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Rossana Taormina | Ora sia il tuo passo

Rossana Taormina Ora sia il tuo passo

curated by Domenico de Chirico

 

 

Bassi Beneventano, Palazzo Beneventano SCICLI

Tuesday – Saturday 10am-1pm / 5-9pm

Church-Museum of Santa Teresa d’Avila SCICLI

Everyday 10am – 7pm

28/06/2025 – 16/08/2025

 

thanks to: Comune di Scicli
and

Ora sia il tuo passo
più cauto: a un tiro di sasso
di qui si prepara
una più rara scena.
La porta corrosa d’un tempietto
è rinchiusa per sempre.
Una grande luce è diffusa
sull’erbosa soglia.
E qui dove peste umane
non suoneranno, o fittizia doglia,
vigila steso al suolo un magro cane.
Mai più si muoverà
in quest’ora che s’indovina afosa.
Sopra il tetto s’affaccia
una nuvola grandiosa.

Ora sia il tuo passo di Eugenio Montale, poesia tratta dalla raccolta Ossi di seppia (1925).

Now Let Your Step Be More Cautious
Now let your step be more cautious:
a stone’s throw from here
a rarer scene is being prepared.
The corroded door of a small temple
is forever closed.
A great light spreads across the grassy threshold.
And here, where no human plague
or feigned sorrow shall ever sound,
a lean dog lies watchful on the ground.
He will never move again
in this hour guessed as sultry.
Above the roof looms a magnificent cloud.

 

Now Let Your Step Be by Eugenio Montale, poem taken from the collection Ossi di seppia (Cuttlefish Bones), 1925.

Nata a Partanna, nel cuore della siciliana Valle del Belìce, segnata dal sisma del 1968, Rossana Taormina sviluppa una sensibilità profonda verso l’eredità della memoria, il paesaggio — con la sua morfologia — e la loro incessante metamorfosi. La sua pratica artistica si configura come un esercizio silenzioso di ascolto e sedimentazione: un tentativo di preservare, per poi solennizzare, ciò che per sua natura tende a svanire.

La mostra personale Ora sia il tuo passo, curata da Domenico de Chirico, prende forma sia negli spazi di Lo Magno artecontemporanea a Scicli, sia nella chiesa settecentesca di Santa Teresa d’Avila — tra le più suggestive della città — costruendo un itinerario insieme immaginifico e concettuale, che ruota euritmicamente attorno a un tema evocativo e stratificato: l’eco. Un’eco da intendersi non solo come fenomeno acustico, ma come metafora dell’assenza, della riflessione, del ritorno e di un’identità che si frantuma e si ricompone ininterrottamente attraverso i segni del tempo.
Nella trama obliqua e ricca di rimandi che caratterizza la ricerca di Rossana Taormina —e che riaffiora anche in questa circostanza — si avverte un profondo dialogo con la poetica di Eugenio Montale, in particolare con la suggestiva immagine degli “ossi di seppia”: materia opaca, ambigua, ma intrisa di memoria, capace di custodire ciò che sfugge alla luce diretta.
Il verso “ora sia il tuo passo”, tratto dallo stesso Montale e che dà il titolo alla mostra, si fa invito a un cammino percettivo e consapevole, dove spazio e tempo non si misurano nell’immediatezza della presenza, ma in ciò che resiste, che permane — un’eco viva che ci interpella e ci guida nell’attraversamento dell’abissale mistero, senza timore.
Pertanto, tutte le opere in mostra si configurano come forme di memoria sedimentata: strutture visive in cui l’essenziale non si manifesta mai in superficie, ma si lascia intuire in profondità, tra ombre e affioramenti.

Come la “seppia” montaliana, anche la loro materia è spessa, stratificata, refrattaria alla chiarezza — e proprio per questo fertile di rivelazioni. Nulla è mai pienamente detto: tutto emerge per allusione, per lente efflorescenze, per echi. In questo spazio suggestivo, fortemente poetico e visivo, la memoria non è un archivio chiuso, ma un organismo vivo, che continua ineluttabilmente a risuonare.
Nella sede della galleria di Scicli, a Palazzo Beneventano — capolavoro artistico e patrimonio dell’umanità UNESCO, dove il barocco siciliano trova una delle sue massime espressioni e che ospita anche la stamperia d’arte Amenta — il paesaggio si manifesta imponendosi come struttura simbolica e sensibile. Non è semplice sfondo, ma spazio identitario, superficie di contatto tra percezione esterna e interiorità. Nello specifico, le opere Paesaggio (2023) e Paesaggio (2025) interrogano la relazione tra soggetto e ambiente: il primo è paesaggio-sguardo, il secondo paesaggio-limite, soglia tra il tangibile e l’immaginato.

Born in Partanna, in the heart of Sicily’s Belìce Valley, a region historically scarred by the 1968 earthquake, Rossana Taormina has developed a profound sensitivity to the legacy of memory, to the landscape and its morphology, and to their ceaseless transformation. Her artistic practice takes shape as a silent exercise in listening and sedimentation: an attempt to preserve, and ultimately solemnize, that which by nature tends to vanish.

The solo exhibition Ora sia il tuo passo, curated by Domenico de Chirico, unfolds both within the spaces of Lo Magno artecontemporanea in Scicli and in the eighteenth-century Church of Santa Teresa d’Avila, one of the most evocative sites in the city. Together, these locations delineate an itinerary that is both imaginative and conceptual, rotating with rhythmic precision around a multilayered and evocative theme: the echo. An echo not only as an acoustic phenomenon, but as a metaphor for absence, reflection, return, and an identity that continually fractures and recomposes itself through the traces of time.

In the oblique texture of references that characterizes Rossana Taormina’s artistic research, and which resurfaces in this exhibition, one perceives a deep dialogue with the poetics of Eugenio Montale, particularly with the suggestive image of the “Ossi di seppia”: an opaque, ambiguous matter imbued with memory, capable of preserving that which escapes the direct light.
The verse “ora sia il tuo passo”, taken from Montale and lending its title to the exhibition, becomes an invitation to a perceptual and mindful journey, where space and time are not measured by the immediacy of presence, but by that which endures, which remains, a living echo that interrogates and guides us through the abyssal mystery, without fear. Accordingly, all the works on display function as forms of sedimented memory: visual structures in which the essential never manifests on the surface, but instead must be intuited in depth, among shadows and emergences.

Like Montale’s “cuttlefish bone”, their material is thick, stratified, and resistant to clarity, and it is precisely this resistance that renders it fertile with revelation. Nothing is ever fully declared: everything emerges through allusion, through slow efflorescences, through echoes. In this highly poetic and evocative space, memory is not a sealed archive but a living organism, one that continues to resonate inevitably.
In the gallery’s venue at Palazzo Beneventano in Scicli, a UNESCO World Heritage Site and a masterpiece of Sicilian Baroque, which also hosts the Amenta art print studio, the landscape asserts itself as a symbolic and sensitive structure. It is not merely a backdrop, but an identity-bearing space, a surface of contact between external perception and interiority. Specifically, the works Paesaggio (2023) and Paesaggio (2025) interrogate the relationship between subject and environment: the former is landscape as gaze, the latter landscape-as-threshold, a liminal space between the tangible and the imagined.

In Seed (2024) il seme diviene emblema di una vitalità latente, che si radica nello spazio vissuto — inteso nella sua accezione bergsoniana — e si oppone alla tradizionale concezione dello spazio come entità statica e misurabile.

Grigio (2025) esplora la tensione tra fragilità e resistenza del paesaggio, che si fissa nella memoria come forma d’illusione.

Le due opere omonime Landscape Notes (2025) si fanno invece esercizio di attenzione: appunti visivi e tattili su una realtà in continuo mutamento, colta nel suo perpetuo frammentarsi e ricomporsi.

Con il dittico Shape of the Days (2025), Taormina dà forma al tempo quotidiano, modellandolo come materia plastica: anche quando i giorni si esauriscono, lasciano un’impronta discreta ma imperitura.

In Summertime (2023) e Soffio (2023 e 2025), il tempo scivola leggero, ma lascia traccia, imprimendo segni sottili e acuti: si insinua nelle pieghe degli affetti e delle immagini ad essi correlate.

In Seed (2024), the seed becomes the emblem of latent vitality, rooted in lived space — understood in its Bergsonian sense — in opposition to the traditional notion of space as static and measurable.

Grigio (2025) explores the tension between fragility and resistance of the landscape, which crystallizes in memory as a form of illusion.

The two works entitled Landscape Notes (2025) serve as exercises in attentiveness: visual and tactile annotations on a reality in perpetual flux, captured in its ongoing fragmentation and recomposition.

With the diptych Shape of the Days (2025), Taormina gives form to quotidian time, shaping it as if it were plastic matter: even when days come to an end, they leave behind a discreet yet indelible imprint.

In Summertime (2023) and Soffio (2023 and 2025), time glides lightly, yet leaves a trace, imprinting subtle and sharp signs: it insinuates itself into the folds of affections and the images linked to them.

Le opere Velluto #1 e Velluto #2 (2021) sono meditazioni visive su luce, cielo e natura, tradotte in stati d’animo e atmosfere sospese.

In Landscape (2024) riaffiora una montagna della memoria, archetipo personale che l’artista elegge solennemente a simbolo identitario e totemico.

Con Beat #1, Beat #2 e Beat #3, Taormina dà origine a una nuova direzione di ricerca: su vecchi rotoli per pianoforte automatico, il suono diventa forma grafica, segno visivo di una melodia che continua a vibrare oltre il tempo — come un’eco che non ha bisogno di voce per esistere, e per farsi sentire.

In Per tutto il mondo non siamo stati e Sun is Leaf (2025), l’immagine si fa enigma, frammento poetico, metafora del nostro transito. La realtà appare come un percorso irregolare, costellato di segni che, pur dissonanti, compongono un ordine segreto ancora tutto da decifrare.

Chiude il percorso espositivo Lessico del cucire (2018), in cui un oggetto domestico — nello specifico, un canovaccio appartenuto a un familiare — si trasforma in racconto visivo della vita quotidiana, delle sue usure, dei suoi legami. Un piccolo frammento di mondo che, attraverso la cucitura, ricompone ciò che il tempo ha diviso o addirittura lacerato.

The works Velluto #1 and Velluto #2 (2021) are visual meditations on light, sky, and nature, translated into moods and suspended atmospheres.

In Landscape (2024), a mountain of memory re-emerges — a personal archetype solemnly elected by the artist as an identity-bearing and totemic symbol.

With Beat #1, Beat #2, and Beat #3, Taormina inaugurates a new line of research: on old piano rolls for player pianos, sound becomes graphic form, a visual sign of a melody that continues to resonate beyond time — like an echo that needs no voice to exist and be heard.

In Per tutto il mondo non siamo stati and Sun is Leaf (2025), the image becomes enigma, poetic fragment, metaphor of our passage. Reality appears as an irregular path, strewn with signs that, though dissonant, compose a secret order still to be deciphered.

The exhibition concludes with Lessico del cucire (2018), in which a domestic object — specifically, a dishcloth once belonging to a relative — is transformed into a visual narrative of daily life, of its wear, of its ties. A small fragment of the world that, through the act of sewing, reassembles what time has divided or even torn apart.

D’altra parte, la chiesa museo di Santa Teresa d’Avila accoglie l’installazione luminosa Encantadora, concepita su invito del Teatro di Noto per celebrare la figura di Tina Di Lorenzo. Nel ricostruire la storia dell’attrice teatrale, nota per la sua composta femminilità, Taormina si sofferma sull’aura quasi mitica che la avvolgeva: encantadora, così la chiamavano in America Latina, incantatrice tanto per la voce quanto per la presenza scenica. Per di più, il bianco, leitmotiv di molte tappe della sua esistenza — incluso il letto di morte, da lei voluto circondato da fiori candidi — diventa per l’artista il colore dell’atemporalità, della sospensione, della luce che illumina tutto ciò che ormai si è compiuto, al di là del bene e del male.

Tuttavia, pur ispirata a Tina Di Lorenzo, Encantadora si emancipa dalla narrazione biografica per proporsi come riflessione sull’arte stessa: forza che trattiene, rievoca, riattiva. Suono e luce, eco e candore: attraverso questi elementi, scanditi da un ritmo intermittente e declinati tramite l’alfabeto latino, l’opera interroga il potere dell’arte di trasmettere ciò che ancora parla a noi. Qui, ogni grande immagine è intenzionalmente una folgorazione dell’essere.

Alla luce di tutto ciò, risuona con forza quanto ci ricorda il filosofo della scienza e della poesia francese Gaston Bachelard nel suo saggio La poetica della rêverie, e cioè che «l’immagine poetica può essere intesa come una testimonianza del processo di scoperta da parte dell’animo del proprio mondo: il mondo in cui vorrebbe vivere, il mondo in cui è degno di vivere». Encantadora è proprio questo: un bagliore, una rivelazione illuminante, al tempo stesso fugace, potente e carica di significato.

Ora sia il tuo passo è dunque un invito a procedere con lentezza, a lasciarsi attraversare dai segni, dai suoni, dalle ombre che abitano tanto il paesaggio interiore quanto l’ansimante respiro del mondo. Ed è così che le opere di Rossana Taormina si offrono come dispositivi di risonanza: non raccontano, ma risuonano.
Del resto, come scrive Italo Calvino nelle Lezioni americane: «la leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». Ed è forse proprio in questa leggerezza — che è profondità trasfigurata — che si compie il passo della sua arte: lento, necessario, irripetibile. Un passo che non solo avanza, ma ritorna, si ripete, si approfondisce. Un’eco che ci precede, ci plasma, e ci sospinge sempre più in profondità.

The Church-Museum of Santa Teresa d’Avila houses the luminous installation Encantadora, conceived at the invitation of the Teatro di Noto to honor the figure of Tina Di Lorenzo. In reconstructing the story of the actress — known for her composed femininity — Taormina lingers on the almost mythical aura that enveloped her: encantadora, as she was called in Latin America, an enchantress by voice and presence alike. Moreover, white — a recurring theme throughout her life, including the deathbed surrounded by white flowers — becomes for the artist the color of timelessness, of suspension, of the light that illuminates what has been completed, beyond good and evil.

Although inspired by Tina Di Lorenzo, Encantadora transcends biographical narrative to propose a reflection on art itself: a force that retains, evokes, and reactivates. Sound and light, echo and whiteness: through these elements, articulated by an intermittent rhythm and rendered in Latin script, the work interrogates art’s capacity to transmit what still speaks to us. Here, every grand image is intentionally a lightning flash of being.

In this light, the words of the French philosopher of science and poetry Gaston Bachelard in The Poetics of Reverie resonate powerfully: “the poetic image can be seen as a testimony of the soul’s discovery of its own world: the world it wishes to inhabit, the world it deserves to inhabit.” Encantadora is precisely this: a gleam, an illuminating revelation that is at once fleeting, potent, and saturated with meaning.

Ora sia il tuo passo is thus an invitation to move slowly, to allow oneself to be permeated by the signs, the sounds, the shadows that dwell in both the inner landscape and the panting breath of the world. In this way, Rossana Taormina’s works present themselves as resonance devices: they do not narrate, but resonate.
As Italo Calvino reminds us in his Six Memos for the Next Millennium: “lightness is not superficiality, but a gliding over things from above, not having weights on the heart. “And it is perhaps in this very lightness — which is a transfigured depth — that her art finds its true step: slow, necessary, unrepeatable. A step that not only advances, but returns, repeats, deepens. An echo that precedes us, shapes us, and urges us ever deeper.

Roma Arte in Nuvola 4^edizione

Lo Magno artecontemporanea a Roma Arte in Nuvola!

 

Dal 21 al 24 novembre 2024 ci trovate al piano forum (piano terra) stand G34 nella splendida cornice dello stesso centro congressi dove nel 2016 fu inaugurata l’opera “La Nuvola” dell’architetto Massimiliano Fuksas, in Viale Asia 40/44, Roma.

Con noi gli artisti: Ignazio Cusimano Schifano, Emanuele Giuffrida, Rossana Taormina.

Un progetto collettivo realizzato in occasione della prima partecipazione della galleria alla manifestazione romana che quest’anno giunge alla 4^edizione.

Vi raccontiamo un pò:

Ignazio Cusimano Schifano

Ignazio Cusimano Schifano (Palermo, 1976)

FICUZZA*

cosa non abbiamo capito, cosa non abbiamo compreso di loro?

Così chiedeva la grande quercia secolare durante le “residenze” periodiche di Ignazio al bosco di Ficuzza (Palermo).

Un luogo in cui l’artista vive un’esperienza legata alla metafisica e che, come in una sorta di grande puzzle da ricomporre, narra l’incontro con una realtà altra in cui protagonista è un albero annoiato dalla sua immobilità che memorizza tutti i vissuti del prato circostante: Matrimoni singolari, funerali insoliti, disparate liti, e le condivide.

Un dialogo mistico che si esplicita in opere su carta in cui predilette sono tecniche miste legate al ‘700-’800.

Esperienze si declinano in tratti decisi, che eliminano le distanze tra idealizzazione e realizzazione. Un impeto di espressione in cui si manifesta l’intimità dell’artista.

Un racconto in cui si fondono pura serenità, data dal contatto con la natura, ed inflessioni tematiche,dovute al contatto con il mondo sociale e con l’universo dell’arte contemporanea.

Cronologia di emozioni su carta, Ficuzza rappresenta il susseguirsi degli istanti in cui affacciarsi alla realtà significa avere urgenza di essere artista.

*La riserva naturale orientata Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago è un’area naturale protetta situata nei comuni di Corleone, Godrano, Marineo, Mezzojuso e Monreale, nella città metropolitana di Palermo

Emanuele Giuffrida

Emanuele Giuffrida (Gela, 1982)

Erano gli anni novanta ed Emanuele Giuffrida si trovava a crescere in una cittadina dell’estremo sud siculo chiamata Gela, in provincia di Caltanissetta.

Dato biografico necessario per comprendere il lavoro dell’artista, perché è proprio da qui che inizia la storia della suo progetto artistico, dalle rielaborazioni dei vissuti d’infanzia: The Playroom Scenario, The White Sheet, The Outside Circus, cicli pittorici che Emanuele abbraccia e che, come tante declinazioni di uno stesso vissuto, ci rimandano immediatamente a lui, alla sua pittura, definita a volte hopperiana, a volte malinconica, ma che per l’artista si realizza in una potente forma di rivalsa estetica. Memoria che fa da guida ad una pittura solida, piena, gestita perfettamente come fosse continuazione del suo essere nel mondo.

Campi semantici propri affidati ad un tratto pittorico riconoscibile e puro, quasi incontaminato nel tempo .

Una continua ricerca che si nutre della sua intimità ma che si manifesta in un dialogo con il contemporaneo deciso, autentico e dal forte impatto estetico.

Rossana Taormina

Rossana Taormina (Partanna, 1972)

DERIVA

“cosi gentile e inafferabile, impermeabile alla volgarità” cantava De Gregori riferendosi a quel movimento che, in maniera apparentemente lenta e superficiale, spinge sempre nella stessa direzione diventando corrente e portando ad uno scostamento di idee, modi, spazi, tempi, vita.

Deriva nasce da un’esigenza fondamentale nella produzione dell’artista: partendo dalla pratica dell’objet trouvé, riscrivere spazio e tempo di un oggetto, a stretto contatto con la carica mnestica di questo.

Plasmare una nuova memoria lavorando con la dimensione spazio-temporale è condizione fondamentale della deriva che, grazie al medium dell’acrilico e al supporto di vecchie carte nautiche, diventa nuova geografia a servizio di un estetica contemporanea.

ROMA ARTE IN NUVOLA 22-24.11.2024

LO MAGNO ARTECONTEMPORANEA

FLOOR 0 (FORUM) – BOOTH G34

 

LOCATION

La Nuvola, Viale Asia 40/44, 00144 Roma

 

ORARI DELLA MANIFESTAZIONE

21 novembre SOLO SU INVITO

ore 11:30 anteprima stampa e apertura ufficiale

ore 12:00 Vip Preview

dalle ore 17:00 alle ore 20:30 vernissage

22 novembre

dalle ore 10:30 alle ore 20:30

23 novembre

dalle ore 10:30 alle ore 20:30

24 novembre

dalle ore 10:30 alle ore 20:30

 

PER RICEVERE UN INGRESSO GRATUITO IN FIERA

Inviaci una mail a info@lomagnoartecontemporanea.it con i seguenti dati: NOME, COGNOME, INDIRIZZO, NUMERO DI TELEFONO, EMAIL.

Ti aspettiamo!

A presto

LO MAGNO artecontemporanea

RE: ARTEFIERA

RE: ARTEFIERA

Un breve revival dello stand proposto alla 46°edizione di ArteFiera Bologna

 

Dopo il grande successo della manifestazione tenutasi nei padiglioni 25 e 26 del quartiere fieristico di Bologna dal 3 al 5 febbraio 2023, Lo Magno artecontemporanea decide di riproporre il progetto stand nei propri spazi di via Risorgimento 91-93 a Modica.

Per chi non ha avuto la possibilità di godere di una passeggiata tra le vie di Arte Fiera Bologna, dal 18 marzo alle ore 19:00 fino al 1 aprile, Lo Magno artecontemporanea rimette a parete le opere dei quattro artisti presentati in occasione dell’evento.

Emanuele Giuffrida, Giovanni Iudice, Rossana Taormina e William Marc Zanghi, tutti siciliani, connessi dalla continua sperimentazione, dall’instancabile passione che li spinge per osmosi a imprigionare sempre più visioni, a catturare nuovi linguaggi, a generare nuova materia a contatto con nuova materia. Processo energico che la galleria ha voluto sintetizzatare con “By Surfacing”.

 

 

Inaugurazione: sabato 18 marzo ore 19:00

Visite: dal martedì al sabato 10-13 e 17-20 fino al 1 aprile

 

 

Leggi di più sul progetto: BY SURFACING

 

Artisti e Opere:

 

🟣 EMANUELE GIUFFRIDA

 

🟣 GIOVANNI IUDICE

 

🟣 ROSSANA TAORMINA

 

🟣 WILLIAM MARC ZANGHI

 

tel : +39 0932763165 | +393396176251
           

45° edizione Arte Fiera Bologna

Rossana Taormina | Tempo incolume
solo | show

LO MAGNO artecontemporanea
13 – 15 maggio 2022

Padiglione 15 stand F19

 

"Lo spazio è un dubbio: 
devo continuamente individuarlo, designarlo.
Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo.I miei spazi sono fragili: 
il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, 
i miei ricordi mi tradiranno, l’oblio s’infiltrerà nella mia memoria, 
guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato"

Georges Perec, Specie di spazi, Bollati Boringhieri, Torino 2016
(ed. or. Espèces d’espaces, Editions Galilée, Paris 1974)

La ricerca di Rossana Taormina si concentra sulla necessità di rendere leggibile lo spazio, di misurarlo, di rappresentarlo riscrivendone i segni convenzionali condivisi. Lo spazio per essere sottratto all’indeterminatezza che gli è propria, da una parte ha bisogno di una nomenclatura universale, ma dall’altra necessita di una connotazione emotiva. La relazione fra questi due sistemi determina la scoperta di nuove dimensioni estetiche e spaziali.

Una delle linee fondanti della produzione dell’artista, infatti, è legata al tema del riuso degli oggetti e degli spazi che questi sono in grado di evocare. Tema – questo – assai complesso, la cui urgenza è espressa dall’artista con linguaggi diversi, spesso contaminati, e che possiamo meglio mettere a fuoco attraverso le parole di Perec: «Vorrei che esistessero luoghi stabili, immobili, intangibili, mai toccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; luoghi che sarebbero punti di riferimento e di partenza, delle fonti: il mio paese natale, la culla della mia famiglia, la casa dove sarei nato, l’albero che avrei visto crescere (che mio padre avrebbe piantato il giorno della mia nascita), la soffitta della mia infanzia gremita di ricordi intatti… Tali luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico, cessa di essere evidenza, cessa di essere incorporato, cessa di essere appropriato. Lo spazio è un dubbio».

Su questo dubbio, senza la pretesa di scioglierlo, ma di esprimerlo in immagini, di tradurlo in connessioni visive ed emotive, si sviluppa Tempo incolume, cioè una riflessione sullo spazio e sulla possibilità di sottrarlo alla distruzione, di risparmiarlo attraverso il miracoloso ritrovamento dell’oggetto anonimo. Quest’ultimo, diventando simbolico, può accedere a una sorta di intimità condivisa. Lo spazio “personale”, infatti, è fragile, fluida la sua descrizione in quanto affidata alla memoria dell’individuo, memoria che verrà plasmata dalle narrazioni del nucleo familiare, che sarà irrimediabilmente corrosa dall’oblio.

Da questo punto di vista Tempo incolume è il luogo di confine in cui la memoria personale fluisce in quella collettiva, dove gli eventi storici accolgono quelli domestici e privati, e viceversa. Per questa ragione l’immaginario di Tempo incolume si muove sempre all’interno di una casa simbolica in cui possono essere ritrovati i suoi oggetti feticcio: il giardino, i ritratti di famiglia, la foto del nonno in guerra, il vaso coi fiori, i velluti, la consistenza dei muri e delle tappezzerie, la traiettoria affettuosa della luce.

Al contrario dell’idea dominante di tempo, classico divoratore degli attimi, si può esprimere dunque un’idea del tempo persistente, che agisce nei paesaggi interiori, custodisce, planimetrie sbiadite, restituisce tessuti e oggetti che ne hanno ravvivato le stanze, i profumi e la luce che le hanno attraversate in giorni imprecisati. Tempo incolume, allora, è la capacità della memoria di riattivare uno spazio ormai dissolto, di veder fiorire un giardino lontano.

ROSSANA TAORMINA | breve biografia

Rossana Taormina nasce nel 1972 a Partanna, una piccola cittadina della Valle del Belice. La sua nascita avviene quattro anni dopo il disastroso terremoto che distrusse una vasta area della Sicilia occidentale. Il fermento culturale e artistico della città di Gibellina fu determinante nella sua crescita, è da questo suo trascorso che nasce, nell’artista, una specie di ossessione per la memoria, il recupero e la costante volontà di salvaguardare delle esistenze anonime, cercando di dare loro uno spazio ben definito. Dopo aver completato gli studi d’obbligo, Rossana si trasferisce a Roma per lavoro per poi ritornare a Palermo dove si diploma e si laurea in Belle Arti. Nella sua ricerca Rossana modella spazio e memoria rielaborando la carica mnestica dell’object trouvé. Gli oggetti utilizzati sono spesso trovati nei mercatini delle pulci, come tessuti di altra generazione carichi di trame dal ricordo sconosciuto che Rossana rielabora portando alla luce la sua percezione; vecchie foto con volti anonimi che, pur essendo ignoti, sono carichi di emotività, su queste l’Artista ricama costellazioni di nylon, seta o cotone, creando nuovi spazi e riportando alla vita volti, luoghi e tempi di cui oggi non rimane alcuna traccia. Una poetica aperta alla contaminazione dei linguaggi la sua, una sensibilità che, nell’elemento prelevato del quotidiano, individua gli strumenti espressivi per esplorare nuovi confini. Le opere di Rossana Taormina sono state pubblicate su diverse riviste di arte contemporanea internazionali e nazionali

LO MAGNO artecontemporanea

Via Risorgimento 91/93 – 97015 – MODICA (Rg)

Tel: 0932 763165 / 339 6176251

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Rossana Taormina – Tempo incolume

Tempo incolume

Rossana Taormina | solo show

LO MAGNO artecontemporanea

13 – 15 maggio 2022

ArteFiera Bologna – Padiglione 15 stand F19

 

Oggetti anonimi e soggetti sconosciuti, tempi rinvenuti e spazi ritrovati, la forza evocativa di Rossana Taormina giunge a Bologna in occasione della 45°edizione di Arte Fiera. Un solo show dal titolo “Tempo incolume” – Stand F19 Lo Magno artecontemporanea, padiglione 15.

La ricerca di Rossana Taormina si concentra sulla necessità di rendere leggibile lo spazio, di misurarlo, di rappresentarlo riscrivendone i segni convenzionali condivisi. Lo spazio per essere sottratto all’indeterminatezza che gli è propria, da una parte ha bisogno di una nomenclatura universale, ma dall’altra necessita di una connotazione emotiva. La relazione fra questi due sistemi determina la scoperta di nuove dimensioni estetiche e spaziali.

Una delle linee fondanti della produzione dell’artista, infatti, è legata al tema del riuso degli oggetti e degli spazi che questi sono in grado di evocare. Tema – questo – assai complesso, la cui urgenza è espressa dall’artista con linguaggi diversi, spesso contaminati, e che possiamo meglio mettere a fuoco attraverso le parole di Perec: «Vorrei che esistessero luoghi stabili, immobili, intangibili, mai toccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; luoghi che sarebbero punti di riferimento e di partenza, delle fonti: il mio paese natale, la culla della mia famiglia, la casa dove sarei nato, l’albero che avrei visto crescere (che mio padre avrebbe piantato il giorno della mia nascita), la soffitta della mia infanzia gremita di ricordi intatti… Tali luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico, cessa di essere evidenza, cessa di essere incorporato, cessa di essere appropriato. Lo spazio è un dubbio».

Su questo dubbio, senza la pretesa di scioglierlo, ma di esprimerlo in immagini, di tradurlo in connessioni visive ed emotive, si sviluppa Tempo incolume, cioè una riflessione sullo spazio e sulla possibilità di sottrarlo alla distruzione, di risparmiarlo attraverso il miracoloso ritrovamento dell’oggetto anonimo. Quest’ultimo, diventando simbolico, può accedere a una sorta di intimità condivisa. Lo spazio “personale”, infatti, è fragile, fluida la sua descrizione in quanto affidata alla memoria dell’individuo, memoria che verrà plasmata dalle narrazioni del nucleo familiare, che sarà irrimediabilmente corrosa dall’oblio.

Da questo punto di vista Tempo incolume è il luogo di confine in cui la memoria personale fluisce in quella collettiva, dove gli eventi storici accolgono quelli domestici e privati, e viceversa. Per questa ragione l’immaginario di Tempo incolume si muove sempre all’interno di una casa simbolica in cui possono essere ritrovati i suoi oggetti feticcio: il giardino, i ritratti di famiglia, la foto del nonno in guerra, il vaso coi fiori, i velluti, la consistenza dei muri e delle tappezzerie, la traiettoria affettuosa della luce.

Al contrario dell’idea dominante di tempo, classico divoratore degli attimi, si può esprimere dunque un’idea del tempo persistente, che agisce nei paesaggi interiori, custodisce, planimetrie sbiadite, restituisce tessuti e oggetti che ne hanno ravvivato le stanze, i profumi e la luce che le hanno attraversate in giorni imprecisati. Tempo incolume, allora, è la capacità della memoria di riattivare uno spazio ormai dissolto, di veder fiorire un giardino lontano.

ROSSANA TAORMINA | biografia

Rossana Taormina nasce nel 1972 a Partanna, una piccola cittadina della Valle del Belice. La sua nascita avviene quattro anni dopo il disastroso terremoto che distrusse una vasta area della Sicilia occidentale. Il fermento culturale e artistico della città di Gibellina fu determinante nella sua crescita, è da questo suo trascorso che nasce, nell’artista, una specie di ossessione per la memoria, il recupero e la costante volontà di salvaguardare delle esistenze anonime, cercando di dare loro uno spazio ben definito. Dopo aver completato gli studi d’obbligo, Rossana si trasferisce a Roma per lavoro per poi ritornare a Palermo dove si diploma e si laurea in Belle Arti. Nella sua ricerca Rossana modella spazio e memoria rielaborando la carica mnestica dell’object trouvé. Gli oggetti utilizzati sono spesso trovati nei mercatini delle pulci, come tessuti di altra generazione carichi di trame dal ricordo sconosciuto che Rossana rielabora portando alla luce la sua percezione; vecchie foto con volti anonimi che, pur essendo ignoti, sono carichi di emotività, su queste l’Artista ricama costellazioni di nylon, seta o cotone, creando nuovi spazi e riportando alla vita volti, luoghi e tempi di cui oggi non rimane alcuna traccia. Una poetica aperta alla contaminazione dei linguaggi la sua, una sensibilità che, nell’elemento prelevato del quotidiano, individua gli strumenti espressivi per esplorare nuovi confini. Le opere di Rossana Taormina sono state pubblicate su diverse riviste di arte contemporanea internazionali e nazionali


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Rossana Taormina – Futuro Remoto – Inaugurazione

MODICA (Rg), 21 dicembre 2021 – Mappe, foto, tessuti: memorie ritrovate, saldate e interconnesse fra loro dalla trama di sottili fili di seta. La delicatissima poetica di Rossana Taormina approda a Modica con la mostra “Futuro remoto” (30 dicembre – 30 gennaio 2022). Lo spazio è quello di Lo Magno artecontemporanea, dove l’artista – originaria di Partanna (Tp) – si racconta con un nuovo e inedito ciclo di opere dedicate al recupero dei ricordi e selezionate per questa esposizione dal direttore artistico della galleria, Giuseppe Lo Magno. Inaugurazione giovedì 30 dicembre, ore 18.30.

Quasi un’ossessione quella della Taormina per la memoria, che l’artista evoca e restituisce al presente ricamando inedite costellazioni con ago e filo: linee rette, sinapsi concettuali e riverberi di connessioni tra muti frammenti di oggetti ritrovati per caso, tra mercatini e vecchi bauli di famiglia. Storie da dipanare e riaggomitolare con cura: come quella dei tre fratelli nello scatto in bianco e nero di “Gennaio 1968”, titolo di un’opera che, inequivocabilmente, cita il mese in cui la Valle del Belìce – la sua terra – fu sfigurata dalla violenta onda d’urto del terremoto che cambiò le sorti di intere comunità in Sicilia, trapiantate altrove e costrette a sopravvivere senza gli oggetti, i luoghi e il paesaggio della memoria.

Un evento catastrofico quello del Belice che l’artista ha rivissuto durante il lockdown del 2020 rielaborandolo in una nuova raccolta di opere ispirata ai cicli della natura, metafora della perenne trasformazione di tutti gli esseri viventi. Autrice del saggio in catalogo, il critico d’arte Rischa Paterlini scrive: “Se da un lato il terremoto del 1968 tolse i ricordi materiali, oggi, la pandemia, ci ha tolto le relazioni sociali e la ricchezza dello stare insieme. Nasce così la bellissima serie dei “Grandi Notturni”, acrilici su tela in cui dal buio prende forma la natura. Le foglie, rappresentate in procinto di trasformarsi in corpi a metà strada tra l’umano e l’animale, si mimetizzano quasi a volersi dissolvere e così Rossana, lasciandoci percepire il buio del presente, ci permette di afferrarne la luce”.

Ma è la stessa artista a svelare le radici più profonde e spirituali di questo lavoro di ricerca ispirato e generato dall’osservazione della Natura: “Durante la pandemia ho avvertito la necessità di tornare alla me più antica e profonda. Da un paio d’anni – racconta Rossana – ricorro alla metafora del giardino per esprimere la mia idea di eternità, ovvero noi che continuiamo nei ricordi di chi abbiamo amato”.

Con “Tempo incolume”, infine, Rossana Taormina sarà protagonista esclusiva del “solo show” che Lo Magno artecontemporanea ha previsto per lei a Bologna Arte Fiera 2022, dal 21 al 23 gennaio       (Padiglione 15, stand F19). “Una riflessione – spiega lo Magno, curatore dei due progetti espositivi –  sulla rilettura dello spazio tramite la sua connotazione emotiva. Sulla possibilità di sottrarlo alla distruzione, di risparmiarlo, attraverso il miracoloso ritrovamento dell’oggetto anonimo”.

Visite da martedì a sabato 10-13, 17-20, domenica chiuso solo domenica 30 gennaio aperti per finissage. L’accesso ai visitatori sarà garantito nel rispetto delle normative anti Covid in atto.

ROSSANA TAORMINA | biografia

Rossana Taormina nasce nel 1972 a Partanna, una piccola cittadina della Valle del Belice. La sua nascita avviene quattro anni dopo il disastroso terremoto che distrusse una vasta area della Sicilia occidentale. Il fermento culturale e artistico della città di Gibellina fu determinante nella sua crescita, è da questo suo trascorso che nasce, nell’artista, una specie di ossessione per la memoria, il recupero e la costante volontà di salvaguardare delle esistenze anonime, cercando di dare loro uno spazio ben definito. Dopo aver completato gli studi d’obbligo, Rossana si trasferisce a Roma per lavoro per poi ritornare a Palermo dove si diploma e si laurea in Belle Arti. Nella sua ricerca Rossana modella spazio e memoria rielaborando la carica mnestica dell’object trouvé. Gli oggetti utilizzati sono spesso trovati nei mercatini delle pulci, come tessuti di altra generazione carichi di trame dal ricordo sconosciuto che Rossana rielabora portando alla luce la sua percezione; vecchie foto con volti anonimi che, pur essendo ignoti, sono carichi di emotività, su queste l’Artista ricama costellazioni di nylon, seta o cotone, creando nuovi spazi e riportando alla vita volti, luoghi e tempi di cui oggi non rimane alcuna traccia. Una poetica aperta alla contaminazione dei linguaggi la sua, una sensibilità che, nell’elemento prelevato del quotidiano, individua gli strumenti espressivi per esplorare nuovi confini. Le opere di Rossana Taormina sono state pubblicate su diverse riviste di arte contemporanea internazionali e nazionali. 

LO MAGNO artecontemporanea

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