Categoria: Artisti

galleria artisti

Nanni Licitra

Tamara Marino, originaria di Ragusa, e Simon Troger, nato a Schlanders (BZ), costituiscono un sodalizio artistico che esplora le intersezioni tra materia, concetto e contesto. Entrambi operano tra Vittoria (RG) e altre località internazionali, sviluppando un linguaggio che coniuga sperimentazione tecnica e riflessione critica sulla contemporaneità.

La formazione di Tamara Marino si radica nella Scultura, conseguita presso le Accademie di Belle Arti di Catania e Carrara, sotto la guida di maestri quali Martina Corgnati, Aron Demetz e Gianni Dessì. La sua ricerca si è ulteriormente ampliata attraverso esperienze presso la Royal Academy of Art dell’Aia e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, con un approccio che abbraccia tanto la dimensione artistica quanto quella pedagogica.

Simon Troger, maestro nella lavorazione del marmo e delle pietre dure, ha completato la sua formazione accademica in Conservazione e Restauro dei materiali lapidei e in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Il suo operato si distingue per l’attenzione ossessiva al dettaglio e per una poetica che indaga il rapporto dialettico tra utopia e distopia, uomo e ambiente, idea e materia.

Entrambi gli artisti hanno collaborato con istituzioni di rilievo, tra cui la Fondazione Fiumara d’Arte, diretta da Antonio Presti, per la realizzazione di opere monumentali nel contesto urbano di Catania. Hanno inoltre condiviso un progetto legato all’Università di Suzhou Art & Design Technology Institute, che ha contribuito a consolidare la loro proiezione internazionale.

Nel 2023, Marino e Troger hanno concepito e realizzato l’opera site-specific L’ingegnere di Babele per la Fondazione Gesualdo Bufalino di Comiso (RG), un intervento che ha sintetizzato la loro visione artistica in un dialogo simbolico con la tradizione e l’innovazione. Nello stesso anno, Tamara Marino ha ricoperto il ruolo di docente di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, mentre nel 2024 entrambi gli artisti hanno intrapreso una collaborazione con la Farm Cultural Park di Favara (AG), un centro nevralgico per l’arte contemporanea in Sicilia.

La loro pratica attuale si concentra sulla trasformazione di Villa Mangione, un antico palmento situato nel Sud-Est siciliano, in un avamposto culturale dedicato a residenze d’artista, performance sperimentali, proiezioni di cinema d’avanguardia e concerti di improvvisazione sonora. Questo progetto, ancora in divenire, si propone come un crocevia per la riflessione e la produzione artistica multidisciplinare, inscrivendosi in un panorama internazionale di ricerca e sperimentazione.

L’opera di Tamara Marino e Simon Troger si colloca dunque in un ambito di ricerca che combina un’attenzione raffinata per il dettaglio materiale con una visione critica e colta delle dinamiche culturali contemporanee, rendendoli protagonisti di un dialogo fecondo tra locale e globale, tradizione e avanguardia.

Tamara Marino, originally from Ragusa, and Simon Troger, born in Schlanders (BZ), form an artistic partnership that explores the intersections between matter, concept, and context. Both operate between Vittoria (RG) and other international locations, developing a language that blends technical experimentation with critical reflection on contemporary issues.

Tamara Marino’s education is rooted in Sculpture, which she studied at the Academies of Fine Arts in Catania and Carrara, under the guidance of masters such as Martina Corgnati, Aron Demetz, and Gianni Dessì. Her research has further expanded through experiences at the Royal Academy of Art in The Hague and the Academy of Fine Arts in Florence, adopting an approach that embraces both artistic and pedagogical dimensions.

Simon Troger, a master in marble and hard stone processing, completed his academic training in Conservation and Restoration of stone materials and Sculpture at the Academy of Fine Arts in Carrara. His work stands out for its obsessive attention to detail and for a poetic exploration of the dialectical relationship between utopia and dystopia, man and environment, idea and matter.

Both artists have collaborated with prominent institutions, including the Fiumara d’Arte Foundation, led by Antonio Presti, to create monumental works within the urban context of Catania. They also shared a project with the Suzhou Art & Design Technology Institute, which helped to solidify their international presence.

In 2023, Marino and Troger conceived and realized the site-specific work L’ingegnere di Babele for the Gesualdo Bufalino Foundation in Comiso (RG), an intervention that encapsulated their artistic vision in a symbolic dialogue with tradition and innovation. In the same year, Tamara Marino took on the role of Sculpture professor at the Academy of Fine Arts in Macerata, while in 2024, both artists began collaborating with the Farm Cultural Park in Favara (AG), a key center for contemporary art in Sicily.

Their current practice focuses on transforming Villa Mangione, an ancient wine press in Southeast Sicily, into a cultural outpost dedicated to artist residencies, experimental performances, avant-garde cinema screenings, and sound improvisation concerts. This ongoing project aims to serve as a crossroads for reflection and multidisciplinary artistic production, positioning itself within an international landscape of research and experimentation.

The work of Tamara Marino and Simon Troger thus lies within a research framework that combines a refined attention to material detail with a critical and cultured vision of contemporary cultural dynamics, making them key figures in a fruitful dialogue between the local and the global, tradition and avant-garde.

ROSSO

Rosso

Il video “Rosso” è un’opera carica di simbolismo e intensità visiva, che utilizza il colore rosso non solo come elemento estetico ma come linguaggio narrativo e concettuale. Al centro della scena, gambe femminili su fondo monocromo incarnano una femminilità sospesa tra attrazione e ambiguità, con un focus visivo sul pube, accentuato da tacchi a spillo e da un gesto performativo carico di violenza estetica: l’esplosione di scintille.
Questa epifania visiva richiama la tragedia della Triangle Waist Company del 1911, trasformando il ricordo storico in una riflessione sulla condizione femminile, tra passato e presente. Il corpo diventa luogo simbolico di conflitto e resistenza, rappresentando sia la violenza subita che la forza della resilienza.
“Rosso” è quindi un’opera che intreccia eros, dolore e memoria, proponendo un’estetica della resistenza femminile. Invita lo spettatore a un coinvolgimento attivo, oltre la superficie, per confrontarsi con la storia e con il ruolo dell’arte nella costruzione della memoria collettiva.

The video Rosso is a work rich in symbolism and visual intensity, using the color red not merely as an aesthetic element but as a narrative and conceptual language. At the center of the scene, female legs against a monochrome backdrop embody a femininity suspended between allure and ambiguity, with visual focus on the pubic area, emphasized by high heels and a performative gesture of striking aesthetic violence: a burst of sparks.
This visual epiphany recalls the 1911 Triangle Waist Company tragedy, transforming historical memory into a reflection on the condition of women, both past and present. The female body becomes a symbolic battleground—representing both endured violence and the power of resilience.
Rosso thus becomes a work that weaves together eros, pain, and memory, proposing an aesthetic of female resistance. It calls on the viewer to engage actively, to look beyond the surface, and to confront both history and the role of art in shaping collective memory.

Video performance
Duration: 2’34”
(Co-producer: Simon Troger)
Installation
Wood, fabric, sparkler sticks
26 x 21 x 4 cm
2023

FALLOUT

Fallout è un’installazione immersiva e multimediale che indaga il rapporto tra materia, tecnologia e crisi ecologica. Al centro dell’opera vi è una scultura generativa, modellata dalla proiezione video, che ribalta il tradizionale rapporto tra immagine e forma. In tre sequenze video, delle gazze ladre vengono lentamente ricoperte da terra bianca, simbolo di una sterilità funebre che cancella l’organico sotto l’apparenza della purezza.
L’opera si configura come un corpo stratificato, dove video, scultura, disegno e documentazione convivono in un sistema visivo e concettuale. Il bianco diventa segno di cancellazione, le gazze simboli di un’intelligenza naturale condannata all’oblio. L’intero dispositivo genera un funerale silenzioso della natura, evocando il tempo dell’Antropocene e l’estetica del disastro.
Un documentario introduttivo e materiali di processo ampliano la riflessione, offrendo allo spettatore coordinate critiche e narrative. Fallout non propone una narrazione lineare, ma un’esperienza percettiva e poetica che intreccia testimonianza e immaginazione, spingendo a una riflessione radicale su ecologia, memoria e responsabilità collettiva.

Fallout is an immersive, multimedia installation that explores the relationship between matter, technology, and ecological crisis. At the heart of the work is a generative sculptural form, shaped by video projection, which overturns the traditional hierarchy between image and form. In three video sequences, magpies are slowly covered by a layer of white earth – symbolizing a funereal sterility that erases organic life under the guise of purity.
The work unfolds as a layered body, where video, sculpture, drawing, and documentation coexist in a visual and conceptual system. White becomes a sign of erasure, and the magpies – symbols of natural intelligence and survival – embody a world condemned to oblivion. The installation stages a silent funeral for nature, invoking the era of the Anthropocene and an aesthetic of disaster.
An introductory documentary and process-based materials extend the scope of the work, offering viewers critical and narrative coordinates. Fallout does not follow a linear narrative, but instead generates a perceptual and poetic experience that merges testimony and imagination, prompting deep reflection on ecology, memory, and collective responsibility.

“Fallout” Documentary – 5’40” (audio in English, Italian subtitles)
Generative Projective Sculpture – environmental dimensions
Light Installation – red LED beam
Graphic Panels – drawings on drafting lm and cadastral maps
2024

EMEREC

Secondo Jean Cloutier, l’essenza dell’uomo completo risiede nella sua duplice natura di émetteur e récepteur, in cui egli si manifesta simultaneamente come emittente e ricevente. Tale simbiosi, essenziale alla pienezzacomunicativa, lo definisce nella sua totalità. Tuttavia, quale esito si profila quando l’uomo, pur essendo Emerec – teoricamente completo e paragonabile a quello dell’epoca della comunicazione interpersonale – persegue un miraggio fallace? Questo miraggio consiste nell’illusione di generare unflusso coerente di input e output, che però viene inevitabilmente frainteso, interpretato e decodificato attraverso codici soggettivi, distanti dalle intenzioni originarie. In questo contesto, l’apparente completezza dell’uomo Emerec si rivela fragile, poiché l’interazione tra emissione e ricezione, lunge
dal realizzare una sinergia armoniosa, si frammenta in un caleidoscopio di percezioni individuali.

According to Jean Cloutier, the essence of the complete human lies in their dual nature as émetteur and récepteur – as both transmitter and receiver -where the individual simultaneously embodies the roles of sender and recipient. This symbiosis, essential to the fullness
of communication, defines the human in their totality. However, what outcome emerges when the individual, though theoretically complete as Emerec – a being reminiscent of the era of interpersonal communication – pursues a deceptive mirage? This mirage consists of the illusion of producing a coherent flow of input and output, which is inevitably misunderstood, interpreted, and decoded through subjecti-
ve codes that deviate from the original intent. In this context, the apparent completeness of the Emerec figure is revealed as fragile. The
interaction between transmission and reception, far from achieving a harmonious synergy, fragments into a kaleidoscope of individual perceptions.

Site-Specific: Video Installation
(Co-producer: Simon Troger)
Monitor, glass, hammer, LED screen
1’48”
2023

Tamara Marino & Simon Troger

Tamara Marino, originaria di Ragusa, e Simon Troger, nato a Schlanders (BZ), costituiscono un sodalizio artistico che esplora le intersezioni tra materia, concetto e contesto. Entrambi operano tra Vittoria (RG) e altre località internazionali, sviluppando un linguaggio che coniuga sperimentazione tecnica e riflessione critica sulla contemporaneità.

La formazione di Tamara Marino si radica nella Scultura, conseguita presso le Accademie di Belle Arti di Catania e Carrara, sotto la guida di maestri quali Martina Corgnati, Aron Demetz e Gianni Dessì. La sua ricerca si è ulteriormente ampliata attraverso esperienze presso la Royal Academy of Art dell’Aia e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, con un approccio che abbraccia tanto la dimensione artistica quanto quella pedagogica.

Simon Troger, maestro nella lavorazione del marmo e delle pietre dure, ha completato la sua formazione accademica in Conservazione e Restauro dei materiali lapidei e in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Il suo operato si distingue per l’attenzione ossessiva al dettaglio e per una poetica che indaga il rapporto dialettico tra utopia e distopia, uomo e ambiente, idea e materia.

Entrambi gli artisti hanno collaborato con istituzioni di rilievo, tra cui la Fondazione Fiumara d’Arte, diretta da Antonio Presti, per la realizzazione di opere monumentali nel contesto urbano di Catania. Hanno inoltre condiviso un progetto legato all’Università di Suzhou Art & Design Technology Institute, che ha contribuito a consolidare la loro proiezione internazionale.

Nel 2023, Marino e Troger hanno concepito e realizzato l’opera site-specific L’ingegnere di Babele per la Fondazione Gesualdo Bufalino di Comiso (RG), un intervento che ha sintetizzato la loro visione artistica in un dialogo simbolico con la tradizione e l’innovazione. Nello stesso anno, Tamara Marino ha ricoperto il ruolo di docente di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, mentre nel 2024 entrambi gli artisti hanno intrapreso una collaborazione con la Farm Cultural Park di Favara (AG), un centro nevralgico per l’arte contemporanea in Sicilia.

La loro pratica attuale si concentra sulla trasformazione di Villa Mangione, un antico palmento situato nel Sud-Est siciliano, in un avamposto culturale dedicato a residenze d’artista, performance sperimentali, proiezioni di cinema d’avanguardia e concerti di improvvisazione sonora. Questo progetto, ancora in divenire, si propone come un crocevia per la riflessione e la produzione artistica multidisciplinare, inscrivendosi in un panorama internazionale di ricerca e sperimentazione.

L’opera di Tamara Marino e Simon Troger si colloca dunque in un ambito di ricerca che combina un’attenzione raffinata per il dettaglio materiale con una visione critica e colta delle dinamiche culturali contemporanee, rendendoli protagonisti di un dialogo fecondo tra locale e globale, tradizione e avanguardia.

Tamara Marino, originally from Ragusa, and Simon Troger, born in Schlanders (BZ), form an artistic partnership that explores the intersections between matter, concept, and context. Both operate between Vittoria (RG) and other international locations, developing a language that blends technical experimentation with critical reflection on contemporary issues.

Tamara Marino’s education is rooted in Sculpture, which she studied at the Academies of Fine Arts in Catania and Carrara, under the guidance of masters such as Martina Corgnati, Aron Demetz, and Gianni Dessì. Her research has further expanded through experiences at the Royal Academy of Art in The Hague and the Academy of Fine Arts in Florence, adopting an approach that embraces both artistic and pedagogical dimensions.

Simon Troger, a master in marble and hard stone processing, completed his academic training in Conservation and Restoration of stone materials and Sculpture at the Academy of Fine Arts in Carrara. His work stands out for its obsessive attention to detail and for a poetic exploration of the dialectical relationship between utopia and dystopia, man and environment, idea and matter.

Both artists have collaborated with prominent institutions, including the Fiumara d’Arte Foundation, led by Antonio Presti, to create monumental works within the urban context of Catania. They also shared a project with the Suzhou Art & Design Technology Institute, which helped to solidify their international presence.

In 2023, Marino and Troger conceived and realized the site-specific work L’ingegnere di Babele for the Gesualdo Bufalino Foundation in Comiso (RG), an intervention that encapsulated their artistic vision in a symbolic dialogue with tradition and innovation. In the same year, Tamara Marino took on the role of Sculpture professor at the Academy of Fine Arts in Macerata, while in 2024, both artists began collaborating with the Farm Cultural Park in Favara (AG), a key center for contemporary art in Sicily.

Their current practice focuses on transforming Villa Mangione, an ancient wine press in Southeast Sicily, into a cultural outpost dedicated to artist residencies, experimental performances, avant-garde cinema screenings, and sound improvisation concerts. This ongoing project aims to serve as a crossroads for reflection and multidisciplinary artistic production, positioning itself within an international landscape of research and experimentation.

The work of Tamara Marino and Simon Troger thus lies within a research framework that combines a refined attention to material detail with a critical and cultured vision of contemporary cultural dynamics, making them key figures in a fruitful dialogue between the local and the global, tradition and avant-garde.

ROSSO

Rosso

Il video “Rosso” è un’opera carica di simbolismo e intensità visiva, che utilizza il colore rosso non solo come elemento estetico ma come linguaggio narrativo e concettuale. Al centro della scena, gambe femminili su fondo monocromo incarnano una femminilità sospesa tra attrazione e ambiguità, con un focus visivo sul pube, accentuato da tacchi a spillo e da un gesto performativo carico di violenza estetica: l’esplosione di scintille.
Questa epifania visiva richiama la tragedia della Triangle Waist Company del 1911, trasformando il ricordo storico in una riflessione sulla condizione femminile, tra passato e presente. Il corpo diventa luogo simbolico di conflitto e resistenza, rappresentando sia la violenza subita che la forza della resilienza.
“Rosso” è quindi un’opera che intreccia eros, dolore e memoria, proponendo un’estetica della resistenza femminile. Invita lo spettatore a un coinvolgimento attivo, oltre la superficie, per confrontarsi con la storia e con il ruolo dell’arte nella costruzione della memoria collettiva.

The video Rosso is a work rich in symbolism and visual intensity, using the color red not merely as an aesthetic element but as a narrative and conceptual language. At the center of the scene, female legs against a monochrome backdrop embody a femininity suspended between allure and ambiguity, with visual focus on the pubic area, emphasized by high heels and a performative gesture of striking aesthetic violence: a burst of sparks.
This visual epiphany recalls the 1911 Triangle Waist Company tragedy, transforming historical memory into a reflection on the condition of women, both past and present. The female body becomes a symbolic battleground—representing both endured violence and the power of resilience.
Rosso thus becomes a work that weaves together eros, pain, and memory, proposing an aesthetic of female resistance. It calls on the viewer to engage actively, to look beyond the surface, and to confront both history and the role of art in shaping collective memory.

Video performance
Duration: 2’34”
(Co-producer: Simon Troger)
Installation
Wood, fabric, sparkler sticks
26 x 21 x 4 cm
2023

FALLOUT

Fallout è un’installazione immersiva e multimediale che indaga il rapporto tra materia, tecnologia e crisi ecologica. Al centro dell’opera vi è una scultura generativa, modellata dalla proiezione video, che ribalta il tradizionale rapporto tra immagine e forma. In tre sequenze video, delle gazze ladre vengono lentamente ricoperte da terra bianca, simbolo di una sterilità funebre che cancella l’organico sotto l’apparenza della purezza.
L’opera si configura come un corpo stratificato, dove video, scultura, disegno e documentazione convivono in un sistema visivo e concettuale. Il bianco diventa segno di cancellazione, le gazze simboli di un’intelligenza naturale condannata all’oblio. L’intero dispositivo genera un funerale silenzioso della natura, evocando il tempo dell’Antropocene e l’estetica del disastro.
Un documentario introduttivo e materiali di processo ampliano la riflessione, offrendo allo spettatore coordinate critiche e narrative. Fallout non propone una narrazione lineare, ma un’esperienza percettiva e poetica che intreccia testimonianza e immaginazione, spingendo a una riflessione radicale su ecologia, memoria e responsabilità collettiva.

Fallout is an immersive, multimedia installation that explores the relationship between matter, technology, and ecological crisis. At the heart of the work is a generative sculptural form, shaped by video projection, which overturns the traditional hierarchy between image and form. In three video sequences, magpies are slowly covered by a layer of white earth – symbolizing a funereal sterility that erases organic life under the guise of purity.
The work unfolds as a layered body, where video, sculpture, drawing, and documentation coexist in a visual and conceptual system. White becomes a sign of erasure, and the magpies – symbols of natural intelligence and survival – embody a world condemned to oblivion. The installation stages a silent funeral for nature, invoking the era of the Anthropocene and an aesthetic of disaster.
An introductory documentary and process-based materials extend the scope of the work, offering viewers critical and narrative coordinates. Fallout does not follow a linear narrative, but instead generates a perceptual and poetic experience that merges testimony and imagination, prompting deep reflection on ecology, memory, and collective responsibility.

“Fallout” Documentary – 5’40” (audio in English, Italian subtitles)
Generative Projective Sculpture – environmental dimensions
Light Installation – red LED beam
Graphic Panels – drawings on drafting lm and cadastral maps
2024

EMEREC

Secondo Jean Cloutier, l’essenza dell’uomo completo risiede nella sua duplice natura di émetteur e récepteur, in cui egli si manifesta simultaneamente come emittente e ricevente. Tale simbiosi, essenziale alla pienezzacomunicativa, lo definisce nella sua totalità. Tuttavia, quale esito si profila quando l’uomo, pur essendo Emerec – teoricamente completo e paragonabile a quello dell’epoca della comunicazione interpersonale – persegue un miraggio fallace? Questo miraggio consiste nell’illusione di generare unflusso coerente di input e output, che però viene inevitabilmente frainteso, interpretato e decodificato attraverso codici soggettivi, distanti dalle intenzioni originarie. In questo contesto, l’apparente completezza dell’uomo Emerec si rivela fragile, poiché l’interazione tra emissione e ricezione, lunge
dal realizzare una sinergia armoniosa, si frammenta in un caleidoscopio di percezioni individuali.

According to Jean Cloutier, the essence of the complete human lies in their dual nature as émetteur and récepteur – as both transmitter and receiver -where the individual simultaneously embodies the roles of sender and recipient. This symbiosis, essential to the fullness
of communication, defines the human in their totality. However, what outcome emerges when the individual, though theoretically complete as Emerec – a being reminiscent of the era of interpersonal communication – pursues a deceptive mirage? This mirage consists of the illusion of producing a coherent flow of input and output, which is inevitably misunderstood, interpreted, and decoded through subjecti-
ve codes that deviate from the original intent. In this context, the apparent completeness of the Emerec figure is revealed as fragile. The
interaction between transmission and reception, far from achieving a harmonious synergy, fragments into a kaleidoscope of individual perceptions.

Site-Specific: Video Installation
(Co-producer: Simon Troger)
Monitor, glass, hammer, LED screen
1’48”
2023

Nanni Licitra

Nanni Licitra, “Brucia” serigrafia su plastica di serre abbandonate/Serigraphy on leftover greenhouse plastic

Nanni Licitra

Nasce a Vittoria nel 1988.
Attualmente vive e lavora a Vittoria.

Nel 2008 inizia la sua ricerca fotografica, esclusivamente analogica, attraverso un atteggiamento che lo porta a privilegiare un punto di vista distaccato, da spettatore.
I suoi soggetti sono le periferie, preferendo i non luoghi, e la società urbana che le anima. Attratto dagli estremismi, le sue fotografie sembrano riflessioni emblematiche, soggetti e oggetti che si decontestualizzano dall’esperienza del quotidiano.

Nanni Licitra

Born in Vittoria in 1988.
Currently lives and works in Vittoria.

In 2008, he began his photographic research, working exclusively with analog techniques. His approach is marked by a detached perspective – that of an observer.
His subjects are often peripheral areas, with a focus on non-places and the urban society that inhabits them. Drawn to extremes, his photographs appear as emblematic reflections — subjects and objects removed from the context of everyday experience.

Nanni Licitra, Hell End in Hell Serie, Downtown Las Vegas 1, Yashica T5 + Kodak Trix 400, 120x110cm

Serie I ricordi dei morti servono loro per un altra vita, Nikon Fm + pellicola Ilford HP5

Serie Hell End in Hell, Yashica T4, pellicola Kodak Trix 400

Serie Hell End in Hell, Yashica T4, pellicola Kodak Trix 400

Nell’eterogeneità di queste immagini è possibile rintracciare un metodo, o almeno un’intenzione: la costante di un indugio sulle cose in un rito di devozione alla realtà. Uno sguardo libero da categorie, generi e temi, che cataloga istanti in cui l’ambiente intorno a lui si manifesta nelle sue forme più effimere e particolari. E’ una pratica connessa alle radici, al ripetersi di viaggi e spostamenti quotidiani, ma al contempo svincolata dalla permanenza in luoghi o itinerari consueti. Nanni è equipaggiato, per dirla con Hendke, di quella fedeltà a «certe piccole cose che ci accompagnano in tutti i traslochi», che lo rende capace di raccontare con estrema precisione uno stato d’animo, un odore, un luogo, un suono senza la necessità di una cornice narrativa lineare.
Mi torna in mente quel giovane Ghirri che affannato si parò davanti al commesso e gli chiese come avrebbe potuto vedere solo ciò che voleva, una sola cosa per volta, per trovare ordine, farsi spazio nel mondo e ritrovare la strada di casa, perchè si era perso tra le stelle e le galassie. Il commesso sorridendogli gli mostrò una macchina fotografica e gli disse: ”E’ meglio di una bussola, con questa macchina potrai cancellare tutto il superfluo e lasciare solo il necessario”. E’ in quel groviglio, accelerato e confuso, che Nanni ci lascia le briciole di un cammino in cui l’universo ritorna a nostra misura.

 

Vittoria Cafarella

In the heterogeneity of these images, one can trace a method – or at least an intention: a consistent lingering on things, as though in a ritual of devotion to reality.
It is a gaze unbound by categories, genres, or themes, cataloguing fleeting moments in which the world around him reveals itself in its most ephemeral and particular forms. His is a practice rooted in repetition – daily journeys and movements – but at the same time detached from any fixed place or familiar route.
Nanni is equipped, to borrow Handke’s words, with that fidelity to “certain small things that accompany us through every move,” which allows him to portray a mood, a scent, a place, or a sound with remarkable precision – without relying on a linear narrative framework.

I am reminded of a young Ghirri, breathless, who once stood before a shop clerk and asked how he might learn to see only what he wanted – just one thing at a time – so he could find order, make space for himself in the world, and rediscover the road home, having lost himself among stars and galaxies. The clerk, smiling, showed him a camera and said: “It’s better than a compass – this machine will let you erase all that is superfluous and keep only what is essential.” It is in that tangled, accelerated, and chaotic space that Nanni leaves us the breadcrumbs of a path where the universe, once again, returns to a human scale.

 

Vittoria Cafarella

SIMPHIWE BUTHELEZI

Simphiwe Buthelezi,To Find Solid Ground

2020

Straw Mats, Glass Beads and Earth on Canvas

Stuoie di canne, perline di vetro e terra su tela

150x138cm

Simphiwe Buthelezi, Umvikeli

2024

Treated Reed Mats, Canvas and Leather

Tappeti di canna trattata, tela e pelle

240 x 90 cm

ESSENTIAL

 

Simphiwe Buthelezi was born in 1996, Benoni, South Africa.

Currently lives and works in Cape Town, South Africa.

“I am quite cognizant of the sacredness that the reed mat holds to the indigenous populace in different parts of the world. I am also fascinated by how a single object can unravel and become a myriad of different forms. Just like the people to whom this artefact belongs, it is limitless, boundless, free to take any shape, enduring the pressure applied to it.”

Simphiwe Buthelezi, is an installation artist and sculptor, who utilises traditional Zulu ‘icansi’ (hand-woven reed mats), glass beads and ‘tankrali’ (Zulu seed beads) to engage with the existential undertaking of “ukubuyela e masisweni” or “returning to the source”. Reed mats, leather, beads, metal compounds and cotton canvas are endlessly reworked, reconsidered and reshaped through her meticulous craftsmanship and the repetitive processes of cutting, folding, sewing and bonding.

While the established conceptual threads of Buthelezi’s oeuvre begins in cultural dynamics and African Spirituality, her practice is grounded in a relentless exploration of materiality and form. For Buthelezi, these multifaceted, intergenerational objects are a continuation of what came before, and her practice of mending, reshaping and nurturing ‘icansi’ & ‘tankrali’ acts as not only a practical exploration but also a spiritual interrogation of material and form. Here, thinking & making are entangled activities, a combination of Buthelezi’s understanding of materiality, underpinned by her sensitivity to the traditional roles and practices that have informed her art-making.

Buthelezi received her National Diploma in Fine Art at the University of Johannesburg in 2017, after which she was awarded the 2018 Blessing Ngobeni Art Prize, culminating in a residency at The Bag Factory Artist Studios in Johannesburg, South Africa.

In 2023, Buthelezi presented her first European exhibition titled Izinyathelo zabagcotshiweyo (Footsteps of the Ordained) in the Galeries Émergentes sector, at Paris+ par Art Basel at the Grand Palais Éphémère, in Paris, France. She also presented Imvuselelo Yenkululeko (The World is Changing) as part of the Solo Section at the Investec Cape Town Art Fair at the CTICC in Cape Town, South Africa in the same year.

Buthelezi’s other solo presentations include: Imvuselelo Yenkululeko / Freedom’s Domain at SMAC in Stellenbosch, South Africa in 2020 and Lala La, curated by Chumisa Ndakisa, at The Bag Factory Studios in Johannesburg, South Africa in 2019. Buthelezi participated in the Young Congo Biennale in Kinshasa, Democratic Republic of Congo; Preview#3 in Milan, Italy; tête-à-tête, curated by Candice Allison and Tiina Liebenberg at the Absa Gallery in Johannesburg; Art Market Budapest with Johannesburg Art Gallery in Budapest, Hungary; and What is South Africa, Even? Vol.2, curated by Carlyn Strydom at the Bag Factory Artist Studios in Johannesburg all in 2019. Selected collections comprise of: Fondation H in Antananarivo, Madagascar; University of Cape Town in Cape Town, South Africa; Southern African Fellowship for Contemporary Art and the Bonanate Collection in Turin, Italy. In the second half of 2024, Buthelezi will participate in the SAFFCA Residency in partnership with ENSAV La Cambre, in Belgium, Brussels.

 

ITA

Simphiwe Buthelezi è nata nel 1996 a Benoni, in Sud Africa.

Attualmente vive e lavora a Cape Town, Sud Africa.

Sono abbastanza consapevole della sacralità che la stuoia di canne riveste per le popolazioni indigene in diverse parti del mondo. Sono anche affascinata dalle potenzialità di un oggetto e dalla possibilità che ha di assumere una miriade di forme diverse. Proprio come le persone a cui appartiene, questo manufatto è illimitato, sconfinato, libero di assumere qualsiasi forma, sopportando la pressione ad esso applicata”.

Simphiwe Buthelezi, nelle sue installazioni, utilizza i tradizionali ‘icansi’ Zulu (stuoie di canne intrecciate a mano), perle di vetro e ‘tankrali’ (perline Zulu) impegnandosi così nell’impresa esistenziale di “ukubuyela e masisweni” o “ritornare alla fonte”.

Stuoie di canna, pelle, perline, composti metallici e tela di cotone vengono continuamente rielaborati, riconsiderati e rimodellati attraverso la sua meticolosa maestria e i processi ripetitivi di taglio, piegatura, cucito e incollaggio.

Mentre i fili concettuali consolidati dell’opera di Buthelezi iniziano con le dinamiche culturali e la spiritualità africana, la sua pratica si fonda su un’incessante esplorazione della materialità e della forma.

Per Buthelezi, questi oggetti sfaccettati e intergenerazionali sono una continuazione di ciò che è venuto prima, e la sua pratica di riparare, rimodellare e coltivare “icansi” e “tankrali” agisce non solo come un’esplorazione pratica ma anche come un’interrogazione spirituale di materiale e forma. Pensare e fare sono attività intrecciate, una combinazione della comprensione pratica della materialità unita alla sua sensibilità verso le pratiche tradizionali della sua terra che ne hanno sempre influenzato la produzione artistica.

Buthelezi ha conseguito il Diploma Nazionale in Belle Arti presso l’Università di Johannesburg nel 2017. L’anno successivo le è stato assegnato il Blessing Ngobeni Art Prize 2018, culminato in una residenza presso The Bag Factory Artist Studios a Johannesburg, in Sud Africa.

Nel 2023, Buthelezi ha presentato la sua prima mostra europea intitolata Izinyathelo zabagcotshiweyo (Sulle orme degli ordinati) nella sezione Gallerie emergenti, a Paris+ per Art Basel al Grand Palais Éphémère, a Parigi. Nello stesso anno ha anche presentato Imvuselelo Yenkululeko (Il mondo sta cambiando) con una personale alla Investec Cape Town Art Fair al CTICC di Cape Town, in Sud Africa.

Le altre mostre personali di Buthelezi: Imvuselelo Yenkululeko / Freedom’s Domain allo SMAC di Stellenbosch, Sud Africa nel 2020 e Lala La, a cura di Chumisa Ndakisa, ai The Bag Factory Studios di Johannesburg, Sud Africa nel 2019.

Buthelezi ha partecipato alla Young Congo Biennale nel Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo; Anteprima#3 a Milano, Italia; tête-à-tête, a cura di Candice Allison e Tiina Liebenberg alla Absa Gallery di Johannesburg; Mercato dell’Arte Budapest con la Johannesburg Art Gallery a Budapest, Ungheria; e cos’è anche il Sud Africa? Vol.2, curato da Carlyn Strydom presso i Bag Factory Artist Studios di Johannesburg, tutto nel 2019.

Le collezioni selezionate comprendono: Fondation H ad Antananarivo, Madagascar; Università di Cape Town a Città del Capo, Sud Africa; Borsa dell’Africa Meridionale per l’Arte Contemporanea e la Collezione Bonanate a Torino, Italia.

Nella seconda metà del 2024, Buthelezi parteciperà alla Residenza SAFFCA in collaborazione con ENSAV La Cambre, in Belgio, Bruxelles.

 

Text Courtesy SMAC Gallery Cape Town

Angelo Ruta

“Si dice che la penna uccide più della spada. Si diceva quando il giornalismo aveva un forte valore civile: evidentemente qualcosa s’é perso, nel frattempo, distratti come siamo dall’ubriacatura dei social e da una certa miopia politica che ci impedisce di vedere bene (da) lontano.

Ecco se però la parola scritta è una spada, allora la matita di Angelo Ruta è una carezza. Affettuosa, poetica, sussurrata.”

—————–

“It is said that the pen is mightier than the sword – a notion that held true when journalism carried significant civic weight. Somewhere along the way, however, something was lost. We have been distracted, intoxicated by the relentless tide of social media and hampered by a certain political myopia that prevents us from seeing clearly, especially from a distance.

And yet, if the written word is a sword, then Angelo Ruta’s pencil is a gentle caress – tender, poetic, and whispered.”

Pierenrico Ratto (Caporedattore Corriere della Sera/La Lettura), Da dove crescono i fiori, 2024,
catalogo mostra Angelo Ruta- Segni Quotidiani

Angelo Ruta

Biography

Angelo Ruta (Ragusa, 1967)

Attualmente vive e a lavora a Milano

Angelo Ruta si è formato a Milano, dove ha frequentato il Corso di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, il corso superiore di Illustrazione e Fumetto alla scuola Arte & Messaggio e quello di Tecnica Cinetelevisiva alla Civica Scuola di Cinema.

Lavora prevalentemente come illustratore editoriale anche se negli anni ha esplorato altri linguaggi espressivi, quali il cinema e il teatro.

Per il cinema ha realizzato Gli occhi aperti (premiato come miglior corto italiano al XIV Torino Film Festival) e Animali felici. Con il soggetto Il mare sotto il cemento ha ricevuto il premio Solinas nel 2003.

Per il teatro ha scritto i testi di narrazione Il mio posto è in un campo di grano, Il poeta volante e Zhivago Story, oltre a un testo per ragazzi dal titolo Millesoli.

Come illustratore ha pubblicato tra gli altri per EL, Einaudi Ragazzi, Carthusia, Real Reads, Usborne, Lion Hudson, Mondadori, BUR, Edizioni San Paolo, Giunti, Stampa Alternativa.

Ha esposto in Italia e all’estero. Ha vinto qualche premio.

Oggi pubblica regolarmente su la Lettura, inserto domenicale di cultura del Corriere della sera.

Angelo Ruta (Ragusa, Italy,1967)
Currently lives and works in Milan, Italy.

Angelo Ruta trained in Milan, where he studied Set Design at the Brera Academy of Fine Arts, Illustration and Comics at the Arte & Messaggio school, and Film and Television Techniques at the Civica Scuola di Cinema.

Primarily working as an editorial illustrator, he has also explored other artistic disciplines over the years, including film and theater.

In cinema, he directed Gli occhi aperti (awarded Best Italian Short Film at the 14th Torino Film Festival) and Animali felici. In 2003, his screenplay Il mare sotto il cemento won the prestigious Solinas Prize.

He has written several narrative texts for the theatre, including Il mio posto è in un campo di grano, Il poeta volante, and Zhivago Story, as well as a play for young audiences titled Millesoli.

As an illustrator, his work has been published by a wide range of Italian and international publishers, including EL, Einaudi Ragazzi, Carthusia, Real Reads, Usborne, Lion Hudson, Mondadori, BUR, Edizioni San Paolo, Giunti, and Stampa Alternativa.

His illustrations have been exhibited in Italy and abroad, and he has received a number of awards in recognition of his work.

He is a regular contributor to la Lettura, the cultural Sunday supplement of Corriere della Sera.

TOGETHER

 

2023: Segni Quotidiani, Angelo Ruta, solo show, essay by Paolo Nifosì, curated by Tonino Cannata, with collaboration of Afterstudio, Lo Magno artecontemporanea, Loredana Amenta print makers, Susanna Occhipinti Gallery,  – Modica (RG)

 

» beyond our gallery…

Samantha Torrisi

ESSENTIAL

Samantha Torrisi asce a Catania nel 1977.

Attualmente vive alle pendici del vulcano Etna, luogo eletto dall’artista per ricreare le atmosfere di paesaggi ed esperienze vissute lavorando immersa nella natura.

 

La ricerca pittorica di Samantha Torrisi nasce dall’interesse per i nuovi media e dal dialogo tra video, fotografia e pittura. Nei lavori più recenti indaga la relazione tra natura e intervento umano, temi ambientali e dinamiche del contemporaneo, costruendo narrazioni visive rarefatte in cui i luoghi diventano spazi emotivi e quasi onirici.

Formata alla Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Catania, ha collaborato con diversi progetti multidisciplinari tra grafica, architettura, video ed editoria. Nel 2003 realizza la prima personale “Crossings” e, negli anni, espone in numerose gallerie e istituzioni italiane e internazionali. Tra le personali recenti: Dalle parti di me (2017), Dell’infinito il nulla (2019), il libro d’artista Utopia del silenzio (2021), Se ogni giorno fossi lieve (2022), il progetto bipersonale After the human colonialism (2023) e Aura, prima personale a Madrid (2025).

Ha partecipato a progetti internazionali come Etna Eternal Flame con Monira Foundation e Fondazione Orestiadi, entrando nel 2024 nella collezione permanente del Museo delle Trame Mediterranee. È stata finalista di premi quali Basilio Cascella e Arteam Cup, vincitrice del Premio Speciale Save the Planet (EneganArt, Firenze) e del Premio editoriale Espoarte (2025). Ha esposto, tra gli altri, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Atene e Parigi, Museo Riso, Palazzo Bellomo, The Project Gallery di Atene, Museo dei Profughi di Salonicco, Palazzo Ciampoli, Espace Art et Liberté di Parigi e Museo Tornielli.

Dal 2024 è nella collezione della Pinacoteca del Museo Naturalistico Minà Palumbo e dal 2025 nella Pinacoteca Civica dell’Ente Mostra di Pittura di Marsala. Fa parte dell’Archivio SACS del Museo Riso.

Critici e testate come Artribune, La Repubblica, La Lettura, Le Quotidien de l’Art, AD Italia, La Stampa e TGR Rai3 hanno scritto di lei. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.

ESSENTIAL

Samantha Torrisi born in Catania in 1977.

She currently lives on the slopes of the Etna Mount, a place chosen by the artist to recreate the atmospheres of landscapes and experiences lived working immersed in nature.

 

The pictorial research of Samantha Torrisi stems from an interest in new media and in the dialogue between video, photography, and painting. In her recent works, she explores the relationship between nature and human intervention, environmental issues, and contemporary dynamics, creating rarefied visual narratives in which places become emotional, almost dreamlike spaces.

Trained at the Painting School of the Academy of Fine Arts in Catania, she has collaborated on various multidisciplinary projects involving graphic design, architecture, video, and publishing. In 2003 she presented her first solo show, Crossings, and over the years she has exhibited in numerous galleries and institutions in Italy and abroad. Her recent solo exhibitions include Dalle parti di me (2017), Dell’infinito il nulla (2019), the artist’s book Utopia del silenzio (2021), Se ogni giorno fossi lieve (2022), the two-person project After the human colonialism (2023), and Aura, her first solo exhibition in Madrid (2025).

She has taken part in international projects such as Etna Eternal Flame, in collaboration with the Monira Foundation and the Orestiadi Foundation, joining the permanent collection of the Museum of Mediterranean Wefts in 2024. She has been a finalist for awards including the Basilio Cascella Prize and Arteam Cup, and winner of the Special Save the Planet Prize (EneganArt, Florence) and the Espoarte Editorial Prize (2025). Her work has been exhibited at institutions including the Italian Cultural Institutes of Athens and Paris, Museo Riso, Palazzo Bellomo, The Project Gallery in Athens, the Museum of Refugees in Thessaloniki, Palazzo Ciampoli, Espace Art et Liberté in Paris, and Museo Tornielli.

Since 2024 her work has been part of the collection of the Minà Palumbo Naturalistic Museum’s Art Gallery and, since 2025, of the Civic Art Gallery of the City of Marsala. She is included in the SACS Archive at Museo Riso.

Her work has been featured in numerous publications and media outlets, including Artribune, La Repubblica, La Lettura, Le Quotidien de l’Art, AD Italia, La Stampa, and TGR Rai3. Her artworks are held in various public and private collections.

Painting as Place, 2025

TOGETHER

 

2025 Painting as Place, la pittura come luogo nel tempo, Roma Arte in Nuvola, stand Lo Magno artecontemporanea

2024 Niente da vedere, a cura di Valeria D’Amico e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea_Scicli

2023: After The Human Colonialism, a cura di Valeria D’Amico e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea_Modica

2022: 30×30 Group Exhibition, Lo Magno artecontemporanea festeggia i 30 anni di attività, a cura di Giuseppe Lo Magno e Valeria D’Amico.

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Giuseppe Vella, testo critico di Ivan Quaroni, organizzata dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, collabora Lo Magno artecontemporanea, Palazzo Ciampoli di Taormina.

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Tonino Cannata, testo critico di Paolo Nifosì, organizzata da Fondazione Teatro Garibaldi, diretto da Tonino Cannatacollabora Lo Magno artecontemporanea, Ex Convento del Carmine Modica (RG)

Etna Fragments

2024

olio su tela /oil on canvas

trittico, 35x25_cad

Annunciazione
2023
Olio su tela
120×100 cm

COLLEZIONE PRIVATA

Galleria Regionale di Palazzo Bellomo,
Museo Interdisciplinare di Siracusa
Messaggi. Antonello contemporanei
7 dicembre 2023 – 31 marzo 2024

Poesia

2024

olio su tela

cm 80×70

Woodland, 2022, oil on canvas, 60×50 cm

After The Human Colonialism

Lo Magno artecontemporanea

30/12/2023

29/02/2024

Luci nel buio 16 dicembre 2023

Palazzo Strozzi, Firenze

Premio Speciale SAVE THE PLANET

EneganArt

Finché non scomparve la paura, 2023, olio su tela, 50×60 cm
Collezione Enegan lucegas

Giuseppe Leone

 

 

 

Vive e lavora nella città natale. Ha iniziato a fotografare negli anni Cinquanta dedicandosi all’immagine della Sicilia. È interprete fantasioso e creativo di tutti gli aspetti della vita delle città siciliane. Oltre all’inesauribile patrimonio artistico e paesaggistico dell’isola si dedica a temi di costume e antropologici; nelle sue riprese si trovano il senso antico del Mediterraneo, ma anche le trasformazioni nella modernità. Molti scrittori siciliani – Bufalino, Sciascia, Consolo, Camilleri e ultimamente Mormorio e Nigro – hanno trovato nella sua fotografia sempre attenta, spesso ironica e guidata da un acuto senso dell’umorismo, la migliore illustrazione per le loro parole. Sono nati così numerosi volumi che indagano la vita siciliana dal barocco alle feste popolari. Ha esordito illustrando il volume di Antonino Uccello La civiltà del legno in Sicilia (Cavallotto, 1973). Da allora le sue fotografie hanno arricchito numerosi libri, cataloghi e riviste di editori italiani e stranieri. Tra le pubblicazioni più note: La Pietra vissuta con testi di Mario Giorgianni e Rosario Assunto (Sellerio, 1978); La Contea di Modica con testo di Leonardo Sciascia (Electa, 1983); L’Isola nuda con testo di Gesualdo Bufalino ( Bompiani, 1988); Il Barocco in Sicilia con testo di Vincenzo Consolo (Bompiani, 1991); Sicilia Teatro del mondo con testo di Vincenzo Consolo e Cesare De Seta (Nuova Eri, 1990); L’isola dei Siciliani con testo di Diego Mormorio (Peliti associati, 1995); Immaginario barocco con testi di Salvatore Silvano Nigro e André Chastel (Kalós, 2006); Un viaggio lungo mezzo secolo con testo di Antonino Buttitta (Kalós, 2008) Sicilia, L’isola del pensiero (Edizione Postcart 2015) ); Storia di un’amicizia (Edizione Postcart 2015), Sicilia un paese in posa (Plumelia Edizioni 2018); Pausa Pranzo (Plumelia Edizioni 2022). Oltre alle nuemrose mostre in Italia (Milano, Palermo, Roma) all’estero si organizzano sue personali a Madrid, New York e Stoccolma.

William Marc Zanghi

“Ho sempre dipinto luoghi, non intesi come ritrattistica di un paesaggio, ma come punto di attraversamento nel tempo, punto di partenza per tutto ciò che poteva accadere.

Sono luoghi pervasi da tracce, figure, animali, colori accentuati, linee multicolor, stratificazioni di dimensioni spaziali, un cortocircuito di immagini su un territorio. Uno stile di rappresentazione che ho fatto mio proprio come concezione estetica. Più che l’esportazione di un valore concettuale attraverso l’opera, la mia intenzione è l’affermazione di un’estetica che lega chi si approccia al mio lavoro, ad un’esperienza multidimensionale.”

 

EN

I have always painted places, not intended as portraiture of a landscape, but as a crossing point in time, a starting point for everything that possible to happen.

Places are pervaded by traces, figures, animals, accentuated colors, multicolored lines, stratifications of spatial dimensions, a short circuit of images on a territory.

A intimate and personal style of representation that I take as an aesthetic conception. More than the export of a conceptual value through the artwork, my intention is the affirmation of an aesthetic that links those who approach my work to a multidimensional experience.”

William Marc Zanghi

William Marc Zanghi (Kansas, Wichita, 1971)

Attualmente vive e lavora a Palermo.

 

William Marc Zanghi ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove si è laureato. Pittore e artista installativo, si distingue per uno stile unico e riconoscibile.
Le sue opere parlano di lui: figure esili abitano paesaggi onirici, deformati da un colore sovversivo che conferisce loro un aspetto artificiale, quasi chimico. Zanghi sostituisce la tradizionale pittura a olio o acrilica con l’uso esclusivo di vernici industriali, adottando una tecnica che dona alle sue opere una caratteristica patina lucida.
Le colature di colore stesse danno vita a fiumi, paludi e acquitrini che popolano le sue “visioni”, creando scenari in continua trasformazione.
Il suo lavoro, come un paesaggio da contemplare e attraversare, suggerisce la necessità di entrare in un mondo che si svela e si nasconde di continuo, quasi fosse una realtà parallela da esplorare in silenzio.
Zanghi rappresenta una delle espressioni più consapevoli e vivaci della pittura italiana contemporanea. Tra i momenti più significativi della sua carriera, spicca la partecipazione alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte – Padiglione Italia, nella sezione Accademie, curata da Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia.
Inoltre partecipa ad Arte Fiera Bologna (2023) rappresentato da Lo Magno artecontemporanea.
Nel 2024, inaugura la sua mostra personale Blind Spot di Vito Chiaramonte, presso Lo Magno artecontemporanea a Modica (Italia).
Nel 2025 partecipa insieme a Lo Magno artecontemporanea a Investec Cape Town Art Fair 12^edizione, Città del Capo, Sudafrica

William Marc Zanghi (Kansas, Wichita, 1971)

Currently lives and works in Palermo.

 

William Marc Zanghi studied painting at the Academy of Fine Arts in Palermo, where he graduated. A painter and installation artist, he is distinguished by a unique and recognizable style.
His works speak for him: slender figures inhabit dreamlike landscapes, distorted by a subversive use of color that gives them an artificial, almost chemical appearance. Zanghi replaces traditional oil or acrylic painting with the exclusive use of industrial paints, employing a technique that imparts a distinctive glossy patina to his works.
The very drips of color give rise to rivers, swamps, and marshes that populate his “visions,” creating ever-changing scenarios.
His work, like a landscape to be contemplated and traversed, suggests the need to enter a world that continuously reveals and conceals itself, as if it were a parallel reality to be explored in silence.
Zanghi is one of the most conscious and dynamic voices in contemporary Italian painting. Among the most significant moments of his career is his participation in the 54th International Art Exhibition – Italian Pavilion, in the Academies section, curated by Vittorio Sgarbi at the Venice Biennale.
He also participates in Arte Fiera Bologna (2023) represented by Lo Magno artecontemporanea.
In 2024, he opens his solo exhibition Blind Spot by Vito Chiaramonte, at Lo Magno artecontemporanea in Modica (Italy).
In 2025 he participates together with Lo Magno artecontemporanea in Investec Cape Town Art Fair 12th edition, Cape Town, South Africa

TOGETHER

 

2012: “Il Silenzio delle Nuvole”, la galleria Lo Magno festeggia 20 anni di attività con una mostra-evento
Quaranta circa gli artisti presenti, due vernissage – uno in primavera con gli artisti “storici” e l’altro in autunno con i “giovani” a cura di Antonio D’Amico, Lo Magno artecontemporanea – Modica (RG)

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Tonino Cannata, testo critico di Paolo Nifosì, organizzata da Fondazione Teatro Garibaldi, diretto da Tonino Cannatasponsor tecnico Lo Magno artecontemporanea, Ex Convento del Carmine Modica (RG)

2021: “Le Cento Sicilie – Il più ibrido dei continenti”, collettiva a cura di Diego Cavallaro e Giuseppe Vella, testo critico di Ivan Quaroni, organizzata dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, sponsor tecnico Lo Magno artecontemporanea, Palazzo Ciampoli di Taormina.

2022: 30×30 Group Exhibition, Lo Magno artecontemporanea festeggia i 30 anni di attività, a cura di Giuseppe Lo Magno e Valeria D’Amico.

2023: “By Sufacing” Group Exhibition: Giovanni Iudice, Emanuele Giuffrida, Rossana Taormina, William Marc Zanghi; 46° edizione di Arte Fiera Bologna 3-5 febbraio – Pad. 25 Stand A105 – Lo Magno artecontemporanea

2024: QUI SUD EST, group exhibition a cura di Gianluca Collica e Giuseppe Lo Magno, Bassi Beneventano-Studio fotografico Gianni Mania, Scicli.

2024: Blind Spot, solo exhibition a cura di Vito Chiaramonte, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

2025: Investec Cape Town Art Fair, 12^edizione, booth Lo Magno artecontemporanea, Città del Capo, Sudafrica.

Maps Serie,

2022

Vernici industriali su cemento

6x30x25 cm

William Marc Zanghi, Reperto contemporaneo 3, 2020,

vetroresina e vernici indsustriali, 30 x 30 cm (irregolare)

Last Artworks

Ways of Figurative Mood

Maps Series

Sculptures

ROSSANA TAORMINA

“Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo.I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, i miei ricordi mi tradiranno, l’oblio s’infiltrerà nella mia memoria, guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato”

Georges Perec, Specie di spazi, Bollati Boringhieri, Torino 2016 (ed. or. Espèces d’espaces, Editions Galilée, Paris 1974)

Rossana Taormina (Partanna, 1972)

Attualmente vive e lavora a Palermo.

Nata in un piccolo paese della Valle del Belìce, segnato dal terremoto del 1968, cresce in un contesto di continua ri-progettazione urbana, assistendo a profondi cambiamenti del paesaggio. Questa esperienza segna la sua sensibilità e identità, portandola a sviluppare un forte interesse per la memoria e per gli strumenti che ne garantiscono la continuità.

Diplomata in Belle Arti, dal 2011 si dedica esclusivamente alla ricerca artistica. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, oltre a importanti fiere d’arte, tra cui Roma Arte in Nuvola (2024), Arte Fiera Bologna (2021, 2022, 2023) e SWAB Barcelona Contemporary Art Fair (2019). Nel 2023 è tra gli artisti invitati alla IV edizione del Gibellina Photoroad – Open Air & Site-Specific Festival.

Nel 2025 presenta una mostra personale Il posto più bello del Mondo a cura di Enzo Fiammetta presso la Fondazione Orestiadi a Gibellina (TP) e partecipa nello stand Lo Magno artecontemporanea a Investec Cape Town Art Fair 12^edizione, Città del Capo, Sudafrica.

Attualmente, il suo lavoro è presente nella mostra Pinakothek’a, curata da S. Troisi e A. Pinto, presso la Fondazione Sant’Elia.

Rossana Taormina (Partanna, 1972) currently lives and works in Palermo.

Born in a small town in the Belìce Valley, deeply affected by the 1968 earthquake, she grew up in a landscape undergoing continuous urban redevelopment, witnessing radical transformations in her surroundings. This experience shaped her sensitivity and identity, leading her to develop a profound interest in memory and the tools that ensure its continuity.

After earning a degree in Fine Arts, she has dedicated herself exclusively to artistic research since 2011. Her work has been featured in numerous exhibitions in Italy and abroad, as well as in major art fairs, including Roma Arte in Nuvola (2024), Arte Fiera Bologna (2021, 2022, 2023), and SWAB Barcelona Contemporary Art Fair (2019). In 2023, she was among the invited artists at the IV edition of Gibellina Photoroad – Open Air & Site-Specific Festival.

In 2025 she presented a solo show Il posto più bello del Mondo curated by Enzo Fiammetta at Fondazione Orestiadi in Gibellina, Italy. Also she was among the artists represented by Lo Magno artecontemporanea at Investec Cape Town Art Fair 12th edition, Cape Town, South Africa

Currently, her work is part of the exhibition Pinakothek’a, curated by S. Troisi and A. Pinto, at Fondazione Sant’Elia.

Mia Photo Fair 2025

Il posto più bello del mondo _Fondazione Orestiadi 2025

 

TOGETHER

 

2020: Showcase Exhibition, virtual exhibition lomagnoartecontemporanea.it, curata da Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

2021: Playlist – Visioni trasversali sull’arte” virtual exhibition Artefiera.it , ArteFiera Bologna

2021: Showcase Exhibition/2, virtual exhibition curata da Aldo Premoli e Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG)

2021: Encantadora, installazione Site Specific dedicata all’attrice teatrale Tina Di Lorenzo, a cura di Aldo Premoli, organizzata da Associazione MSE, collaborazione di Lo Magno artcontemporanea, Teatro Tina Di Lorenzo – Noto (SR)

2021: Futuro remoto, solo show, curated by Giuseppe Lo Magno and Rischa Paterlini, Lo Magno artecontemporanea Modica (RG)

2022: Tempo Incolume, Rossana Taormina solo show, 45° ArteFiera Bologna, Padiglione 15 stand F19, Lo Magno artecontemporanea

2023: By Surfacing, Group Exhibition, 46° edizione di Arte Fiera Bologna 3-5 febbraio – Pad. 25 Stand A105 – Lo Magno artecontemporanea

2024: NIENTE DA VEDERE, group exhibition a cura di Lo Magno artecontemporanea, Bassi Beneventano, Scicli (RG).

2024: QUI SUD EST, group exhibition a cura di Gianluca Collica e Giuseppe Lo Magno, Bassi Beneventano-Studio fotografico Gianni Mania, Scicli (RG)

2024: Roma arte in nuvola, represented by Lo Magno artecontemporanea, La Nuvola, Roma.

2025: Investec Cape Town Art Fair, 12^edizione, booth Lo Magno artecontemporanea, Città del Capo, Sudafrica.

Ruins 1
2018
ruggine su pezzuola tessuta a telaio
60×57 cm

Rossana Taormina,

Ruins 2, 2018
ruggine su pezzuola tessuta
a telaio e negativi
60×57 cm

Rossana Taormina, Landscape, 2020

ricamo a mano e acrilico su tarlatana trattata

51×79 cm irregolare

Rossana Taormina Landscape 2022, vecchi trasferelli su osso, 9 x 14 x 2 (irregolare)

Objet Trovué _ #FoundedPhotos

Objet Trovué _ #FlightSeries

Objet Trovué _ #DerivaSeries

Painting

Frottage 

ArteFiera Booth 2022

IGNAZIO CUSIMANO SCHIFANO

Serie I miei giardini, 2025, olio e inerti su cartone e strappi di tele, cm 161 x 80 (irregular)
Ignazio Cusimano Schifano's Studio_2024

Ignazio Cusimano Schifano (Palermo, 1976)

Attualmente vive e lavora a Palermo.

La formazione di Ignazio Cusimano Schifano è legata al mondo del restauro e dell’antiquariato, con un’esperienza ventennale in questo campo. Forma il suo stile prima nella sua città natale, Palermo, e poi a Londra, città che gli regala uno spirito dai tratti noir.

La sua sensibilità artistica è frutto di uno scontro tra il calore siciliano e il freddo fumo di Londra. I paesaggi siciliani sposano le filiformi figure che ci riconducono al circo e agli acrobati. Fiumi di personaggi si affollano nelle sue opere, ognuno manifestando il suo doppio, le sue gioie e le sue angosce, una trasposizione della condizione umana nella sua onnipotenza e caducità.

Schifano non rinuncia alla tecnica figurativa, anzi ne fa la sua chiave di lettura pittorica, attraverso un’interpretazione libera e poco accademica che conferisce alle sue opere colori con infinite cromature, figure esili e sottili, cappelli, giostre.

Partecipa a diverse esposizioni in Italia e all’estero. Esperienza prestigiosa è la residenza artistica del 2022 presso il Museo Trame Mediterranee – Fondazione Orestiadi di Gibellina. È l’inizio di un vero e proprio movimento interiore che si tradurrà in intensi esiti artistici e che, nel 2023, lo porterà negli spazi di Palazzo Beneventano per Lo Magno artecontemporanea, con la personale About Flowers, ripartendo dai fiori, dalla bellezza, dalla disillusione materialistica dell’esistenza.

Nel 2024 consolida la collaborazione con Lo Magno prendendo parte alla Fiera d’Arte “Roma Arte in Nuvola” rappresentata dalla Galleria presso il Centro Congressi inaugurato dall’opera architettonica La Nuvola di Massimiliano Fuksas.

Nel 2025 partecipa nello stand Lo Magno artecontemporanea a Investec Cape Town Art Fair 12^edizione, Città del Capo, Sudafrica

Ignazio Cusimano Schifano (Palermo, 1976)

Currently lives and works in Palermo.

Ignazio Cusimano Schifano’s training is linked to the world of restoration and antiques, with a twenty-year experience in this field. He formed his style first in his hometown, Palermo, and then in London, the city which gave him a spirit of noir lines.

His artistic sensibility is the result of a clash between the Sicilian heat and the cold smoke of London. Sicilian landscapes marry the threadlike figures that lead us back to circus and acrobats. Rivers of characters crowd into his works, each manifesting his double, his joys and his anguish, a transposition of the human condition in its omnipotence and transience.

 

Schifano does not renounce to the figurative technique, he rather makes it his pictorial interpretation key, through a free and not very academic interpretation that gives his works colours with infinite chrome plating, slender and thin figures, hats, merry-go-rounds.

He participated in various exhibitions in Italy and abroad.. A prestigious experience was the artistic residency of 2022 at the Museo Trame Mediterranee – Fondazione Orestiadi in Gibellina. This marked the beginning of a genuine inner movement which will translate into intense artistic results and which, in 2023, will bring him to the spaces of Palazzo Beneventano for Lo Magno artecontemporanea, with a solo show About Flowers, starting again from flowers, from beauty, from the materialistic disillusionment of existence.

In 2024 he consolidated the collaboration with Lo Magno by taking part in the Art Fair “Roma Arte in Nuvola” represented by the Gallery at the Congress Center inaugurated by Massimiliano Fuksas’ architectural work La Nuvola.

In 2025 he participated in the Lo Magno artecontemporanea booth at Investec Cape Town Art Fair 12th edition, Cape Town, South Africa

 

TOGETHER

2020: Showcase Exhibition 1, group exhibition, curated by Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea (Modica)

2021: Showcase Exhibition/2, group exhibition, curated by Aldo Premoli and Giuseppe Lo Magno, Lo Magno artecontemporanea (Modica)

2021: Le cento Sicilie – il più ibrido dei contintenti, group show, Palazzo Ciampoli di Taormina curated by Diego Cavallaro and Giuseppe Vella

2021: Le cento Sicilie il più ibrido dei contintenti, group show, Palazzo Ciampoli di Taormina curated by Diego Cavallaro and Tonino Cannata

2022: 30×30 Group Exhibition, a cura di Giuseppe Lo Magno e Valeria D’Amico, Lo Magno artecontemporanea, Modica (RG);

2022: Acque chiare/Acque scure a cura di Aldo Premoli, Museo Civico di Milano, a cura di aldo Premoli

2023: About Flowers, Ignazio Cusimano Schifano solo show, Lo Magno artecontempoanea_Bassi Beneventano, Palazzo Beneventano-Scicli (RG)

2023: Flora Fauna e Cemento, Museo civico di Noto,a cura di Aldo Premoli;

2023: Fiat Lux, Museo Diocesano di Noto,a cura di Aldo Premoli;

2023: About Flowers, 18° edizione ArtVerona, 13-15 ottobre 2023, two-person show curated by Lo Magno artecontemporanea, critical text by Serena Ribaudo.

2024: NIENTE DA VEDERE, group exhibition a cura di Lo Magno artecontemporanea, Bassi Beneventano, Scicli (RG).

2024: QUI SUD EST, group exhibition a cura di Gianluca Collica e Giuseppe Lo Magno, Bassi Beneventano-Studio fotografico Gianni Mania, Scicli (RG).

2024: Roma arte in nuvola, represented by Lo Magno artecontemporanea, La Nuvola, Roma.

2025: Investec Cape Town Art Fair, 12^edizione, booth Lo Magno artecontemporanea, Città del Capo, Sudafrica.

 

ABOUT

  • WAAG, we are all greeks, 1821-2021, Serradifalco editore
  • Le cento sicilie il più ibrido dei continenti,
  • Journal of Italian translation, Editor luigi Bonafini
  • Oltre la tela, Conversazioni sulla pittura, Mondo nuovo edizioni
  • Dentro il cerchio, Glifo edizioni

IT

Il colore può essere succoso, umido, si aggroviglia, può avere delle sprezzature, si dibatte. Altre volte è argilloso, calcinato, polveroso, docile, ha la qualità dello scialbo o di un alito, si sfà tenero. Una dialettica di modi che non sfocia nella contraddizione ma che diviene un’intima e necessaria sintesi di verità esperienziali. Ignazio ricompone coi multiformi strumenti offertigli dalla pittura la sua visione interiore e poetica in tutta la ricchezza delle sue parvenze sensibili. Una gestualità automatica, espressiva si compenetra con una dolcezza d’opera antica, con una finezza da Callot, con una grazia viva.

Serena Ribaudo

EN

The color can be juicy, moist, tangled, can have sprezzaturas, flounders. Other times it is clayey, calcined, dusty, obedient, has the quality of being bland or breathless, and becomes soft. A dialectic of ways that does not lead to contradiction but becomes an intimate and necessary synthesis of experiential truths. Ignazio recomposes his interior and poetic vision with the multifaceted tools offered to him by painting. He gets to show all the richness of its sensitive appearances. An automatic, expressive gesture is permeated with the sweetness of an ancient opera.

Serena Ribaudo

Ignazio Cusimano Schifano, 2023, olio e vetro su carta, 80 x 68 cm

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