, libera e universale, il bianco e nero

Fortunato Pepe    numero 8    il segreto che non appare ed è, nero con tutte le sfumature dei grigi

Giovanni Robustelli   numero 4   la perizia più universale, gemella dell’abilità, i neri, i verdi scuri e tutti i colori

Sofia Storniolo    numero 1    mirabile sapienza, ineguagliabile, il sole, l’arcobaleno

Rossana Taormina    numero 9    il carisma di chi può e vuole, nero su rosso, tutta la tavolozza

Samantha Torrisi    numero  il filo d’Arianna, la cognizione del dolore, il rosso, il blu, le sfumature del viola

Giovanni Viola    numero 4    la determinazione a servizio della perfezione, il giallo, il rosso il verde più scuro

William Marc Zanghi    numero 5    la tenacia, il crisma della libertà

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