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Nanni Licitra

Nanni Licitra, Materiale residuo serigrafia su plastica di serre abbandonate /serigraphy on leftover greenhouse plastic

printed by Alessandro Iudica

Nanni Licitra

Nasce a Vittoria nel 1988, dove attualmente vive e lavora.

Nel 2008 avvia la sua ricerca fotografica, scegliendo fin dall’inizio di operare esclusivamente in analogico. Nel lavoro di Licitra lo sguardo non interviene, non dialoga. La macchina fotografica assume una posizione quasi invisibile, lasciando che le situazioni si manifestino autonomamente. L’assenza di relazione diretta con il soggetto produce immagini in cui la distanza diventa tecnica: ciò che viene osservato non è mai coinvolto, ma esiste in una condizione di sospensione, come se la scena sopravvivesse allo sguardo stesso.

Il suo lavoro si concentra sulle periferie urbane, con una particolare attenzione ai “non-luoghi” e alla società che li abita, un’indagine fotografica quasi antropologica. Attratto dagli estremismi, costruisce così immagini che si configurano come riflessioni in cui soggetti e oggetti si decontestualizzano dall’esperienza del quotidiano, assumendo una dimensione sospesa e simbolica.

Con la serie “Hell End in Hell”, è vincitore del Ragusa Foto Festival nel 2021 e del One Grant di Liquida Photofestival di Torino nel 2024. Nel 2025 inaugura Materiale residuo, personale presso Lo Magno artecontemporanea e anteprima della presentazione al Mia Photo Fair di Milano 2026.

Nanni Licitra

Born in Vittoria in 1988.
Currently lives and works in Vittoria.

In 2008 he began his photographic research, choosing from the outset to work exclusively in analogic way. In Licitra’s practice, the gaze does not intervene or engage in dialogue. The camera assumes an almost invisible position, allowing situations to manifest autonomously. The absence of a direct relationship with the subject produces images in which distance becomes a technique: what is observed is never involved, but exists in a state of suspension, as if the scene were to survive the gaze itself.

His work focuses on urban peripheries, with particular attention to “non-places” and the societies that inhabit them, resulting in an almost anthropological photographic investigation. Drawn to extremities, he constructs images that function as reflections in which subjects and objects are decontextualized from everyday experience, assuming a suspended and symbolic dimension.

With the series Hell End in Hell, he won the Ragusa Foto Festival in 2021 and the One Grant at Liquida Photofestival in Turin in 2024. In 2025 he inaugurated Materiale residuo, a solo exhibition at Lo Magno Artecontemporanea, as a preview of its presentation at MIA Photo Fair Milan 2026.

Nanni Licitra, Hell End in Hell Serie, Downtown Las Vegas 1, Yashica T5 + Kodak Trix 400, 120x110cm

Serie I ricordi dei morti servono loro per un altra vita, Nikon Fm + pellicola Ilford HP5

Serie Hell End in Hell, Yashica T4, pellicola Kodak Trix 400

Serie Hell End in Hell, Yashica T4, pellicola Kodak Trix 400

Nell’eterogeneità di queste immagini è possibile rintracciare un metodo, o almeno un’intenzione: la costante di un indugio sulle cose in un rito di devozione alla realtà. Uno sguardo libero da categorie, generi e temi, che cataloga istanti in cui l’ambiente intorno a lui si manifesta nelle sue forme più effimere e particolari. E’ una pratica connessa alle radici, al ripetersi di viaggi e spostamenti quotidiani, ma al contempo svincolata dalla permanenza in luoghi o itinerari consueti. Nanni è equipaggiato, per dirla con Hendke, di quella fedeltà a «certe piccole cose che ci accompagnano in tutti i traslochi», che lo rende capace di raccontare con estrema precisione uno stato d’animo, un odore, un luogo, un suono senza la necessità di una cornice narrativa lineare.
Mi torna in mente quel giovane Ghirri che affannato si parò davanti al commesso e gli chiese come avrebbe potuto vedere solo ciò che voleva, una sola cosa per volta, per trovare ordine, farsi spazio nel mondo e ritrovare la strada di casa, perchè si era perso tra le stelle e le galassie. Il commesso sorridendogli gli mostrò una macchina fotografica e gli disse: ”E’ meglio di una bussola, con questa macchina potrai cancellare tutto il superfluo e lasciare solo il necessario”. E’ in quel groviglio, accelerato e confuso, che Nanni ci lascia le briciole di un cammino in cui l’universo ritorna a nostra misura.

 

Vittoria Cafarella

In the heterogeneity of these images, one can trace a method – or at least an intention: a consistent lingering on things, as though in a ritual of devotion to reality.
It is a gaze unbound by categories, genres, or themes, cataloguing fleeting moments in which the world around him reveals itself in its most ephemeral and particular forms. His is a practice rooted in repetition – daily journeys and movements – but at the same time detached from any fixed place or familiar route.
Nanni is equipped, to borrow Handke’s words, with that fidelity to “certain small things that accompany us through every move,” which allows him to portray a mood, a scent, a place, or a sound with remarkable precision – without relying on a linear narrative framework.

I am reminded of a young Ghirri, breathless, who once stood before a shop clerk and asked how he might learn to see only what he wanted – just one thing at a time – so he could find order, make space for himself in the world, and rediscover the road home, having lost himself among stars and galaxies. The clerk, smiling, showed him a camera and said: “It’s better than a compass – this machine will let you erase all that is superfluous and keep only what is essential.” It is in that tangled, accelerated, and chaotic space that Nanni leaves us the breadcrumbs of a path where the universe, once again, returns to a human scale.

 

Vittoria Cafarella

Krizia Galfo

Smoothy
2024
olio su lino, D 50cm

Qualcuno è genitore, tutti sono figli.

La relazione genetica tra gli esseri umani è un mistero profondo.
Il DNA è un equilibrio perfetto tra scienza e istinto, è la somma di due vite, di due frasi già scritte che una volta mescolate formano un concetto nuovo: i figli sono l’anagramma dei genitori. Tutto questo si chiama eredità, è quella smorfia identica alla tua in una vecchissima foto di famiglia.
Da quando esiste la coscienza, ogni persona ha cercato di sciogliere la contraddizione di essere unico, ma frutto di qualcun altro.
Venire al mondo non è una libera scelta, ed è questo il vero peccato originale dal quale cerchiamo di affrancarci per tutta la vita. La nascita, è naturale conseguenza di un ciclo perpetuo, come un’onda creata e sospinta da altre onde: possono essere equatoriali e calde, oppure gelide e oceaniche, come nelle opere di Krizia Galfo.
Sono anime sospese quelle di Krizia, immerse in una struttura narrativa cinematografiche.
I suoi lavori sono frame, il cinema è un’artificio che può essere più vero del vero, Krizia lo sa e ne utilizza i Close-up e la fotografia, i soggetti sfuggono ai bordi della tela come una scena stoppata un secondo troppo tardi. L’atmosfera è nitida al limite della perfezione, le tonalità del rosa e del celeste si alternano con rigore marziale, creando una palette infantile con il retrogusto aspro del distacco. Nella pittura algida di Krizia con ci sono appigli per distrarsi e scrollare via dagli occhi un lieve malessere, ogni pennellata è pensata per non essere percepita e fondersi con la tela stessa.
Nelle opere il punto di vista principale è quello del figlio, il genitore è l’attore non protagonista. I volti e le mani sono paonazzi, come se per anni avessero atteso invano l’arrivo di una fiammella per scaldarsi, o della domanda giusta.
Le relazioni che descrive Krizia sono gocce d’acqua che cadono lente le une sulle altre, da nutrimento primario si trasformano in stalattiti appuntite, capaci di ferire.
Le pieghe morbide degli abiti sono l’unico elemento d’involontaria intimità e punto di contatto tra due corpi lontanissimi, sono le onde alte e fredde dell’oceano, piene di struggente compassione.
Una matassa di conflitti irrisolti è incagliata fra le corde vocali, l’assenza di suono è la condizione permanente di ogni opera.

 

Tratto da: “We Need to Talk” a cura di Eleonora Aloise_2023

Krizia Galfo
Nasce a Ragusa nel 1987.
Attualmente vive e lavora a Roma.

La formazione artistica di Krizia Galfo ha subito l’influenza di tre diverse città e percorsi: a Catania si laurea in lettere moderne; a Londra si avvicina alla pittura attraverso corsi brevi presso il Chelsea College of Arts; a Roma, invece, affina la tecnica frequentando workshop di pittori nazionali e internazionali, arricchendo così il suo percorso da autodidatta.
La pittura, il cinema, la piega. Nel lavoro di Krizia Galfo questi tre elementi accompagnano lo spettatore in una dimensione altra, sospesa in un’atmosfera congelata.
Attraverso l’utilizzo della fotografia e dei close-up cinematografici, indaga le dinamiche interiori e i conflitti irrisolti, amplificandone tensioni e sommovimenti. Il ritratto ad olio è solo un pretesto: la tecnica diventa tema, il controllo diventa necessità.
Emotività e rigidità si nascondono nelle pieghe e nelle pennellate di cui non rimane traccia.
I rosa trascinano il fruitore nella bolla dell’infanzia con il freddo distacco di un adulto disincanto.

Tra le mostre più recenti: Nella pittura. Roma capitolo I, a cura di Massimo Mininni e Davide Sarchioni, lI Frantoio, Capabio, 2023; L’impresa e l’Opera, una mostra di Ombrelloni Art Space a cura di Alice Falsaperla, Galleria La Nuvola, Roma, 2023; Le stelle di San Lorenzo, a cura di Valentina Ciarallo, Galleria Gilda Lavia, Roma, 2023; Amici o pittori – un progetto di Marco Emmanuele, Fondazione Pastificio Cerere, Roma, 2023; Vuoto, Struttura, Roma, 2023; We need to talk, mostra personale con testo di Eleonora Aloise, Curva Pura, Roma, 2023; Pittura Emergente Oggi – A New Generation, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, 21 Gallery, Villorba (TV), 2022; Salon in Sabina. An invitation/an introduction, a cura di Shaun McDowell, Demoni Danzanti, Torri in Sabina (RI), 2022; Visage, Nero Gallery, Roma, 2022; The Milky way – VERA, a cura di Damiana Leoni, Galleria Alessandra Bonomo, Roma, 2022; Unconventional still life, NP ArtLab, Padova, 2022; Materia Nova. Roma ultime generazioni a confronto, a cura di Massimo Mininni, Galleria d’Arte Moderna, Roma, 2021.